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Ordinanza del Tribunale di Napoli del 19 marzo 2026/ Cassazione penale, sezione VI, 15/07/2026, n. 34433 IL CASO E LA DECISIONE Un membro del Consiglio regionale della Campania, Presidente della Commissione ambiente, energia e protezione civile, viene attinto dalla misura del divieto di dimora per avere messo, nell'ipotesi accusatoria, la propria posizione istituzionale al servizio di una società privata. Il fine ultimo della condotta a lui contestata sarebbe stato quello di rimuovere gli ostacoli amministrativi che impedivano l'erogazione di un finanziamento pubblico destinato alla realizzazione di un impianto produttivo, e il raggiungimento di tale obiettivo sarebbe stato realizzato dall'indagato esercitando dapprima pressioni sulla dirigente responsabile per evitare la valutazione di incidenza ambientale (Vinca), e successivamente ideando un diverso percorso amministrativo, volto a sottrarre la pratica alla competenza dell'ufficio regionale, mediante promozione di una convenzione tra il Comune dove insisteva l'impianto produttivo in questione, e il Comune già delegato in materia e dotato a sua volta di apposita commissione ambientale per la Vinca. L'indagato, infine, influenzando i soggetti comunali così coinvolti, aveva consentito al privato di stipulare l'agognato contratto di finanziamento, con contestuale ammissione al contributo riservato a tale tipo di iniziative. Quale ricompensa per tale intensa attività di "intermediazione", l'indagato avrebbe accettato dal presidente e dal socio della società privata beneficiaria del suo intervento il pagamento del noleggio di uno yacht per sé, per i suoi familiari e per altri accompagnatori. Il Tribunale di Napoli, in funzione di riesame, aveva confermato l'ordinanza applicativa di misure cautelari disposta dal GIP, ritenendo sussistente il fumus di colpevolezza, tra gli altri, del reato di corruzione per l'esercizio delle proprie funzioni e dei propri poteri . La Corte di Cassazioneha prima fatto un interessante excursus sull' inutilizzabilità delle chat rinvenute nei p.c. illegittimamente sequestrati, sostenendo che tale inutilizzabilità discende pacificamente e automaticamente dal vizio a monte che ha portato gli investigatoria conoscenza delle chat, senza necessità di operare alcuna prova di resistenza, in sede di riesame cautelare, sulla rilevanza del mezzo di prova, prova di resistenza che va invece riferita alla diversa materia del ricorso in cassazione; successivamente, ha delineato due possibili segmenti della condotta dell'indagato, di cui sicuramente il primo sarebbe riconducibile, sempre in tema di astratta valutazione, ad un episodio di vera e propria corruzione. In particolare, i Giudici di legittimità hanno evidenziato il forte potere di influenza che l'indagato ha posto in essere in qualità di Presidente della Commissione ambiente sull'Ufficio competente al disbrigo della pratica avviata dal privato, addirittura predisponendo una nota/documento - ribattezzata " nota delle mozzarelle " - per convincere ad operare in una determinata direzione l'assessorato regionale. Si è trattato di un'interferenza irrituale, finalizzata ad ottenere una rivalutazione dei precedenti pareri negativi, nel tentativo di consentire al privato di superare gli ostacoli amministrativi senza attivare la regolare procedura di screening ambientale. La Cassazione ha invece sollevato dubbi – non tali però da scalfire la legittimità della misura cautelare disposta a carico dell’indagato – sull’inquadramento penalistico della seconda parte della sua condotta, ritenendo necessario verificare, in sede di vaglio dibattimentale, se l’agente abbia utilizzato, anche attraverso comportamenti materiali, poteri e prerogative riconducibili alla propria funzione pubblica, ovvero se, una volta esaurita la sfera dei poteri propri, abbia fatto valere esclusivamente la propria autorevolezza e capacità di influenza nei confronti dei pubblici ufficiali chiamati ad assumere la decisione; nel secondo caso, la condotta avrebbe dovuto essere valutata alla luce del diverso paradigma del traffico di influenze illecite . CORRUZIONE E TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE La corruzione si configura come un contratto sinallagmatico a causa illecita tra corrotto e corruttore, avente ad oggetto la messa a disposizione della funzione o dei poteri del pubblico ufficiale in cambio di denaro o altra utilità. Il reato si perfeziona con l'accordo ovvero con la ricezione dell'utilità e, trattandosi di reato di pericolo , non richiede che si sia concretamente verificato uno sviamento della funzione amministrativa. È, pertanto, necessario che sia provata l'esistenza di un accordo di scambio , nel quale la prestazione del pubblico ufficiale - consistente nel compimento di specifici atti ovvero nella stabile messa a disposizione della funzione - trovi la propria causa nella dazione o promessa indebita. In tal senso, è stato chiarito che anche lo stabile asservimento del pubblico ufficiale agli interessi personali di terzi è riconducibile all' art. 318 cod. pen. , salvo che la messa a disposizione della funzione sia finalizzata (anche) al compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio. Nella pratica, la prova diretta dell'accordo è spesso difficilmente acquisibile e deve essere ricostruita attraverso elementi indiziari. Occorre, in ogni caso, individuare con precisione la prestazione del pubblico ufficiale e, soprattutto, verificare l'esistenza del nesso funzionale tra prestazione e controprestazione . In tale prospettiva, perde rilievo la distinzione, propria della disciplina anteriore alla riforma del 2012, tra corruzione impropria antecedente e susseguente. Nella vigente formulazione delle norme, è irrilevante che la prestazione sia avvenuta dopo, contestualmente o prima di quella del corruttore, poiché ciò che conta è l'esistenza di un nesso sinallagmatico tra di esse, tale che l'una trovi la propria causa nell'altra. Sarà, poi, questione di accertamento nel caso concreto distinguere l'ipotesi in cui la successiva attribuzione dell'utilità costituisca esecuzione di un accordo, anche intervenuto dopo il compimento dell'attività del pubblico ufficiale, con il quale il privato faccia propria e remuneri l'attività già svolta in suo favore, da quella in cui l'attribuzione assuma i caratteri di una mera liberalità o di una "donazione remuneratoria", rispetto alla quale l'attività del pubblico ufficiale rappresenti soltanto l'occasione dell'elargizione e non la sua causa in senso proprio. Sotto questo profilo, e con le necessarie cautele derivanti dalla diversità degli istituti, può richiamarsi analogicamente lo schema civilistico della negotiorum gestio : così come nella gestione di affari altrui un'attività può essere intrapresa spontaneamente nell'interesse di un soggetto ed essere da questi successivamente fatta propria o ratificata, anche nell'ambito corruttivo l'attività del pubblico ufficiale può precedere temporalmente l'accordo con il privato. Ciò che rileva, tuttavia, è che la successiva attribuzione dell'utilità non si risolva nel mero riconoscimento di un vantaggio ricevuto, ma assuma il significato di controprestazione dell'attività già svolta, venendo così a instaurare ex post quel collegamento sinallagmatico che consente di qualificare l'elargizione come corrispettivo e non come mera liberalità. Tra gli elementi maggiormente significativi ai fini della ricostruzione indiziaria dell’avvenuta condotta criminosa assumono rilievo l'entità dell'utilità corrisposta, la sua eventuale sproporzione rispetto a una mera manifestazione di riconoscenza e, più in generale, il rapporto di proporzione tra il valore della prestazione del pubblico ufficiale e quello della controprestazione del privato. Quanto più l'attribuzione presenti consistenza economica e risulti commisurata al vantaggio procurato dall'attività del pubblico agente, tanto più essa può costituire indice della natura corrispettiva dell'elargizione e, dunque, dell'esistenza di un rapporto sinallagmatico; viceversa, la modestia dell'utilità e la sua non correlazione al vantaggio conseguito possono deporre nel senso di una mera liberalità remuneratoria. Tali elementi, tuttavia, non assumono valore decisivo se considerati isolatamente, dovendo essere apprezzati nel complessivo contesto della vicenda. Rilevano, pertanto, anche la natura e l'intensità dei rapporti pregressi tra le parti, la prossimità temporale tra l'attività del pubblico ufficiale e l'attribuzione dell'utilità, le modalità concrete dell'elargizione, l'eventuale riservatezza o anomalia della dazione e, più in generale, ogni circostanza idonea a chiarire se l'utilità costituisca il corrispettivo dell'attività svolta ovvero una mera manifestazione di riconoscenza. L'accertamento deve, quindi, investire non soltanto il valore economico delle reciproche prestazioni, ma soprattutto il significato causale che l'attribuzione assume nella concreta relazione tra le parti. Nello specifico, l'art. 318 cod. pen. punisce il pubblico ufficiale che, " per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri ", indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa, anticipando la soglia di tutela della pubblica amministrazione e colpendo già l'asservimento della funzione agli interessi del privato, prima ancora che tale disponibilità si traduca nel compimento di uno specifico atto. L'oggetto dell'intesa può, pertanto, essere costituito dalla stessa disponibilità del pubblico ufficiale a orientare l'esercizio futuro della funzione alla cura degli interessi del privato, senza che questi siano necessariamente individuati attraverso il riferimento a un determinato atto. La norma colpisce, in tal modo, l'accordo programmatico mediante il quale il pubblico funzionario si pone a disposizione del privato, prevenendo l'evenienza che tale asservimento possa successivamente tradursi nella concreta deviazione dell'azione amministrativa mediante il compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio (punita più severamente dal successivo art. 319 cod. pen. ). Ne deriva che l'art. 318 cod. pen. tutela, già nella fase di esposizione a pericolo, il principio di imparzialità e il corretto esercizio della funzione pubblica , vietando al pubblico ufficiale di ricevere utilità in ragione della funzione esercitata e, specularmente, al privato di corrisponderle quale corrispettivo della disponibilità del funzionario. Il riferimento all'esercizio dei "poteri" connessi al ruolo amplia il perimetro della condotta punibile oltre quanto strettamente riferibile allo svolgimento delle proprie attività istituzionali e consente di sanzionare la corruzione finalizzata a incidere su attività non di stretta competenza del singolo pubblico ufficiale , quando egli possa avere una concreta influenza proprio in ragione del ruolo rivestito nella Amministrazione di appartenenza. Dunque, l'atto oggetto del mercimonio deve rientrare o nella sfera di competenza o, comunque, nella sfera di influenza dell'ufficio cui appartiene il soggetto corrotto, di modo che, in relazione ad esso, egli possa esercitare una qualche forma di ingerenza, sia pur di mero fatto, come l'intervento per convincere un collega, abusando della fiducia insita nei rapporti di ufficio. Ne discende che, ai fini della configurabilità del reato di corruzione, non è determinante che l'atto compiuto o da compiere sia ricompreso nell'ambito delle specifiche mansioni del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, ma è necessario e sufficiente che si tratti di un atto rientrante nelle competenze dell'ufficio cui il soggetto appartiene e in relazione al quale egli eserciti, o possa esercitare, una qualche forma di ingerenza, sia pure di mero fatto. Diversamente, nel reato di traffico di influenze illecite di cui all'art. 346-bis cod. pen. l'agente, che ben può essere un pubblico ufficiale, vende la sua possibile influenza sul pubblico ufficiale che ha competenza rispetto all'attività di interesse. Il reato sussiste quando il funzionario che agisce non è consapevole del mercimonio del suo ufficio fatto da altri, poiché, in caso contrario, si realizzerebbe la diversa ipotesi di concorso nel delitto di corruzione . E infatti è essenziale che non si sia realizzata, nemmeno a livello di tentativo, la corruzione e ciò sia perché l'articolo 346-bis citato contiene una clausola esplicita di riserva sia perché la stessa definizione della condotta di traffico di influenze esclude che una qualsiasi parte del prezzo possa essere destinata al pubblico ufficiale. Il problema di distinguere le due fattispecie si pone con particolare evidenza quando il pubblico ufficiale si attivi presso soggetti terzi che conservano la competenza formale sulla decisione : in questi casi occorre stabilire se egli intervenga esercitando, anche informalmente, una potestà o una prerogativa riconducibile al proprio ufficio, ovvero se si limiti a far valere la propria posizione e la propria personale capacità di persuasione. In altri termini, non è sufficiente accertare che il soggetto abbia "venduto" la propria capacità di incidere sulla decisione altrui, ma occorre stabilire se ciò che egli ha posto a disposizione del privato sia stato il potere funzionale proprio dell'ufficio oppure la sola influenza personale derivante dalla posizione rivestita. Occorre, cioè, verificare se l'intervento promesso o realizzato costituisca espressione, diretta o indiretta, dei poteri o delle prerogative dell'ufficio, oppure se la carica costituisca soltanto il presupposto fattuale della capacità del soggetto di esercitare influenza su altri pubblici ufficiali. Nel primo caso, il mercimonio investe la funzione pubblica e può integrare la corruzione; nel secondo, viene invece in rilievo la messa a disposizione di una capacità di influenza estranea alla sfera funzionale propria dell'agente , che può, eventualmente, assumere rilievo nell'ambito della diversa fattispecie di cui all'art. 346-bis cod. pen.. Resta pertanto da stabilire, nel caso della condotta tenuta dal componente del Consiglio regionale esaminata dell'ordinanza della Cassazione, se costui abbia esercitato, anche informalmente, una potestà o una prerogativa riconducibile al proprio ufficio, allorché ha provveduto ad influenzare i soggetti comunali competenti ad adottare in autonomia il provvedimento finale.

in tema di accesso (decisioni di oscuramento): - Cons. Stato V 21.5.26 n. 4090, pres. Carginella, est. Molinaro (Urban. e appalti 4/2026, 463 T): 1. Il termine per l’impugnazione delle decisioni di oscuramento, di cui all’art. 36, comma 3, DLg 36/2023, decorre dal giorno dell’effettiva conoscenza del contenuto dispositivo dell’atto, non potendosi imporre l’onere manifestamente eccessivo di articolare un ricorso al buio, incompatibile con l’effettività della tutela giurisdizionale, garantita a livello costituzionale e sovranazionale (nel caso di specie, dal momento della pubblicazione della documentazione sulla piattaforma utilizzata, differita ex art. 36, comma 5, DLg 36/2023, vista l’inidoneità della comunicazione dell’aggiudicazione, in ragione del suo contenuto, a rendere edotti i destinatari della portata dell’oscuramento). 2. Se il ricorrente non allega adeguatamente che le parti dell’offerta oscurate siano indispensabili ai fini della propria difesa e non prova essergli stato negato l’accesso alle informazioni minime di cui agli artt. 50 e 55 della Dir. 2014/ 24/UE, le esigenze di segretezza imprenditoriale necessariamente prevalgono su quelle difensive collegate all’accesso. - (commento di) Francesco Picardi, Il dies a quo del termine di impugnazione delle decisioni di oscuramento ex art. 36 D.Lgs. n. 36 del 2023 (Urban. e appalti 4/2026, 470-476) in tema di accesso (accesso digitale): - Cons. Stato I 13.1.26 n. 61 (parere), pres. est. Saltelli (Urban. e appalti 4/2026, 519 T): Le misure di trasparenza amministrativa di cui all’art. 36 del codice dei contratti pubblici non trovano applicazione riguardo alla documentazione amministrativa nel caso dell’inversione procedimentale ex art. 107, comma 3, e non sono limitate dalle esigenze di tutela della privacy, salvo per quanto riguarda le parti dell’offerta che contengono segreti tecnici o commerciali. - (commento di) Giuseppe Manfredi, Pubblicazione versus accesso. Il parere del Consiglio di Stato sulla trasparenza amministrativa nel bando tipo ANAC (Urban. e appalti 4/2026, 525-529) in tema di accesso (accesso difensivo - bilanciamento tra trasparenza e riservatezza): - TAR Liguria 1^, 11.2.26 n. 174, pres. Caruso, est. Pistilli (Urban. e appalti 4/2026, 530 T): 1. In sede di decisione sull’oscuramento la Stazione appaltante non può effettuare alcuna valutazione in ordine alle eventuali esigenze difensive, che possono peraltro sorgere in un momento successivo, con la conseguenza che la mancata contestazione della determinazione sull’oscuramento con il rito accelerato, non preclude la possibilità di avanzare istanza di accesso difensivo di cui all’art. 22 L 241/1990 con il relativo rito ex art. 116 c.p.a. 2. Ai fini della limitazione del diritto di accesso di un concorrente in una gara pubblica agli atti e ai documenti tecnici della controinteressata aggiudicataria non è sufficiente l’affermazione che questi ultimi attengono al proprio know-how, essendo necessario, nel bilanciamento volto all’individuazione di un punto di equilibrio tra esigenze di riservatezza e quelle di trasparenza, che venga in rilievo, quale interesse c.d. limite, un’informazione specificatamente individuata, suscettibile di sfruttamento economico, in grado di garantire un vantaggio concorrenziale all’operatore nel mercato di riferimento. - (commento di) Margherita Amitrano Zingale, Accesso difensivo nell’ambito di gare pubbliche e rapporti con il rito superaccelerato (Urban. e appalti 4/2026, 532-536). La sentenza chiarisce l’ambito di operatività dell’accesso documentale difensivo rispetto all’accesso soggetto al nuovo rito introdotto dal codice dei contratti di cui al DLgg 36/2023 e che ha ad oggetto le sole determinazioni di oscuramento o meno delle offerte da parte della Stazione appaltante. in tema di appalti (esclusione per dichiarazioni false o omesse) : - Cons. Stato V 11.3.26 n. 1965, pres. Caringella, est. Molinaro (Urban. e appalti 4/2026, 477 T): L’omissione dichiarativa non costituisce, di per sé, causa di esclusione ai sensi dell’art. 98 del D.Lgs. n. 36/2023, a meno che non integri la specifica fattispecie di omissione dichiarativa di cui al comma 3, lett. b), del medesimo articolo. Pertanto, in mancanza del “dolo specifico”, nei termini delineati da tale disposizione, l’omissione di per sé non costituisce causa escludente. - (commento di) Alessandro E. Basilico, Omissioni dichiarative e grave illecito professionale nel nuovo Codice dei contratti pubblici (Urban. e appalti 4/2026, 482-490) Sulle due questioni principali - la conformità dell’offerta tecnica alla lex specialis e il rilievo delle omissioni dichiarative e del grave illecito professionale - la decisione segue un orientamento sostanzialista, coerente con l’evoluzione della normativa e della giurisprudenza, nonché con le disposizioni e i principi del codice del 2023. Il superamento di automatismi espulsivi fondati su irregolarità formali in favore di un approccio che rimette all’Amministrazione la valutazione di (in)affidabilità dell’operatore economico è in armonia con il principio della fiducia. in tema di appalti (invarianza della soglia di anomalia) : - Tar Brescia 1^, 27.1.26 n. 86, pres. Gabbricci, est. Fede (Urban. e appalti 4/2026, 537, estratto): Il principio di invarianza della soglia di anomalia scatta dopo l’adozione del provvedimento di aggiudicazione, prima si applica il meccanismo ordinario della regressione procedimentale. - (commento di) Maria Luisa Beccaria, Soglia di anomalia cristallizzata dall’aggiudicazione (Urban. e appalti 4/2026, 537-543) Il principio di invarianza si applica dopo l’aggiudicazione, anche in caso di inversione procedimentale, e si estende al ricalcolo dei punteggi determinati da formule matematiche influenzate dall’offerta di un concorrente poi escluso, poiché tali variazioni incidono automaticamente sulla posizione degli altri operatori economici e sul calcolo delle medie rilevanti nella procedura. in tema di concessioni : - Matteo Baldi, Concessioni demaniali, di servizi e autorizzazioni: un terreno di confronto tra concorrenza ed interesse generale (Urban. e appalti 4/2026, 425-449) L’evoluzione delle concessioni amministrative (concessioni di beni, lavori e servizi), e il rapporto con l’autorizzazione; il passaggio da una concezione provvedimentale ad una contrattuale-concorrenziale. In particolare, le concessioni demaniali marittime nel settore turistico-ricreativo (porti turistici, ecc.) e l’applicabilità o meno della c.d. direttiva Bolkestein a tali tipologie di concessioni. La necessità, per tutte le tipologie provvedimentali, di procedure selettive trasparenti, imparziali e realmente concorrenziali, per l’attribuzione di utilità legate a beni pubblici. in materia di energia (impianti da fonti rinnovabili): - Cons. Stato IV 11.2.26 n. 1099, pres. Carbone, est. Monteferrante (Urban. e appalti 4/2026, 505 T): L’art. 20, comma 8, lett. c-quater), DLg 199/2021 va interpretato nel senso che introduce una autonoma fattispecie e tipologia di area idonea all’installazione di impianti alimentati da fonte rinnovabile alternativa a quelle previste dall’art. 20, comma 8, lett. a) - c-ter), DLg 199/2021. - (commento di) Luca Giagnoni, Tra lettera, intenzione del legislatore e favor europeo: l’interpretazione dell’art. 20, comma 8, lett. c-quater),D.Lgs. n. 199/2021 (Urban. e appalti 4/2026, 509-518) Dopo aver ricostruito il quadro normativo e l’evoluzione della disciplina delle aree idonee, il lavoro analizza criticamente la motivazione della sentenza, con particolare riguardo ai criteri ermeneutici utilizzati. Muovendo dall’art. 12 delle preleggi, si sofferma sul rapporto tra interpretazione letterale e interpretazione teleologica, evidenziando come la decisione si collochi nel più ampio contesto del favor eurounitario per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e del sistema multilivello delle fonti. in tema di impianti sportivi : - Axel Conte, Concessione degli impianti sportivi ai sensi del D.Lgs. n. 38/2021. L’ANAC interviene. Un nuovo e complicato secondo atto (Urban. e appalti 4/2026, 450-454). La lettura restrittiva dell’istituto da parte dell’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione), che ne limita significativamente l’ambito applicativo, senza considerare la dimensione sociale ed economica del sistema sportivo italiano. in materia urbanistica (convenzioni) : - Cons. Stato IV 10.3.26 n. 1938, pres. Neri , est. Furno (Urban. e appalti 4/2026, 491 T) (Condominio X c/ Comune di Ferrara): 1. Fermi i casi di contratti di diritto privato (per i quali trovano certamente applicazione le disposizioni del codice civile), nei casi invece di contratto ad oggetto pubblico l’Amministrazione mantiene comunque la sua tradizionale posizione di supremazia; tali contratti non sono disciplinati dalle regole proprie del diritto privato, ma meramente dai “principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti”, sempre “in quanto compatibili” e salvo che “non diversamente previsto”. 2. All’interno del rapporto oggetto delle convenzioni urbanistiche devono essere differenziate: a) obbligazioni a contenuto patrimoniale, quali quelle relative al pagamento di contributi o oneri di urbanizzazione, che presentano struttura assimilabile alle obbligazioni di diritto privato e sono soggette al regime ordinario di prescrizione; b) obbligazioni a contenuto pubblicistico, strettamente connesse all’esercizio della funzione pianificatoria e conformativa del territorio, tra le quali rientrano la cessione delle aree a standard, la realizzazione delle opere di urbanizzazione e la loro successiva acquisizione e gestione da parte del Comune. Mentre le prime hanno natura disponibile, le seconde costituiscono diretta proiezione del compito istituzionale del Comune di pianificare, gestire, manutenere e vigilare sulle infrastrutture pubbliche nel territorio di competenza. 3. La natura indisponibile del diritto alla presa in carico delle opere di urbanizzazione, quale diretta proiezione delle attribuzioni istituzionali dell’ente locale in materia di realizzazione, acquisizione e gestione delle infrastrutture pubbliche, esclude la compromettibilità in arbitri della relativa controversia, nonché l’operatività della prescrizione ex art. 2934, comma 2, c.c. - (commento di) Gabriele Aronica, Convenzioni urbanistiche e “diritti indisponibili” dei privati (Urban. e appalti 4/2026, 494-503) Dopo avere approfondito la natura giuridica dell’obbligo di assumere la gestione delle opere di urbanizzazione realizzate dal privato, previsto normalmente dalle convenzioni urbanistiche a carico dell’Amministrazione comunale, la sentenza si sofferma sulla disciplina applicabile, sotto il duplice profilo della compromettibilità in arbitri (art. 12 DLg 104/2010; art. 806 c.p.c.) e della soggezione alla prescrizione civile del correlativo diritto della parte privata. in materia edilizia (silenzio-assenso) : - Duccio Sarmati, Silenzio-assenso e permesso di costruire fra continuità e riforme (Urban. e appalti 4/2026, 455-462). La disciplina del silenzio-assenso – modificata di recente a opera della L 182/2025, in materia di permesso di costruire, e del DL 19/2026-L 50/2026, a livello generale – ha recepito l’evoluzione giurisprudenziale e, in misura più ridotta, aggiunto potenzialità interpretative non deducibili dalla previgente disciplina. Tuttavia, tali interventi pongono il problema dei limiti che la generalizzazione dell’istituto del silenzio-assenso e la compressione dell’autotutela recano in sé, specialmente sotto il profilo della tutela dell’interesse pubblico. in materia edilizia (enti del terzo settore) : - Cass. pen. 3^, 30.4.26 n. 15665 (Urban. e appalti 4/2026, 548-9): In materia edilizia, l’art. 71, comma 1, DLg 117/2017 non introduce una deroga generalizzata alla disciplina urbanistico-edilizia, né attribuisce agli enti del Terzo settore una sorta di esenzione dal previo conseguimento dei titoli abilitativi necessari per gli interventi comportanti trasformazione stabile del territorio. Tale disposizione rileva sul piano della compatibilità funzionale e localizzativa delle sedi e dei locali destinati allo svolgimento delle attività istituzionali non produttive degli enti del Terzo settore, ma non incide sul distinto piano del “come” dell’attività edificatoria, che resta integralmente sottoposto alla disciplina ordinaria in tema di permesso di costruire, autorizzazione paesaggistica e titoli richiesti dai vincoli speciali. Ne consegue che il c.d. principio di “indifferenza urbanistica” non può essere invocato per legittimare nuove costruzioni o interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia permanente del territorio, specie quando essi insistano su aree gravate da vincoli paesaggistici e idraulici, posto che la qualità soggettiva dell’ente promotore dell’intervento non neutralizza né attenua il regime pubblicistico dei titoli edilizi e delle autorizzazioni di tutela. in materia edilizia (lottizzazione negoziale) : - Cass. pen. 3^, 27.4.26 n. 15113 (Urban. e appalti 4/2026, 549-551): In materia edilizia, la lottizzazione abusiva, nella forma c.d. negoziale, è configurabile anche quando la trasformazione urbanistica degli immobili venga predisposta mediante atti di compravendita formalmente validi e recanti il richiamo ai vincoli urbanistici, qualora tali atti costituiscano il “mezzo” per la formazione di lotti che, per le loro caratteristiche oggettive e in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti, rivelino in modo non equivoco una destinazione d’uso diversa da quella consentita dagli strumenti urbanistici. Ne consegue che il disvalore penale, pertanto, non si concentra sulla invalidità civilistica o formale del negozio, bensì sull’esito urbanistico-funzionale dell’operazione, considerata quale predisposizione di una trasformazione del territorio in contrasto con la pianificazione. (In motivazione si precisa che anche il notaio rogante può concorrere nel reato di lottizzazione abusiva, quando la sua attività di confezionamento dei rogiti si inserisca consapevolmente nella sequenza causale che conduce alla formazione dei “lotti” funzionali all’uso vietato). in materia edilizia (sanatoria) : - Cass. pen. 3^, 4.5.26 n. 15946 (Urban. e appalti 4/2026, 546-8): In materia edilizia, la sanatoria di cui all’art. 36-bis, DPR 380/2001 ha portata limitata e non si estende agli interventi riconducibili all’art. 44, lett. b), DPR 380/2001, né a opere nuove o sostanzialmente in totale difformità dal titolo, né alla sopraelevazione realizzata su preesistente manufatto abusivo. Ne consegue che, quando l’abuso deve essere valutato unitariamente e l’intero edificio risulti, nella sua conformazione reale, estraneo al titolo originario, non è consentito scomporre l’intervento in singoli segmenti per attrarlo artificiosamente nell’area della parziale difformità. c.s. Il progresso vero non è la rivoluzione, ma un cambiamento che custodisce la tradizione.

TAR Lazio, Roma, Sez. I, sentenza del 21.09.2026, n. 15062 IL CASO E LA DECISIONE La questione giuridica esaminata dal TAR capitolino prende le mosse dalla scelta di un Presidente di Sezione del Consiglio di Stato di impugnare il decreto del Presidente del Consiglio di Stato con il quale il ricorrente è stato assegnato alla seconda sezione di tale plesso, oltre che l’ art. 20, comma 2 della delibera del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa del 18.1.2013 recante “ disposizioni per assicurare la qualità, la tempestività e l’efficientamento della giustizia amministrativa ”, nella parte in cui dispone che al procedimento di determinazione della composizione delle sezioni del Consiglio di Stato non debba anticiparsi un interpello come per le assegnazioni ai TAR. Riassumendo brevemente la vicenda fattuale, il ricorrente era stato assegnato alla seconda sezione nel 2020, prima di ricoprire il ruolo di Presidente della sezione giurisdizionale del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia. Una volta chiesto di rientrare presso il Consiglio di Stato, egli è stato assegnato alla settima sezione. A questo punto, a seguito della soppressione di uno dei ruoli di Presidente della settima sezione, il ricorrente – divenuto perdente posto – è stato assegnato per il 2025 alla seconda sezione senza lo svolgimento di alcun interpello. Questa assegnazione ha suscitato dei dubbi nel ricorrente sotto il profilo della correttezza del procedimento rispetto al principio costituzionale di precostituzione del Giudice e al rischio che si possa minare la serenità del giudizio e la garanzia del giusto processo e indipendenza dei giudici speciali, anche con riferimento al principio di inamovibilità dei magistrati. Il TAR Lazio ha riassunto le domande giudiziali prospettate in tre questioni di carattere sistematico: 1) se l’individuazione per il giudice speciale di “un nucleo minimale di guarentigie che ne tuteli la posizione (e ne assicuri indipendenza, imparzialità e terzietà) anche ab interno”; 2) se l’attuale sistema, “rimesso esclusivamente all’apprezzamento del Capo dell’Istituto”, sia in grado di tutelare le prerogative dei giudici speciali; 3) se, infine, “la parte processuale (estranea per definizione alle dinamiche organizzative interne al Consiglio di Stato) di un contenzioso devoluto alla cognizione del giudice amministrativo e che confida nella cogenza del principio di cui all’art. 25 della Costituzione”, possa risultare pienamente garantita “confrontandosi con l’assetto sopra descritto”. Nell’ambito del giudizio, rinunciando a portare avanti i profili di doglianza relativi al difetto di motivazione del decreto 356/2024 del Presidente del Consiglio di Stato nella parte in cui lo assegnava alla seconda sezione e nella parte in cui tale assegnazione avveniva senza previo interpello, innanzitutto il ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’art. 20 della delibera 18.01.2013 del CPGA – relativamente al provvedimento annuale di composizione delle sezioni del Consiglio di Stato – laddove non richiama nella sua interezza l’art. 17 della stessa delibera, ma solo il primo comma. La doglianza del ricorrente è che l’attribuzione di un potere di determinazione libera nel fine all’Organo di vertice dell’Ufficio giudiziario sia potenzialmente in grado di incidere sull’indipendenza del magistrato e contrasterebbe con l’ art. 25 Cost.. Nella tesi del ricorrente, il procedimento di assegnazione del magistrato resterebbe un atto unilaterale autoritativo, privo di motivazione, senza riferimenti a criteri seguiti, con una visione non conforme a Costituzione. Una modalità di scelta – senza interpello – che si differenzierebbe da quanto avviene per l’assegnazione dei magistrati dei TAR e per la magistratura ordinaria. Secondariamente, è stato evidenziato che l’ art. 2 della l. n. 186/1982 sull’ordinamento di TAR e Consiglio di Stato non considererebbe l’avvicendamento come unica esigenza per l’assegnazione, nonché il fatto che dando il potere al Presidente, si integrerebbe una forma di abdicazione delle prerogative del CPGA. Nell’ambito della domanda, il ricorrente ha fatto valere un “ interesse morale ” a che la decisione di assegnazione avvenga all’esito di un procedimento trasparente, sulla base di regole che non possano far dubitare che l’assegnazione sia avvenuta in maniera terza e imparziale. Il CPGA, da parte sua, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione e interesse, nonché l’improcedibilità per assenza di impugnazione del decreto del 15.01.2026, che ha confermato, due anni dopo il primo decreto, l’assegnazione del ricorrente alla seconda sezione. Passando alla decisione, il TAR ha respinto l’eccezione di inammissibilità connessa al difetto di legittimazione ad agire alla luce della qualifica del ricorrente. L’interesse della decisione, invece, impinge la tematica dell’ interesse ad agire , su cui è opportuno soffermarci. Infatti, il ricorrente ha espressamente rinunciato a far valere l’illegittimità del decreto del 2024 e non ha impugnato quello del 2026 e tale situazione integrerebbe un’acquiescenza definita dal TAR come “ un istituto processuale che esprime la rinuncia alla tutela giurisdizionale a seguito dell’accettazione di un provvedimento amministrativo da parte del soggetto che abbia subìto per effetto di quest’ultimo la lesione di un proprio interesse sostanziale, esplicitando tale volontà in vario e possibile modo (rendendo una specifica dichiarazione; compiendo atti chiari e concordanti che mettano in evidenza l’intenzione di accettare gli effetti del provvedimento; ponendo in essere comportamenti processuali incompatibili con la volontà di impugnare il provvedimento) ”. Tuttavia – ed è qui che la decisione assume particolare valore da un punto di vista giuridico – il ricorrente aveva fatto valere la sussistenza di un “ interesse morale ” a che l’assegnazione alla sezione avvenga secondo un procedimento trasparente, secondo regole che non possano far dubitare che detta assegnazione sia avvenuta in maniera terza e imparziale. In altre parole, un interesse che, essendo legato a prerogative di un soggetto incerto e indeterminato, viene ricondotto dal TAR alla categoria dei cosiddetti “ interessi di fatto ”. In tal senso, il TAR ha ricordato che nel giudizio amministrativo non è riconoscibile alcuna tutela, sia pure indiretta e occasionale, all’interesse dei singoli a che le norme di buona amministrazione vengano osservate, né è postulabile una pronuncia nell’interesse della legge sulla falsariga delle statuizioni della Corte di Cassazione ex art. 363 comma 3 c.p.c.. Difatti, come spiega il giudice capitolino, l’enunciazione di un principio di diritto nell’interesse della legge – e non del ricorrente in senso stretto – sarebbe del tutto svincolata da un nesso strumentale con la risoluzione della controversia. Ne consegue che, avendo il ricorrente rinunciato al motivo sul decreto di assegnazione del 2024 e non avendo impugnato il decreto del 2026, il ricorso è stato dichiarato improcedibile. Ciò nonostante, asseritamente seguendo le indicazioni dell’ Adunanza Plenaria n. 10/2025 , il TAR si è pronunciato anche sul merito. E, così, dopo aver ricordato che l’ art. 107 comma 3 Cost. costituisce un "preventivo antidoto” alla creazione di rapporti di subordinazione nella magistratura, dove la distinzione deve avvenire solo per funzione, il TAR ha ribadito che l’ art. 101 comma 2 Cost. postula la soggezione dei magistrati soltanto alla legge. Ad avvalorare tali principi, la giurisprudenza costituzionale (10.05.1982, n. 87) ha avuto modo di escludere qualsiasi differenziazione tra magistrati non derivanti dalla diversità di “compiti”. Quindi, il fatto che per il loro ruolo alcuni magistrati abbiano un potere di carattere dirigenziale-organizzativo, non per questo li deve proiettare in posizione sovraordinata. A rafforzare questo ragionamento, il TAR ricorda che il principio di distinzione soltanto per funzion e è stato realizzato attraverso l’istituzione della regola sulla base del criterio della “anzianità senza demerito”. Regola tradottasi nella legislazione successiva relativa alla magistratura ordinaria e al passaggio in Corte d’Appello o Cassazione, poi ulteriormente arricchita nel 2006 con la legge n. 160 e l’avvento delle valutazioni di professionalità. Premesso ciò, il TAR ha calato le sue considerazioni nel caso concreto, rilevando che il fulcro meritorio della vicenda giuridica sarebbe da ricondurre allo stretto rapporto tra l’atto tipico dell’organizzazione giudiziaria, come l’assegnazione a sezioni del Consiglio di Stato, e la necessità di svolgere un procedimento trasparente e imparziale, quasi alla stregua di quanto previsto dall’ art. 97 comma 2 Cost . per la pubblica amministrazione. D’altronde, anche in base agli orientamenti della Corte costituzionale, mentre l’esercizio della funzione giudiziaria è estraneo al citato art. 97 – dovendosi fare riferimento agli artt. 14, 101 e 111 –, diversamente l’organizzazione degli uffici giudiziari deve rispettare il buon andamento e i suoi corollari. Tuttavia, nel ricorso non si contesterebbe la violazione del buon andamento nell’assegnazione del ricorrente alla seconda sezione – ritenuta effettivamente la via più immediata –, quanto l’assenza di un meccanismo funzionale e astratto che preveda un interpello per le assegnazioni, come per i TAR, dove parrebbe prevalere il criterio dell’anzianità. Ad ogni modo, il Giudice adito ha escluso che il meccanismo contestato dal ricorrente comporti il rischio di un’organizzazione verticistica della magistratura amministrativa, in quanto il potere in concreto affidato al Presidente del Consiglio di Stato non comprimerebbe l’indipendenza interna né faciliterebbe il condizionamento dall’esterno; dopo aver escluso anche la sussistenza dei presupposti per la remissione della questione alla Corte costituzionale, il TAR ha dunque dichiarato il ricorso non solo improcedibile ma altresì infondato. OSSERVAZIONI SUGLI INTERESSI TUTELABILI NEL GIUDIZIO AMMINISTATIVO La sentenza in commento è una decisione ricca di spunti processuali e indicazioni giuridiche che riguardano una vicenda giudiziale particolarmente interessante. Infatti, passando attraverso la trattazione delle condizioni dell’azione in ottica di ammissibilità, si definisce il perimetro dell’acquiescenza processuale ai fini dell’improcedibilità, per poi trattare il tema dell’avanzamento dei magistrati sotto la lente del principio della “anzianità senza demeritò” e del buon andamento amministrativo, facendo fare capolino alla teorica degli interessi morali e di fatto per parlare della decisione nell’interesse della legge. Insomma, un unico provvedimento del TAR che avvolge varie sezioni del codice processuale e della teoria generale del diritto amministrativo, e che ribadisce importanti regole funzionali e principi generali, tanto da far quasi dimenticare al lettore che si sta trattando dell’impugnazione del decreto di assegnazione dell’ufficio di Presidente della seconda sezione del Consiglio di Stato. La sentenza darebbe moltissimi spunti su cui soffermarsi e imbastire dissertazioni giuridiche, ma si ritiene opportuno indugiare su un aspetto in particolare: il ruolo dell’ interesse morale e della decisione nell’ interesse della legge . Chi si occupa di diritto amministrativo sul fronte processuale è sempre stato abituato a considerare il processo amministrativo come basato su un sindacato c.d. soggettivo, dove il giudizio può essere introdotto solo da colui che ha una legittimazione e un interesse ad agire, con l’effetto che la decisione avrebbe un effetto concreto sulla sua situazione giuridica soggettiva. Se questa è la regola, sappiamo anche che esistono delle eccezioni di c.d. giurisdizione oggettiva, come ad esempio il potere d’ufficio dell’AGCM ai sensi dell’art. 21 bis l. n. 287/1990 di impugnare atti amministrativi quando violino norme a tutela della concorrenza e del mercato, o la tematica delle associazioni portatrici di interessi collettivi. Quindi, nella generalità dei casi, il ricorrente deve dimostrare un interesse alla decisione che sia concreto e attuale. Ma, quindi, che spazio lasciare all’interesse alla decisione che viene espressamente dichiarato come “morale”? Infatti, nel caso concreto, la scelta del ricorrente – di chiedere in astratto che l’assegnazione alla presidenza di una sezione del Consiglio di Stato sia trasparente e imparziale attraverso un interpello, e decisa non in maniera diretta dal Presidente del Consiglio stesso – fa sorgere dei quesiti nel lettore. Innanzitutto, viene naturale domandarsi quale sia l’interesse diretto sulla posizione dell’istante, dato che, indipendentemente dalla pronuncia, il suo ruolo viene "congelato" e non vi è interesse alla rivalutazione della posizione concreta (anzi vi sarebbe una rinuncia in tale senso). In questo senso, l’uso della “macchina giudiziaria” non sarebbe volto a risolvere una situazione concreta, ma piuttosto a dare un chiarimento astratto per vicende future che non toccano direttamente, o comunque attualmente, il proponente. Secondariamente, e di conseguenza, ci si potrebbe chiedere se in particolari situazioni, come per esempio la volontà di evitare futuri contenziosi, il giudice amministrativo abbia un onere, comunque, di decidere certe questioni “di diritto”. In realtà, la soluzione scelta dal TAR soddisfa la risposta di entrambe le domande. Infatti, il giudice rileva l’improcedibilità dell’azione per l’insussistenza di un interesse concreto alla decisione e l’irrilevanza di un interesse morale all’interno di un processo non deputato a risolvere questioni meramente ipotetiche di diritto, ma a dare risposte ai cittadini su casi concreti. In altre parole, la regola è che il principio di diritto può essere enunciato o affrontato se mediato dalla necessità di risolvere il caso concreto. Una soluzione che va anche di pari passo con lo scopo della giurisdizione amministrativa, soprattutto di primo grado. Ma, il TAR fa un ulteriore approfondimento – astrattamente apprezzabile – nell’entrare, comunque, nel merito della questione, pur potendosi fermare alla mera declaratoria di improcedibilità . Il TAR, infatti, decide il merito della questione non perché si sente sottoposto a un onere – dare necessariamente una risposta al ricorrente –, nè perchè davvero obbligato dall'Adunanza plenaria richiamata, ma perché si rende conto dell’importanza della tematica: la nomina di Presidente di sezione al Consiglio di Stato e del riflesso che tale questione può avere nella collettività che si rivolge a tale organo come fruitore (fiducioso). Spiegare il funzionamento della progressione di carriera dei magistrati, dell’organizzazione degli uffici, del ruolo del giudizio basato sulla “anzianità senza demerito” e del ruolo del buon andamento nei procedimenti di assegnazione è un’opportunità significativa in un’epoca in cui la magistratura è messa sotto stress e la chiarezza è la chiave di volta per spegnere possibili micce di polemica . Ci si deve peraltro chiedere se la soluzione di unire la risposta al caso concreto (con esito di improcedibilità), alla soluzione in astratto della questione di merito (con esito di rigetto), rispecchia o meno l’interesse del lettore e della cittadinanza a che la “macchina della giustizia amministrativa” risolva e prevenga dubbi sull’azione amministrativa in ottica di raggiungimento di quel buon andamento che viene citato in sentenza. Una soluzione di decidere comunque il merito che, è bene ripeterlo, non costituisce un onere per il giudice amministrativo, ma al più una scelta di utilità nell’interesse non morale del ricorrente, né semplicemente della legge, ma probabilmente collettivo e di sostanza per una migliore percezione dell’intero apparato giudiziario. D'altra parte, il Giudice adito si ferma nel caso di specie soltanto sulla soglia della soluzione finale del quesito, ritenendo implicitamente inammissibile la finalità del ricorrente di applicazione estensiva all’art. 20 del comma 2 dell’art. 17 della disposizione interna richiamata (disposizione riferita ai soli tribunali amministrativi regionali), in quanto tale finalità " mira – a conti fatti – ad introdurre manu judicis quale criterio risolutore la maggiore anzianità (di servizio nella sezione o di ruolo) ".

in tema di professione forense : - Antonino La Lumia*, Riforma forense: sì al rinnovamento per una professione che cambia (Guida al diritto 38/2026, 10-13, editoriale) [*presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano] in tema di IA (algoritmi e responsabilità): Regolamento Ue 13.6.2024 n. 1689 (1689/2024) del Parlamento europeo e del Consiglio, Artificial Intelligence Act - testo del regolamento (estratto) (Guida al diritto 38/2026, 33-47) DLg 9.9.2026 n. 160 [GU 15.9.26 n. 214, in vigore dal 30 settembre 2026], Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale, in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l'attività di polizia e di responsabilità civile e penale. - testo del decreto (Guida al diritto 38/2026, 14-32) sotto il titolo: “Intelligenza artificiale, sì al ristoro per i danni prodotti dal sistema e pronto un nuovo reato” - guida alla lettura e mappa delle principali novità, a cura di Laura Biarella (Guida al diritto 38/2026, 48-55) - commenti: - Laura Biarella, Sull’autorizzazione dei dati biometrici si gioca il funzionamento del sistema (Guida al diritto 38/2026, 56-59) [le novità] - Giuseppe Amato, Punito l’uso dei sistemi predittivi senza misure tecniche di sicurezza (Guida al diritto 38/2026, 60-64) [i profili penalistici: realizzazione e impiego illeciti di sistemi di IA] - Giuseppe Amato, Illecito amministrativo per gli enti, serve l’aggiornamento del modello (Guida al diritto 38/2026, 65-66) [la responsabilità degli enti] - Alberto Cisterna, Ricerca biometrica in campo per rintracciare latitanti e vittime (Guida al diritto 38/2026, 67-71) [indagini preliminari] - Alberto Cisterna, Raccordo nel codice di rito sul fronte delle deep fake (Guida al diritto 38/2026, 72-73) [le altre modifiche al Cpp] [L’AI Act definisce deep fake un contenuto di immagine, audio o video generato o manipolato dall’IA che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che può apparire falsamente autentico o veritiero] in tema di pedaggi autostradali (mancata riduzione in caso di disagi per gli utenti): - Cons. Stato VI 24.7.26 n. 6049 (ord.za), pres. De Felice, est. Vitale (Guida al diritto 38/2026, 79): Va rimesso alla Corte di giustizia il seguente quesito: se gli articoli 2, 3 e 5 della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori nel mercato interno, ostino a un'interpretazione - come quella accolta nel provvedimento oggetto del giudizio principale - secondo cui, in una situazione nella quale il consumatore non dispone di effettive alternative, la mancata riduzione del corrispettivo contrattualmente previsto per un servizio, a fronte di un deficit qualitativo imputabile all'inadempimento del professionista agli obblighi di diligenza professionale, integra una pratica commerciale sleale. [Nella fattispecie, AGCM aveva sanzionato Autostrade per l’Italia per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta nelle tratte A/14, A/16 e nelle autostrade liguri, tramite riduzione delle corsie di marcia per lunghi tratti, provocando rilevanti disagi, senza ridurre il pedaggio e senza neppure aver adeguatamente informato gli utenti. Il Tar ha confermato il provvedimento, ritenendo sussistenti sia la negligenza professionale sia l’idoneità delle condotte ad alterare in misura apprezzabile il comportamento economico dell’utente-consumatore. La società ha proposto appello, deducendo, tra l’altro, la violazione del Codice del consumo e della normativa UE in materia di pratiche commerciali. Il Consiglio di Stato ha rimesso la questione alla Corte di giustizia. Il collegio osserva che la direttiva tutela il processo decisionale del consumatore ed è diretta a ridurre le asimmetrie informative; dunque, il requisito dell’idoneità a falsare in misura rilevante il comportamento economico del consumatore presuppone che la pratica sia suscettibile di incidere sulla libertà di scelta del consumatore. Il CdS rovescia l’argomento utilizzato dal Tar, osservando che se l’utente non dispone di alternative all’autostrada, il suo comportamento economico potrebbe non essere stato influenzato dalla mancata riduzione del pedaggio. Egli continuerebbe a utilizzare il servizio per effetto della struttura stessa del mercato. La mancanza di alternative potrebbe escludere anziché dimostrare l’incidenza della condotta sul processo decisionale del consumatore, che è quanto la disciplina sulle pratiche commerciali sleali mira a tutelare. Poiché la direttiva non pregiudica il diritto contrattuale e l’applicazione delle disposizioni nazionali e dell’UE, è dubbio che la disciplina delle pratiche commerciali sleali possa consentire all’AGCM anche un sindacato sulla proporzionalità tra corrispettivo richiesto e qualità della prestazione resa. La questione è se tale disciplina abbia come oggetto esclusivo la tutela della libertà del consumatore di assumere decisioni commerciali consapevoli, restando la verifica dell’equilibrio economico del rapporto affidata agli strumenti propri del diritto contrattuale e delle discipline settoriali.]. in tema di concorso (garan zia di anonimato): - TAR Lazio 3^-bis, 22.7.26 n. 13498, pres. Tomassetti, est. Dello Sbarba (Guida al diritto 38/2026, 78-79): La tutela dell’imparzialità della selezione impone alla Commissione di impedire qualsiasi rischio di collegamento tra prova e autore, anche quando il segno distintivo non sia intenzionale. Il principio assume rilievo ampliando la nozione di anonimato nelle prove concorsuali. La segretezza dell’elaborato non è una formalità tecnica, ma una garanzia sostanziale di uguaglianza tra i partecipanti. Se un candidato utilizza modalità di scrittura diverse da quelle richieste o introduce elementi grafici non necessari (penna rossa e sottolineature), l’Amministrazione può considerarli potenzialmente idonei a compromettere la neutralità della correzione. Il merito della prova può essere valutato soltanto quando il procedimento di esame resta completamente impermeabile a ogni possibile riconoscimento del concorrente. C’è un confine tra libertà di elaborazione della prova e necessità di neutralità della valutazione. Il candidato non dispone di una libertà assoluta nelle modalità di presentazione dell’elaborato quando la procedura impone regole finalizzate a garantire l’anonimato. Ogni comportamento che introduca un elemento ulteriore rispetto allo schema ordinario può assumere rilievo, non perché dimostri necessariamente un tentativo di identificazione, ma perché crea una condizione incompatibile con la parità tra concorrenti. Non conta la volontà soggettiva del candidato, ma l’effetto oggettivo del comportamento. Non è necessario dimostrare che il concorrente abbia voluto farsi riconoscere. Ciò che rileva è la concreta capacità del segno utilizzato di rendere l’elaborato diverso dagli altri e potenzialmente attribuibile a una persona determinata. L’anonimato viene interpretato quale condizione di assoluta neutralità della prova, non come una semplice assenza di elementi anagrafici. Le procedure concorsuali devono garantire la partecipazione e valorizzare la preparazione dei candidati, ma al contempo devono essere costruite su meccanismi capaci di proteggere tutti i partecipanti da possibili alterazioni della competizione. L’esigenza di premiare il merito non può prescindere dalla necessità di garantire che il merito venga misurato attraverso un confronto realmente imparziale. in tema di amministrazi one di sostegno : - Cass. 1^, 23.9.26 n. 25747 (Guida al diritto 38/2026, 76): L’invalidità al 100% attestata dall’Inps, con la conseguente necessità di assistenza continua, non è di per sé sufficiente, in assenza di deficit cognitivi, a giustificare l’apertura dell’amministrazione di sostegno. (La SC rigetta il ricorso del figlio, valorizzando la volontà contraria del padre, e confermando il decreto del tribunale che aveva ritenuto insussistenti i presupposti per l’Ads. Il Tribunale aveva infatti proceduto a una valutazione complessiva della situazione del beneficiando, dando peso in primo luogo all’esito dell’audizione personale, nel corso della quale la persona aveva manifestato chiaramente la propria opposizione all’applicazione della misura, e richiamando in secondo luogo le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, che aveva escluso la presenza di deficit cognitivi e attestato la conservazione della capacità di giudizio e di autodeterminazione). in tema di adozione : - Cass. 2^, 18.9.26 n. 25538 (Guida al diritto 38/2026, 75): La revocabilità delle donazioni precedenti non si applica all’adozione del maggiorenne. [Una donna, nubile e senza figli, aveva donato quote societarie alla sorella e alla nipote. Dopo aver adottato un altro nipote, maggiorenne, al quale era legata da un rapporto di affetto materno, aveva chiesto la revoca delle precedenti donazioni per sopravvenienza di figlio, ex art. 803 c.c., per reintegrare il proprio patrimonio a beneficio del figlio adottivo. I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo la norma inapplicabile all’adozione del maggiorenne. Richiamando una pronuncia della Consulta (n. 5/2024), la SC dà atto dell’evoluzione dell’istituto dell’adozione dei maggiorenni, divenuto uno strumento “duttile e sensibile alle sollecitazioni della società, in cui assumono crescente rilevanza i profili personalistici”, oltre a quelli patrimoniali e legati alla trasmissione del cognome. Precisa la SC, richiamando altra sentenza della Corte costituzionale (n. 135/2023), che resta comunque fermo che l’evoluzione non ha riguardato gli effetti giuridici dell’adozione civile. Effetti che continuano a rimanere «ben diversi rispetto a quelli dell’adozione piena e dell’adozione in casi particolari, incentrati sulla cura del minore e sulla tutela del suo preminente interesse». Oltre a quanto dispone per la sola adozione civile l’art. 74 c.c. in tema di parentela, basta ricordare che l’adottato maggiore d’età acquista i diritti successori verso l’adottante, mentre quest’ultimo non acquista alcun diritto di successione nei confronti dell’adottato (art. 304 c.c.), che conserva tutti i diritti e i doveri verso la famiglia di origine (art. 300, comma 1, c.c.). La filiazione nella prospettiva della norma è quella derivante da procreazione, con l’aggiunta dell’adozione «piena». Un rapporto di filiazione assimilabile a quello di sangue, il solo che, secondo la Cassazione, i compilatori intendevano proteggere accordando al donante il diritto di revoca, implica infatti la minore età dell’adottato. A differenza dell’art. 803 c.c., l’art. 687 c.c. sulla revoca delle disposizioni testamentarie menziona pure il figlio adottivo, confermando che l’omissione nell’altra norma risponde a una precisa scelta del legislatore]. in materia di lavoro (obblighi informativi del datore di lavoro): - Corte giust. Ue 5^, 24.9.26, causa C-369/25 (Guida al diritto 38/2026, 96 solo massima) (questione pregiudiziale posta dal Tribunale di Napoli in causa LW c/ Trenitalia Spa): L'art. 8, par.1, della direttiva 14.10.1991 n. 533 (91/533/CEE) del Consiglio, relativa all'obbligo del datore di lavoro di informare il lavoratore delle condizioni applicabili al contratto o al rapporto di lavoro, va interpretato nel senso che: la nozione di "diritti", ai sensi di tale disposizione, riguarda unicamente i diritti derivanti da tale direttiva, quali il diritto, per il lavoratore, di ricevere uno dei documenti previsti all'art. 3 di quest'ultima, sicché non rientrano in tale nozione i diritti derivanti dal contratto o dal rapporto di lavoro di cui il datore di lavoro deve, mediante un siffatto documento, informare il lavoratore ai sensi dell'art. 2 di detta direttiva. - (commento di) Marina Castellaneta, Obblighi del datore, il lavoratore ha diritto a ricevere informazioni solo sugli elementi essenziali del contratto (Guida al diritto 38/2026, 96-98) c.s. La libertà non è un dono del governo agli uomini, ma un diritto di ogni essere umano (Ronald Reagan)

sulla professione forense : - Giorgio Martellino*, Riforma forense e giuristi d’impresa: nuove regole per valorizzare la funzione (Guida al diritto 37/2026, 10-12, editoriale) [*presidente dell’Aigi - Associazione italiana giuristi d'impresa] in materia antitrust (sanzioni - termine avvio istruttoria): - Cons. Stato VI 30.6.26 n. 5167, pres. Volpe, rel. Satullo (Guida al diritto 37/2026, 72 T): 1. È rilevante e non manifestamente infondata, per contrasto con gli artt. 3, 23, 24, 25, 97 e 113 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 L 2.8.2008 n. 130, di esecuzione del Tfue come modificato dal Trattato di Lisbona, nella parte in cui - imponendo l’applicazione degli artt. 4, par. 5, e 13, par. 1, della direttiva (UE) 11.12.2018 n. 2019/1 del Parlamento europeo e del Consiglio e dell’art. 102 Tfue, come interpretati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea alla luce del principio di effettività̀ - comporta l’obbligo per il giudice nazionale di disapplicare l’art. 14 L 24.11.1981 n. 689, in combinato disposto con l’art. 31 L 10.10.1990 n. 287, nella parte in cui prevede il termine di novanta giorni per l’avvio dell’istruttoria nei procedimenti sanzionatori antitrust. 2. È rilevante e non manifestamente infondata, per contrasto con gli artt. 3, 23, 24, 25, 113 Cost., 11 Costituzione, in relazione all’art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, 117 Cost., in relazione all’art. 7 Cedu, e 97 Cost., la questione di legittimità costituzionale degli artt. 14 L 24.11.1981 n. 689 e 31 L 10.10.1990 n. 287, nella parte in cui, a seguito dell’obbligo di disapplicazione del termine di novanta giorni derivante dall’interpretazione fornita dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, non prevedono un termine determinato per l’avvio dell'istruttoria nei procedimenti sanzionatori antitrust. - (commento di) Costanza Ponte, Limiti temporali incerti penalizzano destinatari e amministrazione (Guida al diritto 37/2026, 88-93). Sono due le esigenze: garantire un’effettiva applicazione delle regole della concorrenza e assicurare che l’esercizio del potere pubblico sia sottoposto a limiti certi. in tema di IA (uso di algoritmi nel procedimento): - TAR Puglia 3^, 3.8.26 n. 956 (Guida al diritto 37/2026, 37): L’impiego dell’intelligenza artificiale generativa nella fase preparatoria di un provvedimento amministrativo non ne determina, di per sé, l’illegittimità, purché la decisione finale resti frutto di un autonomo percorso logico e giuridico riferibile all’autorità competente. L’algoritmo può assistere l’Amministrazione, ma non può sostituirsi al decisore. La responsabilità del contenuto dell’atto resta quindi in capo al soggetto che lo verifica, lo corregge, lo convalida e lo sottoscrive. Persino l’eventuale presenza di riferimenti giurisprudenziali inesistenti o non pertinenti non travolge necessariamente il provvedimento quando il suo nucleo motivazionale rimane autonomo, comprensibile e verificabile. sul diritto al nome (tessera sanitaria): - Cass. 1^, 16 settembre 2026 n. 25434 (Guida al diritto 37/2026, 34-35): Il diritto al nome è protetto non solo nei rapporti orizzontali, ma anche nei confronti della pubblica autorità, e ha una copertura costituzionale ampia negli artt. 2 e 22 Cost. Tuttavia, la protezione di questo “diritto fondamentale” non scatta di fronte alla pretesa, “meramente ortografica”, che la particella “de” del proprio cognome sia riportato, nella tessera sanitaria, con le lettere minuscole anziché con le maiuscole. La tessera sanitaria, infatti, non è un documento di identità, ma uno strumento tecnico per accedere ai servizi di tutela della salute. ossia un documento rivolto a consentire l’accesso alle prestazioni del SSN attraverso la certificazione del codice fiscale, nel quale gli aspetti grafici, disciplinati dalla disciplina di settore, rispondono a esigenze di uniformità e di leggibilità in tutta l’Unione Europea, così da rendere le tessere sanitarie immediatamente leggibili e riconoscibili a occhio nudo anche fuori del paese di emissione. La tessera contiene infatti, sul retro, anche la Tessera europea di assicurazione malattia (TEAM), che permette l’accesso ai servizi sanitari nei diversi Paesi dell’Unione. E la disciplina europea prevede un modello uniforme della TEAM con l’uso esclusivo del maiuscolo. Dunque, la diversa grafia della particella “de” costituisce un fatto meramente ortografico che, su un documento privo di valenza identificativa, non determina una lesione del diritto al nome. Diversamente, si creerebbe una difformità che renderebbe il documento difficilmente riconoscibile in tutti gli stati membri. in tema di condominio (lastrico solare – partizione delle spese a seconda della funzione): - Cass. 2^, 24.6.26 n. 21572 (Guida al diritto 37/2026, 40 T): In ambito condominiale, le spese per la manutenzione straordinaria o ricostruzione di una terrazza a livello (o lastrico solare) di proprietà o uso esclusivo vanno suddivise in base alla funzione delle diverse parti della struttura. Per la parte interna al perimetro dell'edificio (funzione di copertura), poiché funge da tetto per le unità immobiliari sottostanti, le relative spese vanno ripartite secondo i criteri dell'art. 1126 c.c. (1/3 a carico del proprietario/utilizzatore esclusivo e 2/3 a carico dei condomini proprietari degli appartamenti sottostanti). Per la parte aggettante (sporgente dalla facciata), non svolgendo alcuna funzione di copertura per gli altri appartamenti, le spese per tale porzione restano a carico esclusivo del condomino che ne ha la proprietà o l'uso esclusivo. - (commento di) Fulvio Pironti, Serve un atto legislativo per superare i dubbi sul criterio frazionario dei costi (Guida al diritto 37/2026, 43-47) in tema di trasporto aereo (perdita bagaglio - giudice competente - convenzione di Montreal) - Corte giust. Ue 3^, 17.9.26, causa C-876/24, I.G.V. c/ Vueling Airlines SA (Guida al diritto 37/2026, 38 [dove è citata con numero errato] e 96, solo massima) (questione pregiudiziale proposta dal Trib. di primo grado n. 1 di Fuenlabrada, Spagna): L'art. 1 del regolamento (CE) 9.10.1997 n. 2027/97 del Consiglio, sulla responsabilità del vettore aereo con riferimento al trasporto aereo dei passeggeri e dei loro bagagli, come modificato dal regolamento (CE) 13.5.2002 n. 889/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, letto in combinato disposto con l'art. 3, par.1, del regolamento n. 2027/97, come modificato, va interpretato nel senso che l'art. 33, par. 1, della Convenzione per l'unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale, conclusa a Montreal il 28 maggio 1999, firmata dalla Comunità europea il 9 dicembre 1999 e approvata a nome di quest'ultima con la decisione 5.4.2001 n. 2001/539/CE del Consiglio, disciplina la determinazione dei giudici territorialmente competenti a conoscere di un'azione per il risarcimento del danno in caso di perdita dei bagagli durante un trasporto aereo effettuato tra due aeroporti situati nel territorio di un unico Stato membro, proposta da una persona residente in tale Stato membro contro un vettore aereo dell'Unione europea avente la propria sede sociale in detto Stato membro. L'art. 33, par. 1, della Convenzione va interpretato nel senso che qualora il contratto di trasporto aereo di un passeggero sia stato concluso online, il giudice della residenza principale e permanente di tale passeggero non è competente a conoscere di un'azione di risarcimento nei confronti di un vettore aereo per il danno derivante dalla perdita dei bagagli di detto passeggero in base al foro di competenza territoriale corrispondente al «luogo in cui [il vettore] possiede un'impresa che ha provveduto a stipulare il contratto». Inoltre, il «luogo in cui [il vettore] possiede un'impresa che ha provveduto a stipulare il contratto» si riferisce al luogo in cui il vettore possiede l'impresa che ha provveduto a stipulare il contratto di trasporto aereo del passeggero, «anche quando l'azione di risarcimento riguarda il danno derivante dalla perdita dei bagagli di tale passeggero e il contratto di trasporto di tali bagagli è stato concluso da un'impresa di tale vettore situata in un altro luogo». [Secondo la Corte, sarebbe contrario all’obiettivo di un giusto equilibrio tra gli interessi dei consumatori e quelli dei vettori aerei, come pure agli obiettivi di prevedibilità e certezza del diritto, ritenere che, a causa della vendita online dei servizi di trasporto aereo, tali vettori debbano sostenere il rischio di essere citati in giudizio dinanzi a tribunali situati in qualsiasi parte del mondo in cui sia disponibile l’offerta online, ivi compresi luoghi in cui essi non dispongano di alcuna presenza fisica o che non presentino alcun nesso con il trasporto in questione. Inoltre, nel corso dei lavori preparatori della Convenzione di Montreal, numerose delegazioni hanno espresso la propria opposizione all’aggiunta di un criterio di attribuzione di competenza basato sul domicilio o sulla residenza principale e permanente del passeggero. La sua portata è rimasta limitata ai soli casi di morte o lesioni del passeggero. Poiché il trasporto dei bagagli è un servizio accessorio, il contratto rilevante ai fini della determinazione del giudice competente è quello del trasporto aereo del passeggero]. - (commento di) Marina Castellaneta, Perdita bagaglio dopo acquisto biglietto online, il giudice competente è quello del vettore (Guida al diritto 37/2026, 96-98). in tema di immigrazione (decreto di espulsione): - Cass. 1^, 16.9.26 n. 25447 (Guida al diritto 37/2026, 35): L’efficacia di un decreto di espulsione emesso dal Prefetto non ha una “data di scadenza” automatica. Il semplice passare dei mesi o degli anni, senza che la misura sia stata eseguita, non priva il provvedimento della sua validità, né impedisce alle forze dell’ordine di dare attuazione all’allontanamento dal territorio nazionale. in tema di asilo (minori senza nome): - Cass. 1^, 16.9.26 n. 25436 (ord.za interloc.) (Guida al diritto 37/2026, 35): In tema di protezione internazionale, l’impossibilità per il genitore titolare dello status di rifugiato di rivolgersi alle autorità del paese d’origine o di transito per ottenere il certificato di nascita del figlio minore, nato durante il percorso migratorio in condizioni di eccezionale vulnerabilità e violenza, non ostacola la promozione del procedimento di rettificazione e formazione dell’atto omesso di cui agli artt. 95 e 100 DPR 396/2000. Ai fini della sussistenza dell’interesse e della legittimazione ad agire per la formazione dell’atto di nascita, occorre valutare se le dichiarazioni rese dinanzi alle autorità pubbliche preposte all’identificazione dei richiedenti asilo possano valere quale formale riconoscimento del figlio e se lo stesso status di rifugiato, unito al preminente interesse del minore (best interest of the child) e al diritto all’identità personale e familiare in rispetto degli articoli 2, 10, 30 e 31 Cost. e all’art. 7 Conv. ONU Diritti del Fanciullo, legittimi il genitore all’azione anagrafica giudiziale diretta a conformare i registri dello stato civile, pur in mancanza di una preventiva e autonoma trascrizione o annotazione dell’atto di nascita estero. in tema di asilo (protezione speciale - difetto di radicamento): - Cass. 1^, 12.9.26 n. 25248 (Guida al diritto 37/2026, 34): In tema di protezione speciale, ai sensi dell’art. 19, comma 1.1, TUI nel testo introdotto dal DL 130/2020, l’integrazione sociale e familiare del richiedente costituisce il fulcro principale della valutazione giudiziale, da apprezzarsi in base alla natura ed effettività dei vincoli familiari, al grado di inserimento sociale, alla durata del soggiorno e ai legami con il Paese d’origine. Ne consegue che, in difetto di un radicamento effettivo, non vi è luogo ad alcun giudizio di comparazione con le condizioni del Paese di provenienza, neppure nella forma attenuata della proporzionalità inversa; e, in presenza di un profilo di pericolosità ritenuto prevalente, la protezione speciale deve essere esclusa per insussistenza del presupposto integrativo richiesto dalla norma. [Secondo la SC, laddove il radicamento manchi o risulti meramente apparente, il giudizio comparativo diviene “strutturalmente inutile”. La protezione speciale non può essere riconosciuta “in assenza di un effettivo percorso di integrazione, poiché la norma fonda la tutela proprio sull’esistenza di un radicamento qualificato”]. in materia penale (aiuto al suicidio): - Corte cost. 24.7.26 n. 152, pres. Amoroso, relatori Viganò-Antonini (Guida al diritto 37/2026, 13 T): In tema di aiuto al suicidio, la non punibilità della condotta di agevolazione dell’altrui proposito suicidario, quale risultante dalla declaratoria di incostituzionalità dell’art. 580 c.p. (sent. 242/2019), resta subordinata alla compresenza delle condizioni ivi individuate, tra le quali assume carattere costitutivo la dipendenza della persona da trattamenti di sostegno vitale. Tale requisito non rappresenta un mero indice della gravità o dell’irreversibilità della patologia, né può essere surrogato dalla totale dipendenza dall’assistenza di terzi per il compimento delle attività essenziali della vita quotidiana, poiché individua la specifica situazione del paziente il quale, in forza del diritto di rifiutare o non iniziare trattamenti sanitari necessari alla sopravvivenza, già possa legittimamente porre fine alla propria vita mediante la rinuncia alle cure. Ne consegue che non è costituzionalmente imposto estendere l’area di non punibilità a chi, pur affetto da patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche reputate intollerabili, pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli e stabilmente dipendente dall’aiuto altrui, non sia sottoposto né necessiti, secondo valutazione medica, di trattamenti di sostegno vitale. Le relative situazioni non sono omogenee rispetto alla ratio della sentenza n. 242/2019, sicché non sussiste violazione del principio di eguaglianza né un’indebita compressione del diritto all’autodeterminazione terapeutica di cui agli artt. 2, 13 e 32, secondo comma, Cost.; l’eventuale ampliamento dell’accesso al suicidio medicalmente assistito è rimesso alla discrezionalità del legislatore, nell’approntamento di adeguate garanzie sostanziali e procedurali a tutela della vita, della libertà della decisione e della persona vulnerabile. - (co mmento di) Valeria Cianciolo, La solitudine del corpo dipendente e il requisito del “presidio medico” (Guida al diritto 37/2026, 25-27) [le novità] - (commento di) Valeria Cianciolo, Nel laboratorio periferico delle regioni si cerca un assetto più accettabile (Guida al diritto 37/2026, 28-30) [il ruolo delle regioni: analisi comparativa delle leggi regionali vigenti, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana, Veneto] - (commento di) Valeria Cianciolo, Dagli esiti dell’esperienza francese un nuovo monito per il Parlamento (Guida al diritto 37/2026, 31-32) [gli altri ordinamenti] in materia penale (tortura): - Cass. 2^, 18.8.26 n. 31517 (Guida al diritto 37/2026, 54 T): Ai fini della configurabilità del reato di tortura (che non è reato proprio, in quanto può essere commesso da “chiunque”), l’art. 613-bis c.p. prevede una serie di condotte, o di elementi delle condotte, alternativi fra loro: a) le condotte di violenza o di minaccia, che possano definirsi gravi, e si pongono come alternative all'avere agito con crudeltà; b) tali condotte devono avere cagionato sofferenze fisiche o psichiche (“acute” sofferenze fisiche o, alternativamente, un "verificabile trauma" psichico); c) la persona offesa deve trovarsi in condizioni di limitata libertà personale, o, alternativamente, deve trovarsi affidata (nei differenti termini indicati nella norma incriminatrice) all'agente o, ancora alternativamente, in situazione di minorata difesa; d) da ultimo, è necessario che gli atti di violenza e/o minaccia siano stati consumati con “più condotte” o abbiano comportato un trattamento inumano e degradante per la persona (fattispecie in cui il reato, unitamente a quelli di rapina e di sequestro di persona, è stato ravvisato nella condotta di imputati che avevano sequestrato e sottoposti a condotte violente o minacciose delle persone per costringerle a fare dei prelievi al bancomat). - (commento di) Giuseppe Amato, “Messa a fuoco” sulle parti del delitto aiuta a fare chiarezza tra gli operatori (Guida al diritto 37/2026, 60-64). Due le ipotesi di reato: la “tortura privata”, cosiddetta comune o orizzontale o impropria, e la “tortura pubblica” cosiddetta di Stato o verticale o propria. c.s. Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità (Alberto Savinio, citato nella installazione site-specific di Joseph Kosuth sul fianco del Museo del Novecento)

(Il presente articolo rielabora parzialmente un altro contributo già apparso su questo sito, in data 2 marzo 2023, dal titolo: " La grande "allucinazione". Incentivi edilizi, frodi e moneta parallela ") Con il deficit/Pil confermato al 3,1% per il 2025, appena sopra la soglia europea del 3%, l'Italia resta nella procedura per deficit eccessivo , anche se il Governo ritiene possibile chiudere tale procedura già sulla base dei risultati di bilancio del 2026. D'altra parte, nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), trasmesso alle Camere insieme alla relazione sullo scostamento di bilancio, emerge un aumento del debito pubblico fino al 138,4% del PIL nel 2026, legato in gran parte all'impatto di cassa dei crediti d'imposta connessi ai bonus edilizi (tra cui il Superbonus). In altri termini, gli effetti negativi derivanti (anche) da alcune agevolazioni edilizie disinvolte continuano ad aleggiare come uno spettro sul debito pubblico. Già nel 2024, d'altra parte, l'Istat aveva avvisato tutti sul fatto che il peso sui conti pubblici dei crediti connessi al c.d. superbonus fosse di gran lunga superiore a quanto preventivato. La NaDef prevedeva per la fine dell’anno 2023 un indebitamento netto al 5,3 per cento del Pil, ma già prima di Natale si era fatta strada l’ipotesi di un altro punto di Pil abbondante (fra i 20 e i 23 miliardi) di disavanzo prodotto dalla corsa dei crediti d’imposta per l’edilizia. Poi, l'ulteriore allarme dato dall’Istat, secondo cui il disavanzo sarebbe cresciuto di circa 40 miliardi rispetto a quello prospettato dalla NaDef alla luce del mini-scostamento (sul 2023) approvato insieme al programma dei conti. In quello scenario, lo " scontrino 2023" del Superbonus era di circa 76 miliardi, contro i 54 dell’anno prima, che si aggiungevano ai 13 maturati a fine 2021, per un conto totale, all'epoca, di circa 143 miliardi. Ma di cosa si tratta? Facciamo un passo indietro. Tutto è cominciato con il cosiddetto superbonus edilizio . Il superbonus è l’agevolazione fiscale disciplinata dall’ articolo 119 del decreto legge n. 34/2020 , che consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute a partire dal 1 luglio 2020 per la realizzazione, tra l'altri, di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. La legge di bilancio 2022 ha prorogato l’agevolazione, prevedendo scadenze diverse in funzione dei soggetti che sostengono le spese ammesse. In particolare, il superbonus spetta nella misura del 110% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023, in quella del 70% per le spese sostenute nel 2024 e in quella del 65% per le spese sostenute nel 2025 per i condomini e le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte e professione, per gli interventi su edifici composti da due a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche. Sono compresi gli interventi effettuati dalle persone fisiche sulle singole unità immobiliari all’interno dello stesso condominio o dello stesso edificio, nonché quelli effettuati su edifici oggetto di demolizione e ricostruzione. La particolarità dell’incentivo sta in due aspetti. Innanzitutto, la detrazione stabilita in partenza è del 110%: lo Stato, cioè, restituisce più di quanto è stato effettivamente speso. In secondo luogo, in alternativa alla detrazione, è stato per lungo tempo possibile beneficiare del superbonus optando o per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. E' stato probabilmente sulla base di un malinteso presupposto post-pandemico di buona fede, o comunque nella speranza della costruzione di un nuovo patto di lealtà tra cittadino e Stato, che il Governo Conte II, nel suo cosiddetto decreto rilancio (il d.l. n. 34 del 2020) aveva deciso di immettere un fiume di denaro pubblico nel settore edilizio, senza preoccuparsi di proteggerlo da chi avesse prima e meglio capito come “mungere” illecitamente lo Stato durante l’emergenza, e senza calcolare correttamente l'impatto a regime sui conti pubblici. Come visto, infatti, l’art. 121 del citato decreto-legge aveva disposto che, per tutta una serie di interventi (spese per l’efficienza energetica, recupero o restauro della facciata di edifici esistenti, ecc.), le più che favorevoli detrazioni concesse dallo Stato avrebbero potuto essere fruite dai beneficiari anche tramite un credito d’imposta da cedere ad altri soggetti, senza però stabilire presidi di garanzia (ad es.: visti di conformità) né limitazioni sul numero di cessioni e sulla natura soggettiva dei cessionari. A sua volta, l’art. 122 dello stesso decreto aveva disposto che i beneficiari dei crediti d’imposta introdotti per fronteggiare l’emergenza economica seguita alle misure restrittive dettate dall’emergenza epidemiologica potevano optare per la cessione, anche parziale, di tale credito ad altri soggetti, anche qui senza alcuna regola. Si è innescato così un meccanismo fraudolento su larga scala. Secondo un’indagine della Guardia di Finanza, la truffa era iniziata sfruttando il “bonus locazione” e individuando aziende in crisi o sull’orlo del fallimento che avessero in corso contratti di locazione. I truffatori entravano in queste società per assumerne la guida, ottenevano dall’Agenzia delle Entrate, come previsto dal bonus, l’erogazione del 60% dell’ammontare dell’affitto sotto forma di credito d’imposta e cedevano tale credito a una società compiacente che a sua volta lo rivendeva, ad un valore nominale inferiore, a un’ulteriore società, non necessariamente consapevole del primo illecito. Il credito, una volta “ripulito”, poteva essere utilizzato dall’azienda acquirente come detrazione sulle tasse da pagare. Allargando le maglie della truffa, e sfruttando la complicità di professionisti del settore, i truffatori sparsi per la penisola avevano cominciato a dichiarare lavori di ristrutturazione, a volte anche all’insaputa dei proprietari degli immobili coinvolti, che non erano mai stati eseguiti. Stesso sistema. Acquisizione di credito di imposta sui lavori e cessione, indiscriminata e a catena, di tale credito. Nonostante gli sforzi dei Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, gli effetti perversi del superbonus edlizio non sono stati ancora adeguatamente disinnescati. Il costo sui conti pubblici di tale effetti, per l'anno in corso, è stato quattro volte superiore alle stime del governo. Senza contare il danno derivante dalle frodi scoperte, danno che solo nel primo trimestre del 2026 risulterebbe ammontare a 4,1 miliardi. Ferruccio de Bortoli, in un recente editoriale [1] , ha parlato di "vergogna nazionale", di "un negozio in frode" allo Stato, "con un effetto sicuro e perverso sull’inflazione". Il suo grido di dolore , nel cui ambito si evidenzia anche l'approfittamento di molti, spinge a fare una amara riflessione finale che purtroppo coinvolge l'intero sistema dei controlli intorno a cui è costruito questo Paese. Uno Stato come il nostro non può permettersi errori di gestione quando elargisce benefici - che siano redditi garantiti minimi o agevolazioni fiscali - perchè il tasso di moralità collettiva resta molto basso. Tanti cittadini (e non) continuano a dimenticare che i beni comuni non sono qualcosa di diverso dai beni privati, perchè in ogni pubblica utilità si riflette anche un pezzettino di benessere individuale. Non serve un economista di fama per capire che se non pago le tasse o truffo il mio Stato alla fine tutto ciò si ritorcerà prima o poi anche contro di me incidendo su una minore qualità dei servizi collettivi (strade, scuole, ospedali). E bisogna essere davvero privi di empatia e visione del futuro nel guardare soltanto al proprio misero orticello personale Siccome però gli stolti e i parassiti abbondano a tutte le latitudini, sempre più urgente e ineluttabile è la necessità di uno Stato democratico ma forte, che non solo disegni sulla carta i controlli da fare, ma che abbia anche voglia di farli, in concreto, questi controlli. [1] https://www.corriere.it/frammenti-ferruccio-de-bortoli/26_settembre_22/la-coda-velenosa-e-la-coscienza-sporca-del-superbonus-7adf9128-dd43-43e0-b6ed-1327d67c3xlk.shtml
1. La storia che riguarda gli alloggi privati utilizzati da terzi per scopi di vacanza a breve termine si ritiene comunemente sia iniziata nel 2007 con la nascita di AirBed&Breakfast a San Francisco, quando Brian Chesky e Joe Gebbia sistemarono in salotto tre materassi gonfiabili che offrirono, con la colazione, a 80 dollari ciascuno a ospiti che erano in città per un convegno in materia di turismo. Tuttavia la storia dell’utilizzo di alloggi privati per uso vacanza è iniziata molto prima, nel 1953 quando nacquero i c.d. Vacation Exchange Club , reti di soggetti, per lo più famiglie, che si scambiano la casa per finalità di vacanze nel mondo. Oggi tale abitudine è più diffusa, ma è rimasta un fenomeno di nicchia, seppure regolata da piattaforme online dove occorre registrare l’immobile e pagare un modesto compenso annuo alla piattaforma che assicura un risarcimento in caso di cancellazione da parte sia del padrone di casa sia dell’ospite, soluzioni alternative in caso una sistemazione non conforme, la copertura di eventuali danni materiali causati dall’ospite. Ma in questi casi non vi sono transazioni economiche fra ospiti e ospitanti perché il tutto si traduce in uno scambio, un baratto tra persone. L’anno 2007 rimane dunque fondamentale in questa storia, perché per la prima volta venne chiesto un prezzo per la messa a disposizione di un alloggio privato. Nel 2008 nacque la società e nel 2009, con la nascita del sito web Airbnb , nacque la possibilità di farlo - la locazione di alloggi privati per vacanza - ovunque nel mondo. 7 anni dopo l’inizio del progetto, nel 2014, Airbnb annunciò 50.000 host italiani. 13 anni dopo, nel 2020, Airbnb si quotò al Nasdaq di New York diventando una delle realtà di punta del settore turistico mondiale. E nel 2025 Airbnb ha comunicato la presenza di oltre 350.000 host attivi in Italia. 2. In questi anni di crescita esponenziale del fenomeno delle locazioni brevi come si è mosso il legislatore italiano ? Invero, solo il legislatore tributario si è interessato del fenomeno (seppure dimostrandosi, come si vedrà, un cronotipo tardivo, che non significa essere pigri ma solo avere ritmo biologico spostato un poco più avanti). Difatti, il legislatore non tributario è rimasto fermo a: - l’art. 1, comma 2, lett. c), della l. n. 431 del 1998 [1] che prevede l’esistenza della categoria degli immobili a uso abitativo locati “esclusivamente per finalità turistiche”, escludendola espressamente dall’applicabilità dalla legge stessa, quindi dalla regolamentazione sulle tipologie di contratti ivi disciplinate (sulla forma scritta, sulle modalità di disdetta e di recesso, …); - l’art. 53 del d.lgs. n. 79 del 2011 [2] , il Codice della normativa statale sul turismo, che regola i contratti di multiproprietà e i contratti venduti da agenzie e dai tour operator, disponendo anche che “gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, in qualsiasi luogo ubicati, sono regolati dalle disposizioni del codice civile in tema di locazione”. È su queste disposizioni che si fonda la giurisprudenza civilistica: dal combinato disposto dell’art. 53 del Codice del turismo e dell’art. 1 della legge sulle locazioni abitative emerge che gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, indipendentemente dalla durata del contratto, quindi anche quelli adibiti a locazione turistica breve, sono regolati dalle disposizioni del codice civile sulla locazione (artt. 1571 e ss.), per cui il rapporto che si instaura fra le parti è di natura locatizia. In merito è stato pertanto affermato che: - in tema di condominio, laddove il regolamento condominiale vieta di destinare i locali di proprietà esclusiva a uso diverso dalla privata abitazione, ovvero di darli in locazione o sublocazione sotto forma di pensione o albergo, in detto divieto non rientra la locazione per brevi periodi o saltuaria [3] ; - sempre in tema di regolamento condominiale, le clausole che limitano l’uso delle unità immobiliari in proprietà esclusiva, incidendo sul diritto di proprietà, sono di stretta interpretazione e non possono essere applicate oltre il loro tenore letterale; pertanto, il divieto di esercizio dell’attività di affittacamere non comprende, di per sé, la mera locazione turistica e la locazione breve in assenza di servizi alla persona tipici delle strutture ricettive, gravando su chi deduce la violazione l’onere di provarne in concreto i presupposti e i fatti lamentati [4] . 3. Come detto, nel 2014, Airbnb annunciò 50.000 host italiani. Solo 3 anni dopo, nel 2017, con l’art. 4 del d.l. n. 50 del 2017 [5] per la prima volta il legislatore tributario ha ritenuto di disciplinare il regime fiscale delle locazioni brevi, stabilendo anzitutto: - (A) la definizione , che non identifica un’autonoma fattispecie contrattuale (anzi, non è previsto un particolare schema contrattuale) ma rileva ai soli fini dell’applicazione dello specifico regime fiscale: “ ai fini del presente articolo, si intendono per locazioni brevi i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare ”; - (B) e istituendo il regime fiscale , ossia che “ a decorrere dal 1° giugno 2017, ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve stipulati a partire da tale data si applicano le disposizioni dell’art. 3 del d.lgs. n. 23 del 2011, con l’aliquota del 21 per cento in caso di opzione per l’imposta sostitutiva nella forma della cedolare secca ” [6] . È stato così applicato l’istituto della c.d. “cedola secca” al 21%, una disciplina peculiare di tassazione, alternativa e speciale, per tutti gli alloggi offerti in locazione breve, indipendentemente dal loro numero. Un’unica tassa ad aliquota fissa calcolata direttamente sull’intero canone di locazione annuo, che sostituisce del tutto l’IRPEF e le correlate addizionali regionali e comunali [7] . La cedolare secca era stata introdotta con l’art. 3 del d.lgs. n. 23 del 2011 [8] con l’obiettivo immediato di far emergere i redditi fondiari da locazione “in nero”, ossia i contratti di locazione non registrati, e quindi con l’obiettivo finale di combattere l’evasione fiscale. Poiché i contratti di locazione breve non devono essere registrati [9] , e quindi i proprietari potevano essere indotti a omettere la dichiarazione dei canoni di locazione percepiti, il legislatore ha introdotto ulteriori disposizioni per assicurare il contrasto all’evasione fiscale. Di conseguenza sono stati chiamati in causa “i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on-line, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare”, imponendo loro di “trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite” [10] . Inoltre, detti soggetti intermediari, se incassano i canoni o i corrispettivi relativi, in qualità di sostituti d’imposta, devono operare una ritenuta del 21 per cento [11] sull’ammontare dei canoni e corrispettivi all’atto dell’accredito e provvedono al relativo versamento [12] . Il comma 6 dell’art. 4 in esame prevedeva che “con provvedimento del Direttore dell’Agenzia, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le disposizioni di attuazione del presente articolo, incluse quelle relative alla trasmissione e conservazione dei dati da parte dell’intermediario”. Tale atto di normazione secondaria non è mai stato emanato, e la disposizione che lo prevedeva è stata poi abrogata dall’art. 1, comma 596, della l. n. 178 del 2020. L’Agenzia delle Entrate è però uscita tempestivamente con una circolare – la n. 24/E del 12 ottobre 2017 - di commento e di analisi alla disciplina con la quale ha chiarito: - che il regime si applica sia nel caso di contratti stipulati direttamente tra locatore e conduttore, sia nel caso di contratti stipulati con l’intervento di soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare (anche attraverso la gestione di portali online) per mettere in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare; - che la condizione che il contratto non sia concluso nell’esercizio di un’attività commerciale riguarda entrambe le parti del contratto e, analogamente a quanto previsto in materia di cedolare secca; sono, quindi, esclusi dall’ambito applicativo della norma i contratti di locazione breve che il conduttore stipula nell’esercizio di tale attività quali, ad esempio, quelli a uso foresteria dei dipendenti [13] ; - che l’oggetto del contratto sono immobili posti in locazione per finalità abitative e con destinazione residenziale; per cui la locazione deve riguardare unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa A10 - uffici o studi privati) e le relative pertinenze (box, posti auto, cantine, soffitte, ecc.) nonché, in analogia con quanto previsto per la cedolare secca sulle locazioni, anche singole stanze dell’abitazione; - che rientra nel contratto di locazione breve anche la “fornitura di biancheria e la pulizia dei locali”, perché sono “servizi ritenuti strettamente funzionali alle esigenze abitative di breve periodo e, pertanto, non idonei ad escludere i contratti che li contemplano dalla applicazione della cedolare secca e dall’assoggettamento del canone a ritenuta”; - che analogo regime (quindi “servizi strettamente funzionali alle esigenze abitative di breve periodo”) va “applicato anche per altri servizi come, ad esempio, la fornitura di utenze, di wi-fi, di aria condizionata”, i quali, seppure non contemplati dall’art. 4, “risultano strettamente connessi all’utilizzo dell’immobile”; - che, all’opposto, la disciplina delle locazioni brevi non si applica qualora, oltre alla messa a disposizione dell’abitazione, “siano forniti servizi aggiuntivi che non presentano una necessaria connessione con le finalità residenziali dell’immobile quali, ad esempio, la fornitura della colazione, la somministrazione di pasti, la messa a disposizione di auto a noleggio o di guide turistiche o di interpreti”, perché ciò richiede un livello seppur minimo di organizzazione”; - in ogni caso, che la disciplina presuppone che “il contratto sia stipulato da persone fisiche che pongono in essere la locazione al di fuori di attività d’impresa”; pertanto, “devono ritenersi escluse dall’ambito applicativo della norma le locazioni brevi che rientrano nell’esercizio di attività d’impresa”. 4. Come detto, nel 2020 Airbnb si quotò in borsa. Nello stesso anno anche il portale Booking.com ha aperto la sua piattaforma alle locazioni brevi e alle case vacanze. E nel 2020, con l’art. 1, comma 595, della l. n. 178 del 2020 [14] , il legislatore tributario ha introdotto il (primo) limite numerico alle locazioni brevi e una presunzione, così prevedendo che: - (A) “il regime fiscale delle locazioni brevi di cui all’art. 4, commi 2 e 3, del d.l. n. 50 del 2017, con effetto dal periodo d’imposta relativo all’anno 2021, è riconosciuto solo in caso di destinazione alla locazione breve di non più di quattro appartamenti per ciascun periodo d’imposta”; - (B) e stabilendo, meglio, codificando, una presunzione : “ negli altri casi, ai fini della tutela dei consumatori e della concorrenza, l’attività di locazione di cui al presente comma, da chiunque esercitata, si presume svolta in forma imprenditoriale ai sensi dell’art. 2082 c.c. ”. Tale presunzione di attività d’impresa (vedremo in seguito di che tipologia si tratta) comporta il sorgere dei correlati obblighi (di apertura di partita IVA, di imposte sui redditi tenendo conto dei possibili regimi attivabili forfetario, semplificato, ordinario, di adempimenti contabili e dichiarativi, oneri previdenziali, ...). Il legislatore ha anche ulteriormente specificato che “tali disposizioni si applicano anche per i contratti stipulati tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, ovvero tramite soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di appartamenti da condurre in locazione”. 5. Nel 2023, con l’art. 13 ter del d.l. n. 145 del 2023 [15] è stata avviata un’articolata regolamentazione amministrativa . Per ogni unità immobiliare a uso abitativo destinata a contratti di locazione per finalità turistiche, oppure destinata alle locazioni brevi, nonché per ogni struttura turistico-ricettiva alberghiera ed extralberghiera, è stato introdotto l’obbligo del Codice Identificativo Nazionale (CIN) “al fine di assicurare la tutela della concorrenza e della trasparenza del mercato, il coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale e la sicurezza del territorio e per contrastare forme irregolari di ospitalità”. Il CIN deve essere esposto all’esterno dello stabile in cui è collocato l’appartamento, nonché indicato in ogni annuncio ovunque pubblicato e comunicato. Il Ministero del Turismo ha realizzato e gestisce la Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR), e attraverso di essa ha avviato una procedura telematica per assegnare il CIN agli immobili destinati alle locazioni brevi o per finalità turistiche. È stata altresì prevista la “ri-codificazione” dei codici identificativi regionali e provinciali (ossia i codici già assegnati dalle regioni e dalle province autonome). Soprattutto, “a fini di contrasto dell’evasione fiscale e contributiva”, è stato stabilito che “le informazioni contenute nella banca dati sono disponibili all’Amministrazione finanziaria e agli enti creditori per le finalità istituzionali”. E che “l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di finanza effettuano, con modalità definite d’intesa, specifiche analisi del rischio orientate prioritariamente all’individuazione di soggetti da sottoporre a controllo che concedono in locazione unità immobiliari ad uso abitativo prive di CIN”. Ed ancora, per coloro che esercitano la locazione breve in forma imprenditoriale, sia direttamente sia tramite intermediari, è previsto l’obbligo di segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) [16] presso lo sportello unico per le attività produttive del comune nel cui territorio è svolta l’attività. Inoltre, ogni unità immobiliare, sempre se gestita in forma imprenditoriale, deve essere dotata di dispositivi di sicurezza per la rilevazione di gas combustibili e del monossido di carbonio nonché di estintori portatili. 6. Sempre nel 2023, con l’art 1, comma 63, della l. n. 213 del 2023 [17] il legislatore ha: - (A) aumentato, a decorrere dal 1° gennaio 2024, l’aliquota della cedola secca per i redditi derivanti dai contratti di locazione breve, fissando “l’aliquota del 26 per cento in caso di opzione per l’imposta sostitutiva nella forma della cedolare secca”, fatto salvo il mantenimento della “aliquota al 21 per cento per una unità immobiliare individuata dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi”; - (B) introdotto regole per individuare il soggetto che, qualora incassi canoni o corrispettivi relativi a contratti di locazione breve, deve operare come sostituto d’imposta in caso di: - soggetti non residenti in possesso di una stabile organizzazione in Italia (opera tramite la stabile organizzazione); - soggetti residenti al di fuori dell’Unione europea, in possesso di una stabile organizzazione in uno Stato membro dell’Unione europea (opera tramite la stabile organizzazione); - soggetti privi di stabile organizzazione in uno Stato membro dell’Unione europea (opera tramite un rappresentante fiscale). 7. Come detto, nel 2025 Airbnb ha comunicato 350.000 host italiani attivi. E nel 2025, con l’ultima legge di bilancio, la n. 199 del 2025 [18] , all’art. 1, comma 17, è stato modificato il comma 595 dell’art. 1 della legge n. 178 del 2020 stabilendo il (nuovo) limite numerico decorrente dal 2026: le parole “quattro appartamenti” sono sostituite dalle seguenti: “ due appartamenti ”. Pertanto da quest’anno 2026 il regime fiscale agevolato - cedolare secca - per le locazioni brevi è riconosciuto solo in caso di destinazione a questa finalità di non più di due appartamenti per ciascun periodo d’imposta. Superata questa soglia, l’attività di locazione breve, da chiunque esercitata, si presume ex lege svolta in forma imprenditoriale [19] . 8. Il 20 maggio 2026 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2024/1028 dedicato alla trasparenza e alla condivisione dei dati relativi ai “servizi di locazione di alloggi a breve termine”, che si rivolge principalmente ai portali online che offrono locazioni brevi, i quali assumono responsabilità nella raccolta e trasmissione dei dati alla autorità competenti. Al riguardo, si segnala l’art. 9, ove è stabilito che le piattaforme trasmettono mensilmente alle autorità nazionali (in Italia alla BDSR) i dati di ogni unità, cioè il numero di registrazione dell’alloggio, i dati identificativi dell’unità, le informazioni relative all’host, i dati sull’attività di locazione, il numero di notti prenotate, il numero di ospiti. 9. Nell’elencazione della normativa tributaria qui di interesse, vale rammentare che il soggetto che incassa il canone o il corrispettivo della locazione breve, oppure che interviene nel pagamento di detto canone o corrispettivo, è “responsabile” anche del pagamento dell’ imposta di soggiorno . Così dispone l’art. 4, comma 1 ter, del d.lgs. n. 23 del 2011 [20] laddove prevede che “i gestori delle strutture ricettive sono responsabili d’imposta” con diritto di rivalsa dell’imposta di soggiorno nei confronti del turista; che i gestori sono obbligati a versare il tributo anche qualora il soggetto che ha alloggiato non abbia versato loro l’ammontare dovuto; che i gestori devono presentare la dichiarazione ed eseguire gli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale; che in caso di omesso versamento del tributo, il Comune può rivolgersi direttamente al gestore pretendendo il pagamento dell’imposta e della sanzione ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 471 del 1997 [21] . La Corte di legittimità ha precisato che i gestori delle strutture ricettive sono obbligati a versare il tributo anche qualora il soggetto che ha alloggiato non abbia versato loro l’ammontare corrispondente. Per tale motivo, in caso di omesso versamento del tributo, il Comune può rivolgersi anche solo al gestore, pretendendo il pagamento dell’imposta e della sanzione. Il gestore della struttura ricettiva, nella veste di responsabile d’imposta, incassa e riversa l’imposta pagata dal turista, in quanto risulta essere in ogni caso incluso nel novero dei soggetti passivi dell’obbligazione tributaria (ovverosia il soggetto tenuto all’adempimento), destinatario di precisi obblighi dichiarativi e di versamento dell’imposta, riconducibile a un rapporto trilatero gestore-cliente-ente locale, di natura esclusivamente tributaria. Discende da tale impostazione che “l’obbligo dei gestori delle strutture ricettive di versare l’imposta di soggiorno ha natura esclusivamente tributaria … con conseguente attrazione delle liti tra l’Ente impositore e il responsabile d’imposta nell’esclusiva sfera della giurisdizione tributaria” [22] . 10. Il regime fiscale delle locazioni brevi - nei termini sopradescritti - è ora disciplinato dall’ art. 207 del d.lgs. n. 117 del 2026 [ 23] , entrato in vigore il 4 luglio 2026, le cui disposizioni (ai sensi di quanto ha disposto il suo art. 377) si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2027. 11. Fin qui si è dunque normato sul numero massimo di giorni per i contratti di locazione breve, sul numero di appartamenti, sui codici identificativi, sui rapporti tra amministrazioni pubbliche e piattaforme online. In questo quadro, vale soffermarsi su due tematiche. - A. Lasciando a parte il numero degli alloggi gestibili con il regime della cedolare secca (fino al 2020 senza limite, dal 2021 4 alloggi, dal 2026 2 alloggi) si deve evidenziare che il contribuente può optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva nella forma della cedolare secca solamente se svolge un’attività di locazione breve “al di fuori dell’esercizio di attività di impresa” . Difatti, sin dall’art. 4 del d.l. n. 50 del 2017, il legislatore ha menzionato “contratti stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa”. Per cui, se l’attività di locazione breve viene svolta in forma imprenditoriale si discute non più di cedolare secca bensì di reddito d’impresa. È noto che l’ordinamento italiano non fornisce una definizione di impresa bensì solo quella di imprenditore e che sul concetto di imprenditore la legislazione civilistica e quella fiscale non sono coincidenti: - l’art. 2082 c.c. considera imprenditore chi svolge professionalmente un’attività economica (diretta alla produzione o allo scambio di beni o di servizi) “organizzata”; - l’ordinamento tributario presenta un concetto di imprenditore diverso, più ampio, al fine di ampliare il campo impositivo rispetto alla ratio civilistica di carattere solo definitorio [24] . Infatti, l’art. 55 del d.P.R. n. 917 del 1986 [25] , e l’art. 4 del d.P.R. n. 633 del 1972 [26] , non richiedono il requisito dell’organizzazione ma la mera “professione abituale delle attività” di cui all’art. 2195 c.c., anche non svolte in modo esclusivo. Tuttavia, ai sensi della lett. a) del comma 2 dell’art. 55, le prestazioni di servizi che non rientrano in quelle elencate nell’art. 2195 c.c. (quali solo le locazioni brevi) costituiscono esercizio d’impresa se derivanti dall’esercizio di attività organizzata in forma d’impresa. Sia dottrina sia giurisprudenza valutano il requisito della “organizzazione”, volta allo scopo della produzione o dello scambio di beni o di servizi, con un criterio riduttivo, perché è sufficiente anche l’organizzazione del solo lavoro altrui o di soli beni, o di solo mezzi, anche con modalità “rudimentali” [27] , organizzazione che deve comunque risultare in maniera apprezzabile dal complesso di mezzi, di capitali, di persone che consentono il funzionamento dinamico dell’impresa, in quanto la distinzione di un’attività economica organizzata ha carattere dinamico ed evolutivo [28] ed è contrassegnata da un fine di lucro o, almeno, di redditività [29] . Dunque, come verificare se un’attività di locazione breve viene esercitata in forma organizzata? Come esaminare i caratteri della professionalità, abitualità e organizzazione dell’attività? In base a indizi che, come prescritto dall’art. 2729 c.c., devono presentarsi univoci, in quanto “gravi precisi e concordanti”, i quali possono essere: - il numero elevato delle prenotazioni (nella misura di diverse centinaia ogni anno con unità immobiliari locate in modo continuativo); - la continuità nel tempo dell’attività (un’attività economica esercitata per più anni non può essere considerata occasionale); - la presenza dell’immobile sulle principali piattaforme online (tassello che conferma che l’attività svolta è abituale e non occasionale); - l’organizzazione delle attività di pulizia e cambio biancheria delle unità che, considerato il ricambio continuo di ospiti, richiede necessariamente un non usuale livello di organizzazione della forza lavoro e una determinata professionalità; - gli introiti derivanti dall’esercizio dell’attività. Questi, complessivamente valutati, integrano “plurimi indizi che depongono sia per l’abitualità e la professionalità, sia per l’organizzazione in forma d’impresa dell’attività svolta, dovendosi, quindi, concludere che trattasi di attività di impresa”. Tali indici “depongono, in sostanza, oltre che per l’esercizio abituale e continuativo dell’attività, anche per la sussistenza di un’organizzazione in forma d’impresa, non essendo a tal fine necessario che l’attività imprenditoriale si svolga con un apparato esteriore aziendale, ma essendo sufficiente ‘un adeguato coordinamento dei fattori della produzione, e in particolare del lavoro proprio e di capitali’; essendo sufficiente la direzione specifica impressa, anche con ‘mezzi rudimentali’, alla propria attività economica”. Così si è espressa la Corte di Giustizia Tributaria di Firenze, precisando anche, e opportunamente, che “l’assenza di servizi aggiuntivi non è, quindi, sufficiente per escludere la natura imprenditoriale dell’attività” (in caso contrario non vi sarebbe stato bisogno di specificare, nell’art. 4 del d.l. n. 50 del 2017, che l’attività non deve essere esercitata in forma d’impresa). “L’attività di locazione ai fini turistici ben può produrre reddito d’impresa laddove la stessa - sebbene consti dei soli servizi di fornitura iniziale di biancheria e pulizia finale - sia esercitata in forma imprenditoriale, come nel caso di specie” [30] . In definitiva, anche al di sotto dei limiti quantitativi di legge, può essere legittima la riqualificazione del reddito (di impresa, anziché fondiario) ove sia riscontrato, a un’analisi complessiva del caso concreto, l’esercizio di attività di impresa, sussistendo i requisiti dell’abitualità, della professionalità e dell’esistenza, anche minima, anche “rudimentale”, di un’organizzazione. - B. Come detto, la presunzione di attività d’impresa correlata al (solo) numero degli alloggi vige dal 2021 (per più 4 alloggi e ora, dal 2026, per più di 2 alloggi). Pertanto dal 2026 chi gestisce tre (o più) immobili con contratti di locazione breve è un imprenditore commerciale . Tale novella disciplina ha avviato un dibattito sul concetto di imprenditore ex art. 2082 c.c. Concetto che è mutato dopo che il diritto euro-unitario ha introdotto la nozione di “operatore economico”: il diritto dell’Unione è indifferente alla forma giuridica che possono presentare le imprese, e la giurisprudenza unionale ripetutamente dichiara che è impresa qualsiasi ente che esercita un’attività economica, a prescindere dal suo status giuridico e dalle sue modalità di finanziamento; che è attività economica qualsiasi attività che consiste nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato; che la nozione di operatore economico comprende anche soggetti che non operano sul mercato in modo sistematico. Ne consegue che l’imprenditore integra un concetto qualitativo, fondato sull’organizzazione dell’attività. Mentre, per la disciplina degli alloggi a locazione breve qui in esame, il legislatore ha utilizzato un parametro meramente quantitativo. Il solo numero degli immobili è, per il legislatore italiano, un criterio sufficiente per qualificare l’attività come impresa. La peculiarità di questa presunzione è dunque che essa è basata semplicemente su base reale, sul numero degli immobili. Tale impostazione suscita interrogativi sulla natura delle presunzione. È una presunzione legale assoluta ? [31] Alcuni commentatori l’hanno definita: “una presunzione assoluta che non ammette la prova contraria i cui effetti riguardano non solo le imposte sui redditi, ma anche l’IVA” [32] . Ma la Corte costituzionale ha più volte affermato che le presunzioni tributarie non sono di per sé illegittime, ma debbono fondarsi su “indici concretamente rivelatori di ricchezza”, ovvero su “fatti reali”, quand’anche difficilmente accertabili, affinché l’imposizione non abbia una “base fittizia” [33] . In altri termini, il legislatore può introdurle, purché esse siano ragionevoli e non si traducano in automatismi irrazionali o in una compressione della capacità contributiva. È una presunzione legale relativa ? Secondo la definizione che ci ha offerto di recente la Corte costituzionale, questo tipo di presunzione è “una fattispecie in cui l’accertamento positivo di un fatto da parte dell’Amministrazione finanziaria risulterebbe oltremodo complesso, per cui al verificarsi del fatto noto previsto dal legislatore ricade sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria, dimostrando l’insussistenza del fatto” [34] . Ebbene, proprio nel caso delle locazioni brevi, e all’evidenza in casi di gestione di un numero di alloggi contenuto, è teoricamente possibile che si verifichi il rischio di situazioni fattualmente ed economicamente diverse (si pensi a colui che ha tre modesti alloggi in una località isolata e turisticamente non allettante, rispetto a colui che gestisce tre abitazioni nel centro di una famosa città d’arte frequentata tutto l’anno) ma trattate in modo uniforme (sono entrambi imprenditori ex lege) sulla base di un unico parametro, quello quantitativo. La disciplina delle locazioni brevi nel 2026 rappresenta un esempio emblematico di come il legislatore ha disciplinato, semplificando, un fenomeno complesso attraverso criteri semplici e oggettivi. Il sistema è chiaro sul piano formale: la soglia numerica è definita e gli obblighi relativi sono stati bene esplicitati. Ma questa chiarezza può accompagnarsi a rigidità, perché l’imprenditorialità non è più accertata ma presunta. Pare sia sorta una tensione tra esigenze di chiarezza e di semplificazione e principio di ragionevolezza, tensione che potrebbe emergere con forza in sede contenziosa. Poiché la giurisprudenza afferma che la qualificazione dell’attività economica richiede una valutazione sostanziale e non può essere fondata su automatismi, il contribuente potrà allora valutare se contestare la qualificazione imprenditoriale, dimostrando l’assenza di ogni tipologia di organizzazione, anche rudimentale. E sarà in queste circostanze che il contenzioso tributario avrà un ruolo centrale. Sarà dunque la giurisprudenza tributaria a stabilire il peso probatorio della presunzione, al fine di assicurare equilibrio tra dato normativo e situazione sostanziale. 12. Può essere qui solo segnalato che si è determinato un disallineamento tra legislazione tributaria e legislazione regionale la quale, in materia di turismo, è chiamata a dettare i requisiti delle strutture ricettive, sia alberghiere che extra alberghiere. Tra le seconde rientrano le “case e appartamenti per vacanze”, ossia strutture organizzate per fornire alloggio (ed eventualmente servizi complementari) in unità abitative, o parti di esse, con destinazione residenziale, composte da uno o più locali arredati e dotati di servizi igienici e di cucina. Ebbene, la maggior parte delle leggi regionali distingue - utilizzando un dato numerico - tra alloggi gestiti “in forma imprenditoriale” e alloggi gestiti “in forma non imprenditoriale” perché, in questo secondo caso, ai relativi alloggi non si applicano i requisiti minimi stabiliti da un regolamento, oppure da un disciplinare, circa il numero massimo di posti letto in base alla superficie dell’alloggio, il numero di servizi igienici, la metratura della cucina, la grandezza del frigorifero, …). Per esempio: - la legge regionale lombarda prevede che gli appartamenti per vacanze possono essere gestiti sia in forma imprenditoriale sia in forma “non imprenditoriale” e che, in questo secondo caso, ossia non sono imprenditori coloro che hanno la disponibilità “fino a un massimo di tre unità abitative e svolgono l’attività in maniera non continuativa, osservando a tal fine un periodo di interruzione dell’attività non inferiore a novanta giorni all’anno, anche non continuativi” [35] ; - anche la legge regionale calabra prevede che non sono soggetti alla disciplina dell’esercizio delle case o appartamenti per vacanza coloro che “danno in locazione case e appartamenti in numero non superiore a tre, nel corso di una o più stagioni turistiche, con contratti aventi validità non superiore ai sei mesi consecutivi, senza la fornitura di servizi aggiuntivi e a condizione che l’attività non sia organizzata sotto forma di impresa” [36] ; - invece, per la legge regionale abruzzese , la distinzione tra attività imprenditoriale (sia diretta sia indiretta) e attività non imprenditoriale nella gestione di case e appartamenti per vacanze sta in un numero maggiore di alloggi, “cinque o più case o appartamenti” [37] ; - in parte differente la situazione trentina che, pur stabilendo che sono case e appartamenti per vacanze le unità abitative arredate e gestite, “in numero superiore a tre”, da chi ne ha la disponibilità a qualsiasi titolo e le offre in locazione ai turisti assicurando i servizi essenziali previsti dal regolamento di esecuzione, precisa poi che la stessa disciplina “si applica anche a coloro che hanno in disponibilità fino a tre unità abitative se gestite in forma imprenditoriale” [38] . Nondimeno, sappiamo che le Regioni non possono interferire con la disciplina, di competenza esclusiva statale, relativa al sistema tributario dello Stato (nemmeno con riguardo al relativo regime agevolativo , che costituisce un’integrazione della disciplina medesima) [39] . E tanto ha puntualmente osservato l’Agenzia delle Entrate con la già citata circolare n. 24/E del 2017: “le normative regionali e provinciali in materia di attività e strutture turistico-ricettive non hanno rilevanza ai fini fiscali”. Però creano disorientamento nel cittadino e soprattutto, in questo caso, ai gestori di case e appartamenti per vacanze. 13. La prossima frontiera è molto più impegnativa: stabilire attraverso parametri variabili quando un territorio può essere considerato sotto stress abitativo e, di conseguenza, quando diventa giustificabile introdurre limitazioni alle locazioni di breve durata [40] . È del 9 settembre scorso la notizia che la Commissione europea sta lavorando all’ Affordable Housing Act , un intervento regolamentare sulla crisi abitativa che intende introdurre una definizione europea delle aree sotto stress abitativo e consentire alle autorità nazionali, regionali e locali di limitare gli affitti brevi e, a determinate condizioni, anche l’acquisto o l’utilizzo di immobili non destinati ad abitazione principale. Alcuni Stati membri hanno già adottato misure per attenuare i problemi di accessibilità economica e di disponibilità di alloggi nelle zone che devono far fronte a grandi pressioni abitative, ma hanno dovuto affrontare controversie giuridiche riguardanti la compatibilità di tali misure con il diritto dell’UE. L’atto legislativo sugli alloggi a prezzi accessibili risponde a queste problematiche fortemente circoscritte a livello locale e alla richiesta degli Stati membri e delle autorità comunali di una maggiore certezza giuridica quando decidono di intervenire, sulla base delle specificità locali e nel rispetto del diritto dell’UE [41] . Sembrerebbe questo un approccio articolato e non unico che riconosce spazio d’azione alla normativa locale. Normativa locale che, però, deve riuscire a trovare anche nuove soluzioni e strumenti innovativi: per esempio iniziare a premiare istituti di rinnovamento sociale, quali iniziative legate al cohousing oppure a proprietà in capo al privato-sociale [42] . E in tema di imposte IMU – IMIS, i comuni possono riconoscere premialità, ossia riduzioni di aliquote, a favore di coloro che locano appartamenti a lungo termine. In definitiva, in questa delimitata materia delle locazioni brevi pare davvero appropriato ricordare che, secondo una metafora antica, le leggi sono paragonabili a un organismo animato perché devono confrontarsi di continuo non solo con l’interpretazione giurisprudenziale ma anche e soprattutto con gli interessi economici e sociali (spesso contrapposti, come è in questa materia) in costante evoluzione: la ridefinizione delle disposizioni normative è inevitabile in una società complessa. Si può allora concludere quest’analisi dell’istituto delle locazioni brevi dal punto di vista tributario parafrasando un celebre aforisma: “ il diritto è ciò che, dopo la legge, i Tribunali faranno in concreto ” [43] . L'ultima parola spetta dunque, in questo caso, alle Corti di Giustizia tributaria e alla Corte di Cassazione. [1] L. 9.12.1998, n. 431, “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo”. [2] D.lgs. 23.5.2011, n. 79, “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio”. [3] Cass. civ., sez. II, 28.9.2017, n. 22711; [4] Corte d’Appello di Milano, sez. III civ., 26.2.2026, n. 514. [5] D.l. 24.4.2017, n. 50, “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”, convertito con modificazioni dalla l. 21.6.2017, n. 96. [6] Il successivo comma 3 dell’art. 4 stabilisce: “Le disposizioni del comma 2 si applicano anche ai corrispettivi lordi derivanti dai contratti di sublocazione e dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell’immobile da parte di terzi, stipulati alle condizioni di cui al comma 1”. [7] Il reddito derivante da locazioni integra un “reddito fondiario”, un “reddito da fabbricati” per il proprietario dell’immobile (e per il titolare di un altro diritto reale); per il sublocatore e il comodatario tale reddito integra un “reddito diverso”. [8] D.lgs. 14.3.2011 n. 231, “Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale”. [9] Sono soggetti a registrazione solo in caso d’uso le “locazioni e affitti di immobili, non formati per atto pubblico o scrittura privata autenticata di durata non superiore a trenta giorni complessivi nell'anno”, ai sensi dell’art. 2 bis della Tariffa Parte II allegata al d.P.R. 26.4.1986, n. 131, “Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro”. [10] Il termine “soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare” si riferisce a coloro che intermediano la conclusione del contratto o che intervengono nella fase del pagamento, sia nel caso in cui siano residenti o abbiano una stabile organizzazione in Italia, sia nel caso in cui non siano residenti e siano privi di una stabile organizzazione nello Stato italiano. [11] Che dal 2024, con la modifica introdotta dal comma 63 dell’art. 1 della l. 30.12.2023, n. 213, è divenuta a “titolo di acconto”. [12] Gli intermediari immobiliari che intervengono nella conclusione di contratti di locazione breve sono dunque tenuti ad applicare la ritenuta sulle somme corrisposte al locatore, effettuando tale operazione al momento del pagamento. Nel caso in cui l’immobile sia in comproprietà ma il contratto di locazione sia stato stipulato da uno solo dei proprietari, la ritenuta deve essere operata e successivamente certificata esclusivamente nei confronti del soggetto che risulta contraente. In particolare, il reddito derivante dai contratti di locazione deve essere imputato a ciascun comproprietario in proporzione alla propria quota di possesso, mentre la ritenuta operata dall’intermediario deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi esclusivamente dal soggetto intestatario del contratto e della relativa certificazione. [13] Invero, la giurisprudenza si è divisa sull’applicabilità del regime della cedolare secca ai contratti di locazione a uso foresteria stipulati con persone giuridiche o società, tanto che con ordinanza n. 30016, del 13 novembre 2025, la V sezione della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la decisione sull’applicabilità del regime della cedolare secca ai contratti di locazione a uso foresteria stipulati con persone giuridiche o società. Ciò perché alcune aperture giurisprudenziali hanno ritenuto irrilevante la qualità di impresa o società del conduttore ai fini dell’accesso alla cedolare secca, purché l’immobile avesse destinazione abitativa. Ma un orientamento più restrittivo ha escludo tale beneficio, considerando il contratto a uso foresteria come un accordo atipico di natura “organizzativa/produttiva” (estraneo alla normale locazione abitativa a causa della dissociazione tra azienda che firma e dipendente che abita). E ciò sulla base dell’art. 3 del d.lgs. n. 23 del 2011 che al comma 1 stabilisce che il regime della cedolare secca “non si applica alle locazioni di unità immobiliari a uso abitativo effettuate nell’esercizio di una attività d’impresa, o di arti e professioni”, e che la Corte di legittimità ha già affermato che un immobile abitativo locato e destinato a uso foresteria non integra una locazione abitativa, “né primaria né transitoria, in quanto non è diretta a soddisfare alcuna esigenza abitativa del conduttore, bensì la diversa esigenza - che ne costituisce la causa - di destinare l’immobile locato a temporaneo alloggio di propri dipendenti od ospiti” (Cass. civ., sez. I, 10.2.2014, n. 2964). Si è in attesa - alla data di pubblicazione del presente scritto - del deposito della sentenza delle Sezioni Unite, posto che la causa è stata discussa nell’udienza del 7 luglio 2026. [14] L. 30.12.2020, n. 178, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”. [15] D.l. 18.10.2023, n. 145, “Misure urgenti in materia economica e fiscale, in favore degli enti territoriali, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, convertito, con modificazioni, dalla l. 5.12.2023, n. 191. [16] Ai sensi dell’art. 19 della l. 7.8.1990, n. 241. [17] L. 30.12.2023, n. 213, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026”. [18] L. 30.12.2025, n. 199, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”. [19] L’Agenzia delle Entrate ha predisposto la guida “Locazioni brevi: la disciplina fiscale e le regole per gli intermediari” che illustra le regole generali sulla tassazione dei contratti e le modalità operative che gli intermediari immobiliari devono osservare per adempiere agli obblighi posti a loro carico. Vedi: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/le-locazioni-brevi-e-la-cedolare-secca [20] D.lgs. 14.3.2011, n. 23, “Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale”. [21] D.lgs. 18.12.1997, n. 471, “Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662”. [22] Cass. civ., Sez. Unite, 28.6.2026, n. 22202; Cass. civ., Sez. Unite, 23.1.2026, n. 1527. [23] D.lgs. 19.6.2026, n. 117, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi”. [24] “La disciplina tributaria non richiede, ai fini della tassazione del reddito di una società di fatto, altro requisito se non la ravvisabilità nel suo oggetto dell’esercizio di un’attività commerciale, e che la costituzione di una società è ammessa anche per l’esercizio occasionale di attività economiche” (Cass. civ., sez. V, 6.11.2002, n. 15538). [25] D.P.R. 22.12.1986, n. 917, “Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi”. [26] D.P.R. 26.10.1972, n. 633, “Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto”. [27] “Perché ricorra la figura dell’imprenditore commerciale, il requisito dell’organizzazione professionale per un’attività di servizi non postula necessariamente un complesso ordinato di mezzi e di persone con le modalità e le caratteristiche delle rispettive attività commerciali, essendo, invece, sufficiente che quell’attività sia sistematica e continua, anche se con rudimentale e limitata predisposizione di documenti, danaro e altro, particolarmente quando essa sia incentrata in una persona e non richieda che scarsi mezzi materiali e personali” (Cass. civ., 16.9.1983, n. 5589); “Attività svolta con mezzi anche rudimentali, sufficienti comunque ad integrare il requisito dell’organizzazione”, al compimenti di “atti reiterati, oggettivamente suscettibili di essere qualificati come atti d’impresa”, anche di “atti economici preparatori che permettano di individuare l’oggetto dell’attività e il suo carattere commerciale” che rende “manifesto che non si tratta di operazioni isolate ma di attività professionalmente esercitata” (Cass. civ., sez. I, 13.8.2004, n. 15769). [28] Cons. Stato, sez. V, 23.10.2012, n. 5409. [29] “Una prestazione oggettivamente organizzata in modo da essere fornita previo compenso adeguato al costo” (Cass. civ., sez. III, 26.9.2006, n. 20815; id., sez. lavoro, 19.8.2011, n. 17399). [30] Corte di Giustizia Tributaria di primo grado Toscana, Firenze, sez. 3, 2.3.2026, n. 148. In tema, vedasi anche Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado dell’Abruzzo, sez. 6, 11.2.2025, n. 68. [31] Praesumptio iuris et de iure, regola che stabilisce un fatto certo da un fatto noto e non permette al contribuente di dimostrare il contrario. [32] Nicola Forte, Il Fisco, n. 11, 16.3.2026, p. 965. [33] Corte costituzionale, sentenze n. 103 e n. 109 del 1967, n. 99 del 1968, n. 200 del 1976. [34] Corte costituzionale, sentenza n. 50 del 2026. [35] Art. 27 l.r. Lombardia 1.10.2015, n. 27, “Politiche regionali in materia di turismo e attrattività del territorio lombardo”. [36] Art. 19 l.r. Calabria 7.8.2018, n. 34, “Norme sulla classificazione delle strutture ricettive extralberghiere”. [37] Art. 54, l.r. Abruzzo 15.2.2023, n. 10, “Disciplina del sistema turistico regionale”. [38] Art. 7 l.p. Trento 15.5.2002, n. 7, “Disciplina degli esercizi alberghieri ed extra-alberghieri e promozione della qualità della ricettività turistica”. [39] Corte costituzionale, sentenza n. 274 del 2020. [40] Per il vero, taluni Comuni si sono già mossi introducendo alcune limitazioni. Si veda il caso di Peschiera sul Garda che con “regolamento sui requisiti qualitativi delle case e degli appartamenti per vacanze” ha stabilito una “dotazione minima di parcheggi” (requisito che può essere soddisfatto anche attraverso la presenza di parcheggi pubblici nella stessa zona, o con la locazione di parcheggi privati posti a distanza ragionevole). Sull’applicazione concreta di detto regolamento, si veda la sentenza del T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. II, 22.4.2026, n. 560. [41] https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/nuove-norme-dellue-aiutare-le-autorita-locali-ad-affrontare-la-crisi-abitativa-2026-09-09_it [42] Vedasi, per esempio, la Fondazione Trentino Abitare - Impresa Sociale, costituita il 25 febbraio 2025 con l’obiettivo di favorire l’accesso alla casa e promuovere soluzioni innovative, sostenibili e accessibili. È un ente del Terzo Settore senza scopo di lucro che persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Dichiara di “lavorare per attivare l’offerta abitativa, recuperare gli alloggi sfitti e promuovere la locazione residenziale di lungo periodo; per riutilizzare il patrimonio inutilizzato che può tornare a generare valore per il territorio, offrendo opportunità abitative più stabili, sicure e durature”. [43] Oliver Wendell Holmes jr. “The profecies of what the courts will do in fact, and nothing more pretentious, are what I mean by the law”.

s ul la c.d. legge “liberi di scegliere” : L 17.7.2026 n. 131 [GU 25.7.26 n. 171, in vigore dal 9 agosto 2026], Misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata. («Liberi di scegliere») - testo della legge (Guida al diritto 36/2026, 14-23) sotto il titolo: “Minori e criminalità: estese ai contesti familiari degradati le norme sulla protezione dei pentiti” - modifiche al codice di procedura penale (testo modificato in grassetto) (Guida al diritto 36/2026, 24-27) - commenti: - Alberto Cisterna, Il cortocircuito delle «devianze» e la retorica del contrasto alla mafia (Guida al diritto 36/2026, 28-30) [le novità] - Alberto Cisterna, Allontanamento dai nuclei e sostegno, obiettivo recupero per i ragazzi (Guida al diritto 36/2026, 31-35) [analisi delle norme] in tema di edilizia residenziale (problema casa): - Antonio Scarpa*, Affitti brevi: “eclissi” liberista fa spazio a misure sull’accessibilità agli alloggi (Guida al diritto 36/2026, 10-13, editoriale) [*magistrato presso la corte di cassazione]. Con l'Affordable Housing Act, la Commissione europea mira a contrastare gli squilibri tra domanda e offerta di alloggi sociali, o comunque destinati a famiglie a basso reddito, lavoratori, giovani e studenti, incidendo su assetti consolidati del mercato immobiliare italiano, contrassegnato dal crescente fenomeno delle locazioni brevi. in materia di edilizia e urbanistica (termine per demolire - edilizia di culto): - Ad. plen. 31.7.26 n. 7, pres. Maruotti, rel. Tarantino; Centro culturale islamico Darus Salaam c/ Comune di Monfalcone (Guida al diritto 36/2026, 74 T): 1. Il termine di novanta giorni entro il quale provvedere alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi, fissato dall'art. 31, comma 3, DPR 380/2001, è sospeso dalla pronuncia cautelare o dalla sentenza di primo grado del giudice amministrativo favorevole al ricorrente e riprende a decorrere a seguito della comunicazione di un provvedimento giurisdizionale di segno contrario, fatta salva la verifica in concreto della esigibilità dell'esecuzione da parte dell'interessato nel tempo residuo e la sua possibilità di chiedere all'amministrazione l'accertamento di conformità o la fissazione di un ulteriore congruo termine per ottemperare all'ordine. 2. L’esigenza costituzionalmente garantita di svolgere le attività di culto ben può e deve essere valutata in sede di pianificazione urbanistica ma non consente di ritenere comunque lecito il suo svolgimento laddove non rispetti la legislazione recante la normativa urbanistica ed edilizia. - (commento di) Giulia Pernice, Attività di culto garantita però svolta nel rispetto delle regole sul territorio (Guida al diritto 36/2026, 82-86) in tema di appalti (aggiudicazione e oscuramenti): - Ad. plen. 9.9.26 n. 8, pres. Maruotti, est. Caringella (Guida al diritto 36/2026, 41) (ricorso contro l’ord.za collegiale TAR Milano 2^, n. 793/2026): 1. Il rito speciale super-accelerato in materia di accesso, previsto dall’art. 36, comma 4, del codice dei contratti pubblici (DLg 31.3.2023 n. 36), in quanto previsto da una disposizione eccezionale insuscettibile di estensione analogica, è applicabile nel solo caso tipico in cui, contestualmente alla comunicazione digitale dell’aggiudicazione di cui al comma 1, la stazione appaltante o l’ente procedente abbia adempiuto agli obblighi informativi di cui ai commi precedenti, dando anche atto delle decisioni adottate sulle richieste di oscuramento. In caso di inosservanza sostanziale di detti obblighi, si rispande la disciplina del rito dell’accesso di cui all’art. 116 c.p.a. 2. Il rito speciale super-accelerato in materia di accesso previsto dall’art. 36, comma 4, del codice dei contratti pubblici (DLg 31.3.2023 n. 36) presuppone l'adozione di una decisione specifica ed espressa sulla richiesta di oscuramento, non potendosi considerare sufficiente, quale provvedimento implicito, la mera pubblicazione dell'offerta tecnica in forma, in tutto o in parte, oscurata, eventualmente accompagnata dalla richiesta di oscuramento. [Il caso nasce da una gara in cui un concorrente non aggiudicatario aveva chiesto di accedere integralmente all’offerta dell’impresa vincitrice, trovandone però alcune parti oscurate per esigenze di tutela dei segreti tecnici e commerciali. La controversia ha riguardato la tempestività del ricorso contro tali oscuramenti e, in particolare, se fosse applicabile il termine super-breve di 10 giorni anche in assenza di una decisione espressa e motivata della stazione appaltante]. in tema di silenzio-inadempimento : - Cons. Stato VI 27.5.26 n. 4278, pres. Caponigro, est. Pascuzzi (Guida al diritto 36/2026, 41): Il rimedio contro il silenzio è esperibile soltanto in presenza di una totale “pigrizia” amministrativa, mentre non può essere utilizzato per contestare una risposta comunque già resa dall’Amministrazione, ancorché laconicamente. In tali casi il privato non può chiedere al giudice di accertare l’obbligo di provvedere, ma deve impugnare tempestivamente l’atto, anche quando il contenuto negativo emerga in forma implicita. [La novità della decisione sta nell’aver valorizzato il dato sostanziale dell’esistenza di una risposta amministrativa rispetto alla sua forma, affermando che ciò che rileva non è il grado di completezza della motivazione, ma la manifestazione di una volontà incompatibile con l’accoglimento della pretesa del privato. In presenza di tale manifestazione, il silenzio cessa di esistere e il contenzioso deve spostarsi sul terreno dell’impugnazione del provvedimento]. in tema di successione ereditaria : - Cass. 3^, 6.6.26 n. 18228 (Guida al diritto 36/2026, 44 T): L'accertamento dell'insussistenza dei presupposti per l'operatività dell'art. 49 L 3.5.1982 n. 203 [che disciplina i contratti di affitto a coltivatore diretto], contenuto in una sentenza non definitiva non impugnata resa nel corso del giudizio al cui esito è pronunciato il provvedimento poi azionato come titolo esecutivo, determina la formazione di un giudicato che preclude la riproposizione della medesima questione di merito in sede di opposizione all'esecuzione, essendo il giudicato volto a coprire non solo il dedotto, ma anche il deducibile nel corso del giudizio di cognizione. [Nella fattispecie, uno dei coeredi, a fronte della richiesta di rilascio di un fondo agricolo pervenuta da altra coerede legittimaria - dopo una sentenza che aveva accertato la lesione della quota di legittima e redistribuito i beni diversamente da quando disposto dal testatore - aveva eccepito l’esistenza di un rapporto di affittanza agraria ex art. 49 cit., rivendicando il suo diritto alla coltivazione del fondo: richiesta disattesa dalla SC per le ragioni di cui in massima] - (commento di) Quando la sentenza prevale sul diritto alla prosecuzione della coltivazione (Guida al diritto 36/2026, 47-49) sui servizi di sorveglianza (in ambito Ue): - Corte giust. Ue 8^, 10.9.26, causa C- 602/25 (Guida al diritto 36/2026, 88 solo massima): L'art. 56 TFUE non osta alla normativa di uno Stato membro che subordina la prestazione di servizi di sorveglianza sul territorio nazionale da parte di un'impresa stabilita in un altro Stato membro al rilascio di un'autorizzazione amministrativa, a pena di sanzione nei confronti di qualsiasi impresa responsabile di violazioni, purché tale normativa non imponga al prestatore di servizi condizioni e controlli equivalenti a quelli richiesti per lo stabilimento. Inoltre, le autorità nazionali sono tenute a prendere in considerazione tutte le condizioni che il prestatore di servizi soddisfa già nello Stato membro in cui è stabilito, nei limiti in cui esse corrispondono alle condizioni imposte dallo Stato membro ospitante al fine di tutelare l'ordine pubblico. In ogni caso, lo Stato di destinazione non può fissare spese amministrative sproporzionate, né imporre garanzie non necessarie o sproporzionate. - (commento di) Marina Castellaneta, Servizi di sicurezza: legittimità di una nuova autorizzazione, i giudici Ue indicano l’iter da seguire (Guida al diritto 36/2026, 88-90) in materia penale (ergastolo - la riforma del 2022 - reati ostativi - no alla retroattività): - Cedu 2^, 3.9.26, ric. 23169/16 (Guida al diritto 36/2026, 41): La Cedu ribadisce che la pena dell’ergastolo è compatibile con la Convenzione solo se esiste una reale prospettiva di liberazione e un meccanismo di revisione effettivo. Nel caso dei ricorrenti, fino alla riforma del 2022, la pena era di fatto «irriducibile», in violazione dell’art. 3 della Convenzione. Solo col DL 162/2022 l’ordinamento italiano offre una reale prospettiva di revisione della pena e di accesso alla liberazione condizionale, pur rilevando la Corte che che il termine di 30 anni potrebbe, in alcuni casi, risultare eccessivo rispetto agli standard europei (che raccomandano la revisione dopo 25 anni). La violazione è dunque accertata solo per il periodo detentivo trascorso fino all’entrata in vigore del DL 162/2022. (Circa il contrasto con l’art. 7 Cedu, i ricorrenti lamentavano l’applicazione retroattiva della disciplina ostativa a condanne per delitti non formalmente aggravati da «metodo mafioso», così che la pena, originariamente «riducibile», è stata commutata, per effetto di questa interpretazione dei giudici italiani, in una pena in concreto più grave e «irriducibile», così modificando la natura della pena in modo imprevedibile e retroattivo, in violazione dell’art. 7 della Convenzione. La sentenza, accertando la violazione della Convenzione solo per il periodo anteriore alla riforma del 2022, certifica quindi l’attuale rispondenza alla Cedu (Convenzione) della normativa italiana sui reati ostativi. Per il passato, si apre invece la strada ai ricorsi di quanti si trovino nelle stesse condizioni dei ricorrenti e possano quindi lamentare, per il periodo precedente il DL 162/2022, analoghe violazioni sotto il profilo degli articoli 3 e 7 Cedu). in tema di stupefacenti : - Cass. 3^, 4.8.26 n. 29485 (Guida al diritto 36/2026, 58 T, sotto il titolo: “C’è ancora spazio per l’associazione “attenuata” in materia di stupefacenti”): Ai fini della qualificazione di un'associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti come dedita solo alla commissione di reati di "lieve entità" (art. 74, comma 6, DPR 309/1990), se è pur vero che la tipologia di sostanza stupefacente trattata non è di per sé ostativa alla qualificazione del fatto nell'ambito della lieve entità, deve tuttavia considerarsi che - rientrando fra gli elementi che il giudice deve rilevare ai fini della qualificazione del fatto in termini di maggiore o minore gravità, anche la "qualità" della sostanza di volta in volta costituente il corpo del reato - ben più attenta e tendenzialmente restrittiva deve essere, ai fini della rilevazione della ipotesi di lieve entità, la ponderazione della singola fattispecie laddove la sostanza trattata sia caratterizzata da una più intensa micidialità, così come avviene per ciò che attiene alle sostanze appartenenti (come nella fattispecie, in cui i reati-fine dell'associazione avevano avuto ad oggetto quantità cospicue di cocaina) alla tabella I richiamata dall'art. 73, comma 1, DPR 309/1990, rispetto a quella che, invece, caratterizza le sostanze di cui alla tabella II richiamata al successivo comma 4 della medesima disposizione. - (commento di) Giuseppe Amato, La complessa sorte del fatto “lieve” nelle travagliate norme sulle droghe (Guida al diritto 36/2026, 61-64). Per l’associazione in materia di sostanze stupefacenti è sufficiente l’esistenza di strutture, anche rudimentali o minime, impegnate a perseguire lo scopo illecito. c.s. Meglio dieci colpevoli fuori che un innocente in carcere (William Blackstone, giurista britannico, 1723-1780)

in tema di pubblico impiego (contenzioso): - Marco Magri, Il contenzioso in materia di pubblico impiego (Giornale dir. amm. 4/2026, 409-412). L’impennata di cause negli ultimi cinque anni, fenomeno che non ha riscontro nella parallela evoluzione del contenzioso del lavoro privato. L’Italia ha ridotto il costo del personale pubblico, più di ogni altro tipo di spesa, per adempiere ai vincoli europei di stabilità. Ma è preoccupante il costo “occulto” determinato dal contenzioso. in tema di pubblico impiego (società pubbliche e partecipate): - Corte cost. 18.12.25 n. 189, pres Amoroso, red. Pitruzzella (Giornale dir. amm. 4/2026, 452 s.m.): La legge regionale che consente al Consiglio e alla Giunta di avvalersi di personale proveniente da società a partecipazione pubblica mediante gli istituti del distacco e del comando, per soddisfare le esigenze degli uffici di diretta collaborazione, è incostituzionale. Tale estensione degli istituti del comando e del distacco al personale dipendente delle società partecipate - quantomeno in un giudizio di parificazione governato dal principio tempus regit actum - determina una lesione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia “ordinamento civile” e comporta una violazione degli artt. 81, 97, comma 1, e 119, comma 1, Cost., incidendo negativamente sull’equilibrio di bilancio e sui principi di sana gestione finanziaria. - (commento di) Marco Macchia, Sulla “netta linea di demarcazione” tra il personale delle società partecipate e i pubblici dipendenti (Giornale dir. amm. 4/2026, 452-458) sulla separazione dei poteri (negli USA) e i poteri emergenziali dell’esecutivo: - Livia Baldinelli, Dazi e separazione dei poteri: nuove frontiere per la major questions doctrine (Giornale dir. amm. 4/2026, 413-424). La decisione Learning Resources, Inc. v. Trump – con cui la Corte Suprema statunitense si è pronunciata sulla legittimità dei dazi introdotti dal Presidente Trump – ha adottato come canone interpretativo la c.d. major questions doctrine (MQD), utilizzandola come argine all’espansione del potere presidenziale. Già nel 2000, con la sentenza Food & Drug Administration v. B., la Corte Suprema statunitense aveva per la prima volta posto un limite alla Chevron deference, pilastro del c.d. administrative state, che impone ai giudici di essere deferenti rispetto all’interpretazione data da un’amministrazione ad una norma ambigua che regola l’azione dell’agency stessa, e questo sulla base di una delega implicita dal potere legislativo a quello esecutivo. Per la prima volta, quindi, la Corte rilevava come in casi eccezionali poteva essere opportuno interrogarsi sull’effettiva volontà del Congresso di operare a monte tale delega implicita, a salvaguardia del principio della separazione dei poteri, consentendo ai giudici, in caso di ambiguità interpretative, di operare una distinzione tra questioni più o meno rilevanti, e così limitando – sia pure in casi eccezionali – l’operatività della Chevron deference. L’Autore ripercorre le origini e l’evoluzione della MQD, riportando le diverse prospettive dei componenti della Corte nell’applicare tale dottrina. in tema di giochi e scommesse (il contratto di conto di gioco): - Lorenzo Maria Rossi Loyola, La devoluzione all’erario del saldo dei conti di gioco inattivi (Giornale dir. amm. 4/2026, 425-441). Nell’ambito del contratto di conto di gioco, stipulato - nei giochi con vincita in denaro offerti tramite siti web o applicazioni - tra giocatore e allibratore (contratto introdotto nell’ordinamento dalla L 88/2009), l’Autore esamina la devoluzione all’erario dei saldi dei conti di gioco non movimentati, istituto risalente ma scarsamente approfondito. Muovendo dal parere reso dal Consiglio di Stato sugli atti della procedura per il rilascio delle nuove concessioni di gioco a distanza ai sensi del DLg 41/2024 (parere 16 ottobre 2024, n. 1441/2024, reso nel contesto dell’affare n. 01123/2024), l’A. evidenzia come la devoluzione all’erario emerga come opzione isolata (anche in chiave comparativistica) e di dubbia coerenza con il quadro costituzionale e convenzionale di tutela dei diritti patrimoniali e della salute del giocatore. in tema di contratti pubblici (finanza di progetto) - Corte giust. UE 2^ 5.2.26, causa C-810/24, Urban Vision S.p.A. c/ Comune di Milano (Giornale dir. amm. 4/2026, 442 solo massima) (su rinvio pregiudiziale del Cons. Stato V, 25.11.24 n. 9449): L’art. 3, par. 1, della Direttiva 2014/23/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, letto in combinato disposto con l’art. 49 TFUE, con gli artt. 30 e 41 nonché con il considerando 68 della medesima direttiva, osta a una disciplina nazionale che riconosca al promotore di una procedura di finanza di progetto un diritto di prelazione, in forza del quale questi, ove non risulti inizialmente aggiudicatario, possa adeguare la propria offerta a quella dell’aggiudicatario prescelto e conseguire così l’affidamento del contratto, a condizione di rimborsare le spese sostenute da quest’ultimo per la predisposizione dell’offerta entro il limite del 2,5% del valore stimato dell’investimento. Il meccanismo della prelazione, consentendo al solo promotore di modificare ex post il prezzo indicato in offerta dopo aver conosciuto la graduatoria, gli conferisce un vantaggio competitivo incompatibile con il principio di parità di trattamento e con l’esigenza che le offerte siano valutate in condizioni di concorrenza effettiva ed integra una restrizione alla libertà di stabilimento non giustificabile dalle deroghe tassativamente previste dall’art. 52, par. 1, TFUE. - (commento di) Maria Ferrante, Il diritto di prelazione del promotore nella finanza di progetto non supera il vaglio di compatibilità europea (Giornale dir. amm. 4/2026, 442-451) in tema di concessioni autostradali (tariffario): - Corte cost. 14.10.25 n. 147, pres. Amoroso, red. Patroni Griffi (Giornale dir. amm. 4/2026, 458 s.m.): Sono incostituzionali, con riferimento agli artt. 3, 41 e 97 Cost., l’art. 13, comma 3, DL 130.12.2019 n. 162 - L 28.2.2020 n. 8 (Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica), anche nel testo vigente prima delle modifiche di cui all’art. 13, comma 5, DL 183/2020, nonché l’art. 13, comma 5, DL 31.12.2020 n. 183 - L 26.2.2021 n. 21 (Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, ecc.), nella misura in cui hanno leso il principio di continuità dell’azione amministrativa e hanno compresso irragionevolmente la libertà di iniziativa economica privata dei concessionari autostradali. - (commento di) Lucrezia Magli, Il buon andamento delle concessioni autostradali: il ritorno del principio di continuità (Giornale dir. amm. 4/2026, 459-471). La Consulta dichiara incostituzionali le disposizioni di legge che hanno rinviato i termini per l’adeguamento dei pedaggi autostradali per gli anni 2020, 2021, 2022 e 2023, in attesa dell’aggiornamento dei rispettivi piani economici finanziari (PEF). La Corte ritiene fondate le questioni sollevate dal Consiglio di Stato, sul rilievo che il ripetuto differimento dei termini per l’aggiornamento dei PEF pregiudica irragionevolmente il principio di continuità e doverosità dell’azione amministrativa, con conseguenze negative sulla libertà d’impresa del concessionario e sull’utilità sociale generalmente intesa. La sentenza evidenzia lo squilibrio contrattuale ai danni del concessionario, al quale viene sostanzialmente impedito di agire contro il silenzio-inadempimento del concedente. sui procedimenti sanzionatori delle Autorità indipendenti: - Cass. 1^, 8.7.25 n. 18583 (Giornale dir. amm. 4/2026, 472 s.m.): Nell’ambito della complessiva attività procedimentale condotta dal Garante per la protezione dei dati personali, la fase investigativa o pre-istruttoria, che si conclude con la contestazione dell’illecito al trasgressore, risulta estranea al procedimento sanzionatorio in senso stretto e, per tale ragione, a differenza di quest’ultimo, è soggetta a termini meramente ordinatori. - (commento critico di) Filiberto E. Brozzetti e Francesca Pileggi, La natura del termine per la contestazione dell’illecito nei procedimenti sanzionatori del Garante Privacy (Giornale dir. amm. 4/2026, 472-488) sui procedimenti amministrativi automatizzati (decisione algoritmica e riserva di umanità): - TAR Roma 3^-bis, 2.2.26 n. 1895, pres. est. Caputi (Giornale dir. amm. 4/2026, 490 s.m.): Il principio di riserva di umanità nelle procedure concorsuali automatizzate impone che la dichiarazione di un requisito, ancorché collocata in una sezione erronea della domanda, non possa essere pretermessa dal sistema algoritmico: l’impiego di applicazioni di intelligenza artificiale non può tradursi in una delega integrale del potere decisionale a un sistema automatico. Il Reg. (UE) 2024/1689 (AI Act), anche là dove non ancora applicabile, rileva - con un effetto anticipatorio - quale fonte di criteri interpretativi, in virtù della giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE. - (commento di) Giulia Taraborrelli, Riserva di umanità ed effetto anticipatorio dei regolamenti europei non immediatamente efficaci (Giornale dir. amm. 4/2026, 490-500). Il concetto di riserva di umanità considera l’essere umano come unico centro di imputazione della decisione amministrativa, lasciando quindi intatto nell’ordinamento interno l’onere di supervisione umana. - (commento di) Luca Megale, L’effetto anticipatorio dell’AI Act e il principio di human oversight (Giornale dir. amm. 4/2026, 500-509). Secondo il TAR, l’affidamento integrale al sistema informatico viola i principi di ragionevolezza e buon andamento. in tema di università (reclutamento): - TAR Catania 1^, 9.12.25 n. 3490, pres. Savasta, est. Dato (Giornale dir. amm. 4/2026, 510 s.m.): Si deve considerare appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata anche un professore titolare di ripetuti incarichi di docenza a contratto. - (commento di) Luna Aristei, L’estensione del divieto di nepotismo accademico (Giornale dir. amm. 4/2026, 510-518). La sentenza tratta dell’estensione dei divieti di parentela nei concorsi universitari [art. 18, comma 1, lett. b), L 240/2010] al docente non di ruolo. Muovendo da un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 97 Cost., il TAR adotta un approccio non formalistico per arginare il fenomeno del “familismo universitario”, e statuisce che il docente a contratto appartiene alla struttura. Non è rilevante che il parente abbia partecipato alla commissione esaminatrice, poiché la preclusione si applica dinanzi al semplice rischio di condizionamento derivante dai frequenti rapporti di collaborazione che si instaurano nel contesto dipartimentale. Secondo l’A. la pronuncia, pur garantendo l’imparzialità, solleva dubbi sulla determinatezza del precetto, e rischia di delineare una norma “elastica” priva di confini certi. in tema di pubblica istruzione (reclutamento straordinario): - TAR Roma 3^-bis, 14.10.25 n. 17665, pres. Mattei, est. Tropiano (Giornale dir. amm. 4/2026, 520 s.m.): È legittima la disciplina del concorso straordinario per titoli ed esami indetto con DD 23 aprile 2020 n. 510, nella parte in cui subordina l’ammissione al possesso di almeno tre annualità di servizio prestato presso istituzioni scolastiche statali tra l’a.s. 2008/2009 e l’a.s. 2019/2020, di cui almeno una nella specifica classe di concorso o tipologia di posto, senza riconoscere il servizio svolto presso le scuole paritarie né consentirne la sostituzione con il possesso di ventiquattro crediti formativi universitari, costituendo tali requisiti diretta attuazione della fonte primaria (art. 1, commi 5 e 6, DL 126/2019). La deroga al principio del concorso pubblico è ammissibile in quanto giustificata dalla peculiare e straordinaria esigenza di interesse pubblico di fronteggiare le carenze di organico e di riassorbire il precariato storico della scuola statale, e in quanto la procedura straordinaria si affianca al canale ordinario di reclutamento, senza sostituirvisi e senza comportare la copertura integrale dei posti disponibili. - (commento critico di) Caterina Cossiga, Il governo del reclutamento scolastico e le deformazioni del principio del concorso pubblico (Giornale dir. amm. 4/2026, 520-531). La sentenza non convince. La deroga alla regola concorsuale, lungi dal costituire una risposta eccezionale a esigenze straordinarie, rappresenta ormai una modalità ordinaria di governo del personale scolastico, alimentando un vero e proprio “circolo vizioso” del precariato: viene così meno il presupposto stesso di eccezionalità su cui si fonda l’ammissibilità della deroga. Né l’esperienza di servizio richiesta può essere qualificata quale autentico “criterio di merito”, in assenza di un parametro selettivo uniforme a monte, mentre l’esclusione del servizio prestato presso le scuole paritarie poggia su una differenza che, alla prova dei fatti, si rivela apparente. Il precariato scolastico è del resto l’esito prevedibile di un sistema che rinuncia a una programmazione stabile del fabbisogno e affida il reclutamento a procedure semplificate e meccanismi di stabilizzazione: la continua elusione del concorso ordinario non lo risolve, ma ne costituisce una concausa. c.s. La democrazia non si difende come macchina per prendere decisioni giuste (non lo è stata e mai lo sarà), ma come unico congegno inventato per mandare a casa chi governa senza spargimento di sangue. (Karl Popper)

Con un violentissimo intervento pubblicato il 13 luglio 2026 sul Wall Street Journal [1] , Marco Rubio, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, ha promesso di smantellare – «mattone per mattone, se necessario» – la Corte Penale Internazionale , usando allo scopo tutti gli strumenti a disposizione del governo americano, lavorando spalla a spalla con ogni alleato con cui si possa fare causa comune. La posizione dell’ex senatore di origine cubana – che ha evocato con orrore l’immagine di un militare, un poliziotto o un politico americano processato da una Corte con giudici selezionati da Paesi a caso, condannato in base a una norma internazionale non condivisa dagli Stati Uniti e detenuto a migliaia di miglia da casa – non può sorprendere. Non solo gli Stati Uniti non hanno sottoscritto lo Statuto di Roma del 17 luglio 1998 , che ha creato la Corte sovranazionale, ma ne hanno sempre osteggiato, sotto ogni amministrazione, l’operato. Una leva inaspettata e potente si è rivelata la dipendenza della Corte dalle infrastrutture informatiche statunitensi . Invero, un primo importante segnale di vulnerabilità dell’infrastruttura informatica della Corte si era manifestato nel giugno del 2020, allorché il presidente Donald J. Trump, al primo mandato presidenziale, ha emanato l’ordine esecutivo n. 13928 [2] . Tale provvedimento autorizzava i Dipartimenti di Stato e del Tesoro a colpire i funzionari della Corte coinvolti nelle indagini sui presunti crimini di guerra commessi in Afghanistan dal personale militare statunitense e dalle forze alleate. Esso prevedeva, tra le misure ritorsive, il divieto, per i soggetti sottoposti alla giurisdizione statunitense, di fornire fondi, beni e servizi a tali funzionari. Poiché tra i servizi vi sono, evidentemente, anche quelli informatici, l’ordine esecutivo ha svelato la fragilità strutturale di un’istituzione, la Corte Penale Internazionale, che si serviva, per la propria infrastruttura informatica (server e posta elettronica compresi), dei servizi forniti da società soggette alla legge federale americana, le quali erano tenute, in base al citato ordine esecutivo, a negare tali servizi ai funzionari bersaglio dell’iniziativa governativa, pena il rischio di incorrere esse stesse in sanzioni. In quell’occasione, il rischio è rimasto in larga parte potenziale: le sanzioni colpirono la procuratrice Fatou Bensouda e un funzionario, ma già il 1° aprile 2021 il presidente Biden ha revocato il provvedimento [3] . Ma la questione si è riproposta, in termini ben più gravi, dopo i mandati d’arresto emessi dalla Corte il 21 novembre 2024 nei confronti del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e dell’ex ministro della difesa, Yoav Gallant. Il 6 febbraio 2025, il presidente Trump, appena reinsediato, ha firmato l’ ordine esecutivo n. 14203 , che dispone il blocco dei beni dell’allora procuratore Karim Khan e consente di estendere la misura a chiunque fornisca supporto finanziario, materiale o tecnologico alla Corte o ai soggetti sanzionati [4] . Nel maggio successivo, il procuratore ha perso l’accesso alla propria casella di posta istituzionale, gestita su piattaforma Microsoft, ed è stato costretto a ripiegare su un servizio svizzero [5] . Nei mesi seguenti, le sanzioni sono state estese a sei giudici e a due procuratori aggiunti [6] . Quando poi, nel settembre del 2025, ha cominciato a circolare l’ipotesi di sanzioni rivolte all’intera istituzione [7] , è emersa tutta la fragilità di un organismo che dipendeva, per ogni aspetto del proprio lavoro, da un fornitore soggetto a un ordinamento straniero, che può imporgli di interrompere il servizio o, in forza del Cloud Act [8] , di consegnare i dati ovunque conservati. La Corte, infatti, si serviva dei prodotti Microsoft non solo per la posta e la videoscrittura, ma anche per il Project Harmony, la piattaforma di gestione delle prove basata sul cloud e sull’intelligenza artificiale [9] . A quel punto, dopo aver già iniziato a duplicare gli elementi di prova raccolti nel timore di un’interruzione del servizio, il 31 ottobre 2025 la Corte ha annunciato la sostituzione della suite Microsoft [10] con openDesk , pacchetto a codice sorgente aperto sviluppato da una società del governo federale tedesco, che integra componenti europei [11] e può essere installato nei centri di elaborazione dati dell’utente [12] . La migrazione, che non è stata solo un’opzione tecnica, ma una condizione di sopravvivenza istituzionale, si inscrive in un movimento più ampio, di cui è espressione la Declaration for European Digital Sovereignty , sottoscritta a Berlino il 18 novembre 2025 dagli Stati membri dell’Unione [13] . Alla vicenda non può essere indifferente il sistema di giustizia italiano. La digitalizzazione della giurisdizione , accelerata dall’emergenza pandemica e dai fondi del PNRR, si è appoggiata in misura crescente sui prodotti di un unico fornitore statunitense, tanto nella giurisdizione ordinaria quanto in quella amministrativa. Per la giustizia ordinaria , già nel 2020 il Ministero ha diffuso le licenze Microsoft Office 365 tra i magistrati e il personale degli uffici giudiziari [14] ; successivamente, con il provvedimento del 10 marzo 2020, il Direttore generale dei sistemi informativi automatizzati ha individuato in Skype for Business e Teams gli strumenti per le udienze da remoto, e Teams è divenuto da allora la «stanza virtuale» della giurisdizione. Gli applicativi del processo civile e penale telematico sono sviluppati e gestiti dal Ministero, ma operano in un ambiente – sistema operativo, posta elettronica, videoconferenza, videoscrittura – che dipende in larga misura da quel fornitore. Il passo più recente riguarda l’ intelligenza artificiale . Dal 1° gennaio 2026 il Ministero ha reso disponibile ai magistrati togati, in via sperimentale e con facoltà di rinuncia, la licenza Microsoft 365 Copilot, integrata nel pacchetto Office del dominio giustizia [15] . Con la delibera del 22 luglio 2026, il Consiglio superiore della magistratura ha poi esteso l’impiego dello strumento ad attività che coinvolgono atti giudiziari, limitatamente alla fase analitica e ricostruttiva e fermo il divieto di utilizzarlo per la valutazione delle prove e la redazione dei provvedimenti [16] . Le garanzie su cui l’apertura si fonda – conservazione dei dati in centri situati in Italia, isolamento del tenant ministeriale, esclusione dell’uso dei dati per l’addestramento dei modelli – sono, tuttavia, garanzie contrattuali offerte dal fornitore, che non escludono la sua soggezione a un ordinamento straniero, che opera quale che sia il luogo in cui i server sono collocati. La vicenda della Corte Penale Internazionale evidenzia, peraltro, che il rischio non si esaurisce nella sicurezza dei dati. Già all’indomani dell’ordine esecutivo del febbraio 2025 era stato osservato che, quand’anche le prove raccolte dall’ufficio del Procuratore fossero state trasferite su un archivio autonomo, la Corte avrebbe comunque perduto le funzioni di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico su cui la sua piattaforma si fondava, e che proprio l’investimento in tali tecnologie, esibito come segno di modernità, aveva creato un punto di vulnerabilità a disposizione di chi volesse indebolirla [17] . Lo stesso vale per Copilot , che non è un programma installato presso il Ministero, ma un servizio erogato dall’infrastruttura del fornitore: i dati si possono copiare, lo strumento che li elabora no. Quanto più l’attività giurisdizionale verrà a dipendere da quello strumento, tanto più la sua eventuale interruzione inciderà non sull’archivio, ma sul metodo di lavoro stesso; ed è per questo che, accanto alla ricerca di alternative tecnologiche, occorre assicurare che la funzione giurisdizionale possa proseguire anche quando lo strumento venga meno. Il quadro non è diverso nella giustizia amministrativa . Il processo amministrativo è integralmente telematico dal 1° gennaio 2017 e si svolge attraverso il SIGA, il sistema informativo gestito in autonomia dal Segretariato generale della giustizia amministrativa, il quale si approvvigiona delle licenze Microsoft mediante le convenzioni Consip [18] . Le udienze da remoto e le camere di consiglio da remoto si tengono su Microsoft Teams, secondo gli artt. 2, 3 e 9 delle specifiche tecniche per le udienze da remoto allegate al decreto del Presidente del Consiglio di Stato del 28 luglio 2021, così come modificate dal successivo decreto del 9 maggio 2025 [19] . Soprattutto, i sistemi e gli applicativi sono migrati in cloud – tappa indicata dallo stesso Segretariato generale tra le precondizioni dei progetti di intelligenza artificiale [20] – e l’infrastruttura su cui quella migrazione si è compiuta è, in larga parte, Microsoft Azure [21] : la dipendenza non riguarda, dunque, soltanto gli strumenti di produttività, ma lo strato su cui poggiano il fascicolo telematico e gli stessi sistemi di intelligenza artificiale in sperimentazione. È vero che l’addestramento e la sperimentazione di questi ultimi sono stati condotti esclusivamente su dati interni all’amministrazione; ma, nella prospettiva qui considerata, il punto decisivo non è a chi appartengano i dati, bensì chi controlli l’infrastruttura che li ospita. L’ipotesi che gli Stati Uniti possano rivolgere contro la magistratura di un Paese alleato gli strumenti impiegati contro la Corte Penale Internazionale appare remota. Non va trascurato, però, che il giudice amministrativo è chiamato con frequenza a decidere controversie in cui sono in gioco interessi strategici delle grandi imprese statunitensi. Qualche esempio: il TAR del Lazio ha confermato, pur riducendola, la sanzione di oltre un miliardo di euro inflitta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato ad Amazon per abuso di posizione dominante, e in particolare per aver favorito il proprio servizio di logistica [22] ; il Consiglio di Stato, dopo un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, ha confermato la sanzione di oltre cento milioni di euro irrogata a Google per aver negato a un’applicazione di Enel X l’accesso ad Android Auto [23] ; ancora, il TAR del Lazio ha sottoposto alla Corte di giustizia gli obblighi di iscrizione e contribuzione imposti dall’AGCOM ad Amazon, Google e Airbnb, poi giudicati contrari al diritto dell’Unione [24] ; e davanti al giudice amministrativo si è svolto il contenzioso relativo alla gara del Polo Strategico Nazionale, il cloud della pubblica amministrazione, che si avvale anche dei servizi di Google, Microsoft e Oracle [25] . Il fornitore dell’infrastruttura del giudice appartiene, dunque, al medesimo mondo d’impresa sulle cui ragioni quel giudice è chiamato a pronunciarsi. D’altra parte, la lezione della vicenda della Corte Penale Internazionale prescinde dalle intenzioni del singolo governo: un’istituzione giudiziaria la cui infrastruttura informatica è nella disponibilità di un soggetto sottoposto a un ordinamento straniero gode di un’indipendenza che può essere incisa in maniera rilevante da decisioni prese altrove. La Costituzione garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria ( art. 104 ) e l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali ( art. 108 , secondo comma): occorre chiedersi se tali garanzie possano dirsi pienamente effettive quando il processo è ormai, in larga parte, telematico e il suo ambiente di esecuzione sfugge al controllo dello Stato. Il Codice dell’amministrazione digitale , del resto, già impone alle pubbliche amministrazioni, nell’acquisizione dei programmi informatici, una valutazione comparativa che tenga conto delle soluzioni a codice sorgente aperto ( art. 68 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 ). Non si tratta di abbandonare nell’immediato strumenti ormai consolidati, ma di predisporre una strategia di uscita, di assicurare la reversibilità delle scelte tecnologiche e di valutare seriamente, come ha fatto la Corte Penale Internazionale, alternative che restituiscano alla giurisdizione il controllo dei propri mezzi. La sicurezza dei sistemi, in un contesto geopolitico complicato, è anche questo. [1] M. Rubio, Why We’re Dismantling the ICC, in The Wall Street Journal, 13 luglio 2026: https://www.wsj.com/opinion/why-were-dismantling-the-icc-0af0a8a6 . [2] Executive Order 13928 dell’11 giugno 2020, Blocking Property of Certain Persons Associated With the International Criminal Court: https://www.presidency.ucsb.edu/documents/executive-order-13928-blocking-property-certain-persons-associated-with-the-international . [3] Executive Order 14022 del 1° aprile 2021, Termination of Emergency With Respect to the International Criminal Court: https://www.presidency.ucsb.edu/documents/executive-order-14022-termination-emergency-with-respect-the-international-criminal-court . [4] Executive Order 14203 del 6 febbraio 2025, Imposing Sanctions on the International Criminal Court: https://www.presidency.ucsb.edu/documents/executive-order-14203-imposing-sanctions-the-international-criminal-court . [5] T. Lingsma, How sanctions can weaponize US tech against the ICC, in JusticeInfo.net, 19 marzo 2026: https://www.justiceinfo.net/en/156691-how-sanctions-can-weaponize-us-tech-against-the-icc.html . Si noti che Microsoft ha sempre negato di aver sospeso i servizi alla Corte in quanto tale, ammettendo soltanto di aver «disconnesso» il funzionario sanzionato: cfr. L. Clark, Microsoft throws spox under the bus in ICC email flap, in The Register, 18 febbraio 2026: https://www.theregister.com/2026/02/18/microsoft_asks_uk_parliament_to_correct_record/ . [6] M. Quell, Cut off by their banks and even iced out by Alexa, sanctioned ICC staffers remain resolute, in Associated Press, 12 dicembre 2025: https://www.usnews.com/news/world/articles/2025-12-12/cut-off-by-their-banks-and-even-iced-out-by-alexa-sanctioned-icc-staffers-remain-resolute . [7] J. Tridgell, Justice Recoded? Why It Matters that the International Criminal Court Embraced Open-Source Software and Ditched Microsoft, in EJIL: Talk!, 20 novembre 2025: https://www.ejiltalk.org/justice-recoded-why-it-matters-that-the-international-criminal-court-embraced-open-source-software-and-ditched-microsoft/ . [8] Clarifying Lawful Overseas Use of Data Act (CLOUD Act), approvato il 23 marzo 2018 quale Division V del Consolidated Appropriations Act, 2018, Pub. L. n. 115-141, 132 Stat. 1213: https://www.congress.gov/115/plaws/publ141/PLAW-115publ141.pdf . La legge, modificando lo Stored Communications Act del 1986, obbliga i fornitori di servizi di comunicazione elettronica e di cloud computing soggetti alla giurisdizione statunitense a conservare e a consegnare alle autorità federali, su ordine o mandato, i dati che si trovino nel loro possesso, custodia o controllo, indipendentemente dal luogo, negli Stati Uniti o all’estero, in cui siano conservati (18 U.S.C. § 2713). Essa riconosce al fornitore una limitata facoltà di chiedere l’annullamento o la modifica dell’ordine, quando l’interessato non sia cittadino o residente statunitense e la consegna esponga il fornitore al rischio di violare la legge di un Paese legato agli Stati Uniti da un apposito accordo (18 U.S.C. § 2703(h)), e disciplina la conclusione di tali executive agreements, che consentono ai governi stranieri di rivolgersi direttamente ai fornitori statunitensi per ottenere dati (18 U.S.C. § 2523). [9] Project Harmony, avviato dall’Ufficio del Procuratore nel 2022, era il sistema integrato di gestione delle prove della Corte. Ne facevano parte OTP Link, piattaforma per la trasmissione delle prove digitali – anche in forma anonima – che integrava funzioni di intelligenza artificiale e di apprendimento automatico, sviluppata con Microsoft e Accenture (quest’ultima controlla, a sua volta, Avanade, società costituita insieme a Microsoft); eVault ed eDiscovery, sistemi di archiviazione centralizzata e di analisi delle prove basati sul cloud, affidati nel 2022, con un contratto quinquennale di 2,5 milioni di dollari, a RelativityOne, il cui titolare è partner di Microsoft per l’impiego dell’intelligenza artificiale generativa; il tutto ospitato su Microsoft Azure, per un costo di 1,2 milioni di dollari. Tra l’ottobre 2023 e l’ottobre 2024 OTP Link ha ricevuto 74.803 segnalazioni, per complessivi 401.488 file. Già prima dell’ordine esecutivo del febbraio 2025, funzionari della Corte avevano dichiarato che la quasi totalità delle prove era conservata nel cloud e che la perdita dell’accesso ad Azure avrebbe paralizzato le indagini. Cfr. B. Thorne, Artificial Sanctions: Potential Implications of US Sanctions on the ICC’s use of AI and Digital Evidence, in Opinio Juris, 25 febbraio 2025: https://opiniojuris.org/2025/02/25/artificial-sanctions-potential-implications-of-us-sanctions-on-the-iccs-use-of-ai-and-digital-evidence/ . [10] B. Thorne, ICC stops use of Microsoft: expert comment, University of Reading, 31 ottobre 2025: https://www.reading.ac.uk/news/2025/Expert-Comment/ICC-stops-use-of-Microsoft-expert-comment . [11] Si tratta di Nextcloud, Open-Xchange e Jitsi. [12] D. Robinson, International Criminal Court dumps Microsoft Office, in The Register, 31 ottobre 2025: https://www.theregister.com/2025/10/31/international_criminal_court_ditches_office/ . [13] M. Czerniawski, EU’s Digital Sovereignty and the Rights-Based Imperative: Linking Enforcement, Competences and Fundamental Rights, in Verfassungsblog, 3 dicembre 2025: https://verfassungsblog.de/digital-sovereignty-and-the-rights/ . [14] Ministero della giustizia, circolare 25 febbraio 2020, Diffusione licenze Microsoft Office per il personale in servizio presso il Ministero della giustizia e gli Uffici giudiziari: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.page?facetNode_1=0_21&facetNode_2=4_10&contentId=SDC252080&previsiousPage=mg_1_8 . [15] Ministero della giustizia, Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia, nota informativa del 9 gennaio 2026, Avvio sperimentazione Microsoft Copilot 365: https://pst.giustizia.it/PST/resources/cms/documents/Nota_informativa_sperimentazione_Copilot_signed.pdf . [16] Consiglio superiore della magistratura, delibera del 22 luglio 2026, Aggiornamento delle raccomandazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione della giustizia, adottate con delibera dell’8 ottobre 2025: https://www.csm.it/portale/web/csm-internet/w/raccomandazioni-intelligenza-artificiale . [17] B. Thorne, Artificial Sanctions, cit. [18] Segretariato generale della giustizia amministrativa, determina n. 125 del 14 luglio 2020, affidamento, in adesione alla Convenzione Consip MSEA5, della fornitura integrativa “TRUE UP” di licenze d’uso Microsoft Enterprise Agreement: https://lawinsider.com/it/contracts/jcctTzkSl4P . [19] Il testo consolidato è reperibile alla seguente pagina: https://www.giustizia-amministrativa.it/documents/20142/74204502/Tabella+dPCS+modifiche+norme+tecniche_TESTO+A+FRONTE+3.6.25.pdf/689160ad-5462-8275-27c6-4e9f74336ca2?t=1754060684529 . [20] Segretariato generale della giustizia amministrativa, Servizio per l’informatica, Intelligenza artificiale e Giustizia amministrativa: strategie di impiego, metodologie e sicurezza, 4 ottobre 2024, par. 3, Precondizioni dell’avvio dei progetti di impiego delle tecnologie IA e sviluppi prefigurabili: https://www.giustizia-amministrativa.it/documents/20142/54520508/IA+per+GA+Report+Sito+GA+2024.pdf/dbd4b9ab-10cd-f2d9-0e97-637827f58cab?t=1728042100868 . [21] Segretariato generale della giustizia amministrativa, Contratto di appalto specifico per l’acquisizione di servizi su cloud Microsoft Azure mediante la fornitura di crediti “Azure monetary commit”, nell’ambito del sistema dinamico di acquisizione della pubblica amministrazione per la fornitura di prodotti e servizi per l’informatica e le telecomunicazioni (lotto 1, CIG 990615735D), stipulato con Telecom Italia S.p.A. (prot. n. 0037660 del 13 ottobre 2023), di durata fino all’esaurimento dei crediti e comunque non superiore a trentasei mesi dalla stipula (art. 2 S): https://trasparenza.cds.giustizia-amministrativa.it/documents/1284375/33524741/contratto+Lotto+1+Telecom+OK+controfirmato+cds.cds_pre.REGISTRO+UFFICIALE%28U%29.0037660.13-10-2023+%28002%29.pdf/b35ceaad-a5f3-9b10-2d01-4bb5879432b3?t=1698932731057 . [22] TAR Lazio, Sez. I, 2 settembre 2025, n. 15919, sul provvedimento AGCM del 30 novembre 2021 (caso A528 – FBA Amazon), che aveva irrogato una sanzione di circa 1,128 miliardi di euro; la sentenza ha escluso la maggiorazione del 50% applicata dall’Autorità. La sentenza è stata appellata e il Consiglio di Stato, con ordinanza del 13 gennaio 2026, ne ha sospeso l’esecutività. [23] AGCM, provvedimento del 27 aprile 2021 (caso A529 – Google/compatibilità app Enel X Italia con sistema Android Auto); TAR Lazio, Sez. I, 18 luglio 2022, n. 10147; Corte di giustizia UE, 25 febbraio 2025, causa C-233/23, Alphabet e a.; Cons. Stato, Sez. VI, 29 ottobre 2025, n. 8398. [24] Corte di giustizia UE, sez. II, 30 maggio 2024, cause riunite C-662/22 e C-667/22, Airbnb Ireland e Amazon Services Europe, e cause C-663/22, Expedia, C-664/22, Google Ireland, C-665/22, Amazon Services Europe, e C-666/22, Eg Vacation Rentals Ireland, su rinvio pregiudiziale del TAR Lazio. [25] TAR Lazio, Sez. I-bis, 13 marzo 2023, n. 4338; Cons. Stato, Sez. V, 24 ottobre 2023, n. 9210.

L’istituto del rinvio è diffuso in tutte le branche dell’ordinamento processuale quale strumento per organizzare il giudizio scandendo le varie fasi (ad esempio nel processo civile), per consentire alle parti di meglio esplicitare il diritto di difesa su documenti o atti difensivi nuovi, o per prendere tempo nell’attesa di risolvere un incombente processuale (es. consulenza tecnica, modifica dell’organo giudicante), o per attendere che le parti trovino una soluzione stragiudiziale (conciliazione o transazione). Nell’ambito del giudizio amministrativo , il rinvio viene utilizzato diffusamente per consentire alla parte ricorrente di presentare motivi aggiunti su documenti sopravvenuti o perché la pubblica amministrazione preannuncia di voler adottare nuovi provvedimenti che possono incidere sull’andamento del giudizio stesso. Eppure, pur essendo uno strumento processuale previsto per legge, spesso l’istituto del rinvio viene anche utilizzato dalle parti a scopi strategici per dilazionare il giudizio, sfruttando il tempo a proprio vantaggio, domandando il rinvio sulla base di atti adottati a ridosso delle udienze, per evitare una decisione da parte del TAR e godere dell’ulteriore tempo che trascorrerà prima della successiva udienza. Caso tipico è ad esempio quello dei concorsi universitari , dove la concessione di un rinvio per esigenze dettate dall’Università non farà altro che consentire al vincitore di godere degli effetti derivanti dalla sua vittoria, benché sub iudice (salvo, ovviamente, la concessione di una tutela cautelare nel frattempo). Ugualmente, potrebbe avvenire nell’ambito dei giudizi sui contratti pubblici, dove la dilazione del giudizio amministrativo potrebbe portare alla proroga dell’aggiudicatario uscente. [1] Proprio per evitare la strumentalizzazione dell’istituto del rinvio – comunque rimesso alla discrezionalità del giudice, salvo i casi tipici come la necessità di motivi aggiunti di cui è detto – il legislatore è intervenuto nel 2021 sull’ art. 73 c.p.a. per rendere ancora più rigorosa la concessione di un rinvio della trattazione. [2] Così, l’ art. 73, comma 1-bis, del c.p.a. prevede, con l’obiettivo di promuovere l’uso efficiente e razionale della risorsa giurisdizionale, che “ Il rinvio della trattazione della causa è disposto solo per casi eccezionali, che sono riportati nel verbale di udienza… ”. Interessante notare come sia lo stesso legislatore a considerare l’ipotesi di un rinvio come un fatto eccezionale, in una configurazione processuale giocata su un’unica udienza di merito, oltre all’eventuale fase cautelare antecedente. Come recentissimamente ci ricorda il TAR Sicilia, Catania, Sez. III, 13.07.2026 la giurisprudenza ha in più occasioni affermato che tale ipotesi ricorre solo in presenza di “... gravi ragioni idonee a incidere, se non tenute in considerazione, sulle fondamentali esigenze di tutela del diritto di difesa costituzionalmente garantite atteso che, pur non potendo dubitarsi che anche il processo amministrativo è regolato dal principio dispositivo, in esso non vengono in rilievo esclusivamente interessi privati, ma trovano composizione e soddisfazione anche gli interessi pubblici che vi sono coinvolti. ” [3] Come può notarsi, dunque, la giurisprudenza, oltre a richiedere l’eccezionalità del caso concreto, ha individuato degli elementi indiziari per giustificare una decisione di rinvio che devono essere “gravi” e “idonei” in un rapporto di bilanciamento con il diritto di difesa e l’interesse pubblico . Alla luce di questo principio e in coerenza con la ratio sottesa alla norma, il TAR Catania sopra citato precisa che le parti avrebbero solo la facoltà di illustrare le ragioni che potrebbero giustificare un eventuale differimento dell’udienza, spettando ad esse la disponibilità delle proprie pretese sostanziali e, in funzioni di esse, del diritto di difesa in giudizio; la disponibilità dell’organizzazione e dei tempi del processo , invece, compete al giudice, il quale è investito del compito di conciliare e coordinare la tempistica processuale con l’esercizio del diritto di difesa. Parrebbe affermarsi che il procedimento di rinvio si gioca su due piani: uno principale di individuazione dell’eccezionalità del caso concreto; uno subordinato legato alla sussistenza degli elementi indiziari di gravità e idoneità a cui si è accennato. Quindi, una volta accertato quanto sopra, la partita del rinvio si gioca nel rapporto tra disponibilità delle pretese sostanziali e organizzazione delle tempistiche processuali, come fatto dai giudici del TAR Catania nella decisione richiamata, dove è stato negato il rinvio richiesto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale in quanto non si è ritenuto che sussistessero i “casi eccezionali” per disporre il rinvio della trattazione della causa, atteso che le fondamentali esigenze di diritto di difesa di tutte le parti risultavano essere salvaguardate; in più, "calandosi" nel caso concreto, il TAR ha rilevato che l’evidenza fattuale posta a sostegno dell’istanza di rinvio – ossia la definizione ritenuta prossima del procedimento di cui all’art. 6, comma 15, della L. n. 84/1994 e il conseguente ampliamento dei limiti territoriali della circoscrizione dell'Autorità – nulla aggiungeva, ai fini della necessità di garantire il suddetto diritto di difesa a tutte le parti processuali, a quanto già ampiamente controdedotto dalla stessa Autorità al fine di replicare alle censure di merito sollevate da chi ricorreva in giudizio. In definitiva, per il giudice, la causa conteneva già tutti gli elementi per poter addivenire a una decisione completa della materia. Un’argomentazione condivisibile, che rispecchia chiaramente il senso della norma, e che ci si auspica possa trovare maggiore utilizzo nell'ottica di economia processuale. [1] Importante, comunque, precisare che il giudizio amministrativo in generale, ma quello sui contratti pubblici in particolare, gode di tempistiche di decisione del primo grado e dell’appello nettamente inferiore a quanto avviene in ambito civile o penale. Nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, il Presidente del Consiglio di Stato ha affermato che “nei processi in materia di appalti pubblici, nel 2025 la durata media di un giudizio è stata di 107 giorni in primo grado e di 157 giorni in appello”. [2] Si consideri che queste necessità sono derivate anche dal periodo PNRR e post Covid per accelerare la decisione dei giudizi raggiungendo gli obiettivi di deflazione del contenzioso condivisi a livello europeo. Non a caso, nello stesso periodo, con l’art. 12 ter d.l. n. 68/2022, era stato creato un rito ad hoc superaccelerato proprio in materia di affidamenti PNRR. [3] cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. VII, 4 giugno 2026 e la giurisprudenza ivi citata: Cons. Stato, sez. II, 3 novembre 2025, n. 8526; C.G.A.R.S., sez. giur., 31 gennaio 2022, n. 153; Cons. Stato, sez. IV, 18 marzo 2026, n. 2319; T.A.R. Lazio, Roma, sez. III-quater, 17 giugno 2026, n. 11127; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, 24 ottobre 2025, n. 2973

sulla magistratura o noraria (giudici di pace): - Mariaflora Di Giovanni*, Giudici di pace: solo cinque mosse contro l’oblio della giustizia onoraria (Guida al diritto 35/2026, 12-14, editoriale) [*presidente dell'Unione nazionale giudici di pace (Unagipa)] sulla riforma forense (parte terza): L 28.7.2026 n. 137 [GU 1.8.26 n. 177, in vigore dal 16agosto 2026], Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense. - guida alla lettura e mappa delle principali novità, a cura di Laura Biarella (Guida al diritto 35/2026, 15-20) - commenti: - Eugenio Sacchettini, Per le attività nelle «Partecipate» indipendenza ed equo compenso (Guida al diritto 35/2026, 21-22) [avvocati degli enti pubblici: tirocinio presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico] - Eugenio Sacchettini, Per gli ordini circondariali forensi la “sfida” delle pari opportunità (Guida al diritto 35/2026, 23-26) [le regole per gli ordini] - Eugenio Sacchettini, Consigli degli ordini circondariali: durata della consiliatura a tre anni (Guida al diritto 35/2026, 27-28) [le regole per gli ordini] - Eugenio Sacchettini, Elezioni dei consigli circondariali, minoranze e temi di genere aperti (Guida al diritto 35/2026, 29-32) [le regole per gli ordini] - Eugenio Sacchettini, Cnf, suscita perplessità il contorto sistema di nomina dei componenti (Guida al diritto 35/2026, 33-37) [le regole per gli ordini] - Eugenio Sacchettini, Consigli di disciplina: scatta il nuovo istituto della riabilitazione (Guida al diritto 35/2026, 38-45) [le regole per gli ordini] in materia penitenziaria (detenzione domiciliare “terapeutica”): L 5.8.2026 n. 140 [GU 6.8.26 n. 181, in vigore dal 21 agosto 2026] (26G00157), Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti. - testo della legge (Guida al diritto 35/2026, 46-50) - commenti: - Fabio Fiorentin, Tossicodipendenti: partenza in salita e restano molti dubbi applicativi (Guida al diritto 35/2026, 51-53) [le novità] - Fabio Fiorentin, In struttura o “semiresidenziale”: le tipologie a discrezione del giudice (Guida al diritto 35/2026, 54-55) [condizioni per l’accesso; natura della misura, formalmente restrittiva, e “domiciliare” perché eseguibile solo in una struttura comunitaria; trattasi di istituto diverso e aggiuntivo rispetto a quello dell’affidamento in prova] - Fabio Fiorentin, Senza criteri univoci sulla dipendenza applicazione a “macchia di leopardo” (Guida al diritto 35/2026, 56-59) [istanza e verifica delle condizioni] - Fabio Fiorentin, Con una serie di norme “sflilacciate” rompicapo sulla revoca del beneficio (Guida al diritto 35/2026, 60-64) [esecuzione della misura] - Fabio Fiorentin, Un peculiare “patteggiamento” per una misura poco attraente (Guida al diritto 35/2026, 65-68) [applicazione nel processo] - Fabio Fiorentin, Un pubblico ministero promotore anche del recupero del drogato (Guida al diritto 35/2026, 69-71) [nuovi compiti per i PM: saranno opportune delle linee guida, stante l’incertezza interpretativa in ordine al presupposto soggettivo dello status di tossicodipendente] - Fabio Fiorentin, Sospensione dell’esecuzione: le delicate e incerte scelte del Pm (Guida al diritto 35/2026, 72-77) [nuovi compiti per i PM] - Fabio Fiorentin, Una nuova pena su richiesta per l’imputato che vuole riabilitarsi (Guida al diritto 35/2026, 78-79) [nuovi compiti per i PM] in tema di concessioni balneari : - Cons. Stato VII 18.8.26 n. 6539, pres. Franconiero, est. Rotondano (Guida al diritto 35/2026, 85): Il 30 settembre 2027 costituisce il termine ultimo fissato dal legislatore, e non una proroga garantita. La legge n. 118/2022, come modificata dal DL 131/2024, individua in quella data solo ed esclusivamente» il limite massimo di estensione delle concessioni in essere. I Comuni non sono però tenuti ad attendere il 2027, ma devono procedere alle gare “senza indugio”, potendo assegnare le nuove concessioni non appena concluse le procedure. In altri termini, il 30 settembre 2027, fissato per la proroga delle concessioni in essere (salva l’ipotesi dell’art. 3, comma 3, L 118) rileva solo ed esclusivamente come limite massimo di estensione delle suddette concessioni in essere: resta, nondimeno, fermo che, ove una singola Amministrazione completi le operazioni di gara in un momento antecedente e, dunque, i nuovi concessionari siano pronti all’ingresso, le concessioni prorogate potranno venire a scadenza anche prima del 30 settembre 2027. in tema di autotutela (il valore del tempo nell’azione amministrativa) - Cons. giust. amm. Sicilia, Sez. giurisd.. 13.7.26 n. 478, pres. de Francisco, est. La Ganga (Guida al diritto 35/2026,85): Non può attribuirsi alla PA un potere quasi illimitato di revisione dei propri atti favorevoli solo per avere autonomamente accertato che la realtà rappresentata nel procedimento era diversa da quella effettiva. Occorre infatti considerare la natura del tempo nell’azione amministrativa. Il decorso del termine previsto per intervenire non rappresenta una formalità, ma una garanzia per i destinatari dei provvedimenti. Trascorso quel periodo, l’interesse pubblico alla rimozione dell’atto illegittimo deve confrontarsi con quello alla certezza delle relazioni giuridiche e alla stabilità delle situazioni ormai consolidate. Non basta dunque dimostrare, attraverso gli strumenti dell’istruttoria amministrativa, che il provvedimento è nato da una rappresentazione non veritiera. Una simile soluzione rischierebbe di attribuire all’A. un potere troppo ampio, consentendole di rivalutare in ogni momento fatti già esaminati e di trasferire sul privato le conseguenze di una mancata verifica compiuta nella fase originaria. [La vicenda riguarda un intervento edilizio autorizzato dal Comune sulla base della documentazione presentata dal proprietario originario di un immobile. Il titolo consentiva la demolizione e ricostruzione di un vecchio fabbricato, valorizzando una documentazione fotografica ritenuta idonea a dimostrarne la precedente destinazione abitativa. Per l’A. la foto sarebbe stata modificata digitalmente per rappresentare un elemento interno che in realtà apparteneva ad altro edificio. Dopo l’avvio dei lavori, e a seguito delle contestazioni di alcuni vicini, il Comune ha ritenuto di intervenire annullando il titolo edilizio anche se era ormai decorso il termine ordinario per l’esercizio dell’autotutela. La ragione dell’intervento era l’asserita falsità della rappresentazione fornita durante il procedimento originario. La nuova proprietaria dell’immobile, estranea alla formazione della documentazione iniziale e subentrata sulla base di un titolo amministrativo già rilasciato, ha contestato il provvedimento. Il caso prospetta due esigenze: la necessità di impedire che un provvedimento pubblico resti in vita quando ottenuto attraverso una condotta ingannevole; il diritto del cittadino che abbia confidato nella validità dell’azione amministrativa a non essere esposto a una revoca permanente e imprevedibile]. sul principio di proporzionalità (divieto assoluto di animali nei parchi pubblici): - TAR Catanzaro 1^, 22.6.26 n. 1192, pres. Mastrandrea, est. Palmisano (Guida al diritto 35/2026, 85): La tutela dell’igiene urbana, del decoro e della sicurezza collettiva non consente alle amministrazioni di trasformare un rischio solo ipotizzato in un divieto assoluto, imponendo sacrifici generalizzati ai cittadini senza una concreta dimostrazione della necessità della misura adottata. Il potere amministrativo non può essere esercitato attraverso soluzioni automaticamente restrittive quando gli stessi obiettivi possono essere raggiunti con strumenti meno invasivi. La presenza degli animali nei luoghi aperti alla collettività non costituisce, di per sé, una situazione di pericolo tale da giustificare limitazioni generalizzate. Occorre invece un accertamento concreto delle circostanze e una valutazione effettiva del rischio, perché ogni compressione delle libertà individuali deve trovare fondamento in esigenze reali e proporzionate. in tema di privacy (azionisti di una s.p.a. - diffusione indiscriminata dei dati): - Corte giust. Ue 1^, 3.9.26, causa C-798/24 (Guida al diritto 35/2026, 86 e 104 solo massima): L’art. 14, lettera d), della direttiva 2017/1132 va interpretato nel senso che non richiede la pubblicazione di informazioni riguardanti tutti gli azionisti delle società menzionate in tale disposizione, compresi gli azionisti di minoranza. Gli artt. 5 e 6 del GDPR, letti alla luce degli artt. 7 e 8 della Carta, ostano a una normativa nazionale che imponga la messa a disposizione del pubblico di dati personali relativi a tutti gli azionisti, compresi gli azionisti di minoranza, di società per azioni, relativi alle generalità di ciascuno di tali azionisti, ai suoi recapiti, alla categoria, al numero e al valore nominale delle azioni da esso detenute nonché al numero di voti associati a tali azioni, al fine di garantire un contesto imprenditoriale trasparente per tutelare gli interessi di terzi, prevenire il riciclaggio di capitali e il finanziamento del terrorismo e della proliferazione delle armi di distruzione di massa nonché fornire le informazioni necessarie all’attuazione delle sanzioni nazionali, internazionali e dell’Unione, qualora l’accesso a tali dati non sia subordinato ad alcuna condizione, come la dimostrazione di un legittimo interesse. [La Corte costituzionale della Lettonia è stata investita di un ricorso costituzionale proposto da 17 azionisti di minoranza di una s.p.a., i quali contestano una norma nazionale che impone la messa a disposizione del pubblico di informazioni relative agli azionisti di società per azioni: norma che a loro avviso lederebbe il diritto al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, garantito dalla Costituzione lettone. Per la Corte UE, tenuto conto della sua formulazione, del contesto in cui si inserisce e degli obiettivi che persegue, la disposizione della direttiva 2017/1132 non richiede la pubblicazione di informazioni relative a tutti gli azionisti delle società per azioni, compresi gli azionisti di minoranza di tali società. Circa l’interpretazione del Rgpd (Regolamento generale protezione dati, o GDPR), la Corte ricorda che i diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, garantiti dagli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali UE, non costituiscono prerogative assolute, ma devono essere considerati in relazione alla loro funzione sociale ed essere bilanciati con altri diritti fondamentali. È quindi possibile apportare limitazioni, a condizione che siano previste dalla legge e che rispettino il contenuto essenziale dei diritti fondamentali, nonché il principio di proporzionalità]. - (commento di) Marina Castellaneta, No all’obbligo di pubblicare dati su tutti gli azionisti di una Spa, compresi quelli di minoranza (Guida al diritto 35/2026, 104-106) in tema di donazioni : - Cass. 25.6.26 n. 21697 (Guida al diritto 35/2026, 82): Ove la donazione non sia accettata contestualmente dal donatario, l’art. 782, comma 2, c.c. richiede, per il perfezionamento del contratto, che l’accettazione, rivestita della forma dell’atto pubblico, sia notificata al donante; ne consegue che, prima di tale notificazione, non si produce alcun effetto traslativo e il bene resta nel patrimonio del donante, senza che il requisito possa essere surrogato da equipollenti, dalla mera conoscenza dell’accettazione o dall’esecuzione volontaria della donazione nulla ai sensi dell’art. 799 c.c., norma che presuppone un negozio già concluso e affetto da invalidità, non già un contratto mai perfezionatosi. In tale ipotesi, inoltre, la disponibilità materiale del bene da parte del mancato donatario integra detenzione e non possesso utile a usucapire, specie ove la liberalità abbia avuto a oggetto la sola nuda proprietà con riserva di usufrutto in capo al donante. in tema di indebito arricchimento : - Cass. 3^, 4.8.26 n. 24445 (Guida al diritto 35/2026, 88-s.m., annotata da Mario Piselli): Il giudicato formatosi sulla nullità di un contratto per difetto di forma scritta dello stesso, in quanto stipulato con la PA, non preclude la successiva proposizione dell'azione di arricchimento senza causa o della relativa eccezione. Di conseguenza, la relativa eccezione può essere utilmente proposta nel giudizio di opposizione ex art. 615, primo comma, c.p.c., purché non sia stata oggetto di precedente giudizio, al fine di paralizzare una domanda riconvenzionale di restituzione delle somme corrisposte in base al titolo nullo, proposta dall'opposto per il caso dell'accoglimento dell'opposizione. c.s. Questione di stile - Lo stile non è solo una questione estetica, è una forma di attenzione verso gli altri: significa avere cura di non essere un peso inutile. - Lo stile è il contrario del narcisismo, perché impone disciplina. È il contrario dell'esibizione, perché sceglie la misura. - Lo stile è l'arte di non occupare più spazio del necessario. È una forma di modestia. - Il cattivo gusto ha smesso di vergognarsi. È diventato una categoria morale, una virtù civica. [da “Fine dello stile. L’era cafona”, di Valeria Braghieri]

sulla professione forense : - Andrea Sirotti Gaudenzi, Avvocati nell’era IA, come per Prometeo l’uso del “fuoco” deve essere governato (Guida al diritto 34/2026, 10-13, editoriale) [*Direttore del Dipartimento di Intelligenza artificiale dell'Istituto nazionale per la formazione continua (Roma)] sulla riforma forense (parte seconda): L 28.7.2026 n. 137 [GU 1.8.26 n. 177] [in vigore dal 16agosto 2026], Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense - guida alla lettura e mappa delle principali novità, a cura di Laura Biarella (seconda parte) (Guida al diritto 34/2026, 14-19) - commenti: - Eugenio Sacchettini, Per la figura dei giuristi di impresa serve una doverosa “messa a fuoco” (Guida al diritto 34/2026, 20-23) [consulenza e “stragiudiziale”; giurista d’impresa] - Eugenio Sacchettini, Segreto professionale e pubblicità: aumentano le garanzie per la difesa (Guida al diritto 34/2026, 24-26) [tutela della professione] - Eugenio Sacchettini, Su equo compenso e iter di recupero si gioca il nuovo assetto degli introiti (Guida al diritto 34/2026, 27-29) [i compensi professionali] - Eugenio Sacchettini, Costi dei corsi e qualità del sapere: formazione obbligatoria alla verifica (Guida al diritto 34/2026, 30-32) [aggiornamento professionale] - Eugenio Sacchettini, Specializzazioni: il Cnf deve fissare le regole per l’assegnazione del titolo (Guida al diritto 34/2026, 33-34) [gli ambiti professionali: le specializzazioni] - Eugenio Sacchettini, Resta la sospensione volontaria senza obbligo di motivazione (Guida al diritto 34/2026, 35-36) [sospensione dall’albo] - Eugenio Sacchettini, Polizza Rc, condizioni e massimali vanno aggiornati ogni cinque anni (Guida al diritto 34/2026, 37-38) [le coperture assicurative] - Eugenio Sacchettini, Avvocato monomandatario: si chiude con l’assetto spontaneo (Guida al diritto 34/2026, 39-40) [la monocommittenza; la condivisione degli spazi] - Eugenio Sacchettini, Saltano le incompatibilità, via libera all’avvocato amministratore di società (Guida al diritto 34/2026, 41-43) [le incompatibilità] - Eugenio Sacchettini, Società professionali forensi: rompicapo legato alla regolazione (Guida al diritto 34/2026, 44-46) [la professione in forma collettiva] - Eugenio Sacchettini, Delega verbale al praticante in sostituzione dell’avvocato (Guida al diritto 34/2026, 47-52) [tirocinio e accesso alla professione: il tirocinio può essere svolto “a bottega” presso un avvocato e con la frequenza obbligatoria dei corsi, non è più esperibile presso gli uffici giudiziari, potrà essere svolto contestualmente ad altre attività di lavoro subordinato pubblico e privato] - Eugenio Sacchettini, Esame forense: la semplificazione punta sul taglio prove ed elettronica (Guida al diritto 34/2026, 53-56) [prove scritte e orali] sul danno non patrimoniale : DM 20.7.2026 Ministero delle imprese e del made in Italy [GU 28.7.26 n. 173], Aggiornamento annuale degli importi per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti - Anno 2026 - testo (Guida al diritto 34/2026, 57-58), sotto il titolo “Danno non patrimoniale, per la Rc auto e sanità adeguati all’inflazione gli importi di lieve entità” - tabella con i valori aggiornati per le lesioni micropermanenti (Guida al diritto 34/2026, 59-61) - commento di Filippo Martini, L’indistinta applicabilità della Tun renderà le tabelle pretorie marginali (Guida al diritto 34/2026, 62-63) sul danno da inerzia della PA : - Cons. Stato IV 28.7.26 n. 6118, pres. Neri, est. Furno (Guida al diritto 34/2026, 68): La violazione del termine procedimentale rappresenta una condizione necessaria per contestare il ritardo, ma non sufficiente per ottenere automaticamente una condanna risarcitoria. Il giudizio sulla legittimità dell’azione amministrativa e quello sulla responsabilità patrimoniale dell’ente seguono strade diverse. Il cittadino può avere diritto a ottenere un provvedimento e, al contempo, non avere diritto a un risarcimento. Il primo risultato riguarda il corretto esercizio del potere pubblico; il secondo richiede qualcosa di ulteriore, cioè la dimostrazione che la condotta amministrativa ha prodotto una concreta lesione economicamente apprezzabile. Il tempo non è un danno in sé: il ritardo diventa risarcibile soltanto quando rappresenta il fattore causale che determina una perdita specifica. Non basta dunque dimostrare che l’Amministrazione ha impiegato troppo tempo per decidere: occorre dimostrare che quell’attesa ha impedito un risultato, generato un costo ulteriore o compromesso un’utilità che il privato avrebbe altrimenti conseguito. Quanto all’onere della prova, va escluso che il giudice possa trasformarsi in un ricercatore d’ufficio delle ragioni del danno quando il privato non abbia adeguatamente dimostrato la propria pretesa. Servono elementi concreti che dimostrino l’esistenza della perdita, la sua entità e il rapporto immediato con il comportamento amministrativo. [La vicenda origina da una lunga paralisi amministrativa nell’ambito di un intervento di edilizia convenzionata. Dopo la realizzazione delle opere, l’interessato aveva trasmesso all’A. la documentazione necessaria per ottenere l’approvazione dei valori massimi di cessione degli alloggi, passaggio indispensabile per completare le operazioni economiche collegate all’intervento. Il procedimento rimaneva bloccato per un periodo significativo nonostante le ripetute richieste di definizione. Di fronte all’inerzia dell’ente il privato si rivolgeva al Tar ottenendo l’accertamento dell’obbligo di provvedere. L’A. non dava seguito tempestivo alla decisione e si rendeva necessario l’intervento di un commissario ad acta, chiamato a sostituire l’ente nell’adozione del provvedimento finale. A quel punto l’interessato avanzava un’ulteriore pretesa: non soltanto ottenere il riconoscimento dell’illegittimità del ritardo, ma anche il risarcimento dei danni che assumeva derivati dalla prolungata inattività amministrativa. Venivano lamentati maggiori oneri economici, costi finanziari e spese organizzative sostenute durante il periodo di attesa. La domanda non veniva accolta per mancanza di una prova sufficiente del danno e del collegamento causale con la condotta dell’A.] in tema di Daspo : - Cons. Stato III 24.7.26 n. 6059, pres. Pescatore, est. Serlenga (Guida al diritto 34/2026, 68): Il Daspo, misura amministrativa preventiva che vieta l’accesso agli impianti sportivi e alle aree circostanti per ragioni di sicurezza pubblica, può essere adottato anche quando non vi sia una prova piena della partecipazione materiale del soggetto agli episodi di violenza, purché emergano elementi oggettivi idonei a fondare un giudizio prognostico di pericolosità per l’ordine pubblico. in tema di sanità pubblica : - TAR Milano 5^, 17.8.26 n. 4110, pres. Mielli, est. Plantamura (Guida al diritto 34/2026, 68): Alzheimer in Rsa, 90 giorni alla Lombardia per decidere sulla copertura integrale … Nei casi più avanzati di Alzheimer, quando È illegittimo il silenzio serbato dalla Regione (che dovrà pronunciarsi entro 90 giorni) sull’istanza presentata da una società che gestisce Rsa accreditate volta ad ottenere l’aggiornamento delle tariffe sociosanitarie vigenti, con particolare riguardo a quelle relative ai c.d. “nuclei Alzheimer” (casi più avanzati di Alzheimer o di altre patologie assimilabili), laddove, essendo la prestazione socio-assistenziale inscindibilmente legata a quella sanitaria, il costo di assistenza dovrebbe essere posto integralmente a carico del SSR, con conseguente inapplicabilità del regime di c.d. compartecipazione, caratterizzato dal fatto che la c.d. quota sanitaria è a carico della regione, mentre la c.d. quota alberghiera resta a carico della struttura assistenziale. in tema di danno erariale (legge Foti): - Cass. SSUU 25 agosto 2026 n. 24765 (Guida al diritto 34/2026, 66): 1. La nuova disciplina dettata dalla c.d. legge Foti (L 7.1.2026 n. 1, Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, e altre disposizioni nonché delega al Governo in materia di funzioni della Corte dei conti e di responsabilità amministrativa e per danno erariale) non introduce un’ulteriore limitazione della responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti, diversa da quella che già l’art. 1, comma 1, prima parte, L 20/1994 circoscriveva ai soli fatti o omissioni «commessi con dolo o colpa grave», ma si limita a specificare, «in positivo, ma anche in negativo», la nozione di colpa grave rilevante ai fini di detta responsabilità. 2. Spetta al giudice contabile il compito di verificare l’incidenza delle nuove disposizioni sul caso concreto. Ma se la Corte dei conti qualifica la condotta del ricorrente come connotata da colpa grave, deve escludersi che con riferimento a tale profilo si ponga una questione di giurisdizione in quanto l’accertamento della sua sussistenza o meno spetta necessariamente ed esclusivamente al giudice individuato come quello avente giurisdizione sul rapporto sostanziale dedotto e si conclude con una pronuncia di fondatezza o meno della pretesa avanzata dalla parte. [La questione è stata sollevata nell’ambito di un giudizio relativo alla responsabilità del presidente del Cda di una società in house, condannato dalla Corte dei conti per danno erariale da mancata riscossione di tributi comunali. Nel ricorso alle SU l’interessato ha chiesto l’applicazione dello ius superveniens rappresentato dalla legge Foti, invocando la nuova previsione che pone un tetto al danno risarcibile, che non può superare, per ciascun soggetto, due annualità del trattamento economico complessivo goduto al momento del fatto. Sulla specifica questione, tuttavia, la SC non si pronuncia: il sindacato della Cassazione sulle decisioni della Corte dei conti è infatti circoscritto alle questioni di giurisdizione e non può estendersi al merito, nel quale rientra anche l’applicabilità al responsabile di una norma sopravvenuta più favorevole]. sul danno alla personalità da trasmissioni televisive o internet (competenza giurisdizionale): - Cons. giust. Ue 2^, 18.6.26, causa C-232/25 (Guida al diritto 34/2026, 86 solo massima): L’art. 5, punto 3, del regolamento n. 44/2001 sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, sostituito dall’art. 7 del regolamento n. 1215/2012, di analogo tenore, va interpretato nel senso che i giudici dello Stato membro in cui si trova il centro degli interessi di una persona fisica o giuridica non sono competenti a conoscere della sua azione di risarcimento dell’intero danno che essa avrebbe subito a titolo di lesione dei diritti della personalità in seguito alla trasmissione di un contenuto audiovisivo in televisione in più Stati membri. Lo stesso vale per quanto riguarda i giudici dello Stato membro in cui si trova il centro degli interessi di una persona fisica, qualora detto contenuto sia stato trasmesso su Internet, ma non consenta di identificare, sia pure indirettamente, tale persona, sebbene identifichi, senza possibili equivoci, un gruppo ristretto, i cui membri costituiscono una categoria chiusa di persone, al quale essa può essere collegata. Per contro, i giudici dello Stato membro in cui si trova il centro degli interessi di una persona giuridica che abbia il compito principale di difendere gli interessi di tale gruppo sono competenti a conoscere della sua azione di risarcimento dell’intero danno che essa avrebbe subito a titolo di lesione dei diritti della personalità in seguito a tale medesima trasmissione su Internet. Inoltre, i giudici di uno Stato membro che sono competenti a conoscere dei soli danni cagionati nello Stato membro cui essi appartengono e che derivano da una lesione lamentata dei diritti della personalità connessa alla trasmissione di una serie in televisione, possono conoscere di un’azione nei confronti del produttore di tale serie avente ad oggetto, da un lato, una prestazione non pecuniaria volta ad eliminare e a prevenire gli effetti di una siffatta lesione e, dall’altro, una prestazione pecuniaria volta al risarcimento del danno morale derivante dalla trasmissione di tale serie. Questo vale anche per un’azione nei confronti di tale produttore avente ad oggetto una prestazione pecuniaria volta al risarcimento del danno morale derivante dalla trasmissione di tale serie su Internet. Per contro, tali giudici non sono competenti a conoscere dell’azione nei confronti di detto produttore avente ad oggetto una prestazione non pecuniaria volta alla rettifica dei dati di detta serie messi in rete. - (commento di) Marina Castellaneta, Contenuti audiovisivi e via Internet, il punto sulla giurisdizione in caso di indennizzo se la reputazione è lesa (Guida al diritto 34/2026, 86-89) in tema di famiglia (assegno divorzile): - Cass. 1^, 7.7.26 n. 22874 (Guida al diritto 34/2026, 65): Considerata la doppia anima dell’assegno divorzile – da un lato, la funzione assistenziale, dall’altro quella perequativo-compensativa – il giudice deve chiedersi due cose: 1) se l’ex coniuge richiedente disponga di mezzi adeguati per vivere dignitosamente; 2) in caso di forte squilibrio economico, se il divario sia anche il risultato delle scelte compiute dalla coppia durante il matrimonio. La funzione assistenziale guarda al presente: serve a evitare che, dopo il divorzio, il coniuge economicamente più fragile resti privo dei mezzi necessari per un’esistenza autonoma e dignitosa. Non basta, però, una generica difficoltà economica. Occorre che l’inadeguatezza dei mezzi dipenda da ragioni oggettive e non da inerzia o disinteresse del richiedente. La funzione perequativo-compensativa guarda invece al passato della coppia, entra in gioco quando lo squilibrio economico non è casuale, ma nasce da una divisione dei ruoli familiari: uno dei coniugi ha ridotto o sacrificato il proprio percorso professionale per occuparsi della famiglia, consentendo all’altro di consolidare reddito, carriera o patrimonio. In questa prospettiva, l’assegno non premia il matrimonio finito, ma riconosce il valore economico di un contributo rimasto spesso invisibile. in tema di abusi edilizi (distanze legali e usucapione): - Cass. 2^, 25 agosto 2026 n. 24767 (Guida al diritto 34/2026, 66): 1. È ammissibile l’acquisto per usucapione di una servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata dal codice civile o dai regolamenti e dagli strumenti urbanistici. Ciò anche quando la costruzione è abusiva, considerato che il difetto del titolo edilizio non impedisce l’acquisto della servitù, esaurendo la sua rilevanza nell’ambito del rapporto pubblicistico, senza incidere sui requisiti del possesso ad usucapionem. In altri termini, l’abuso edilizio rileva nei rapporti con la PA, ma non rende l’opera «inesistente» sul piano civilistico, né impedisce, ricorrendone i presupposti, il maturare dell’usucapione. 2. Gli atti interruttivi posti in essere nei confronti di alcuni dei compossessori non si estendono agli altri, poiché non si applica in materia di diritti reali il principio di solidarietà. [La vicenda origina nel 1983, quando i proprietari di un fabbricato chiedono l’arretramento dell’edificio confinante, realizzato a distanza inferiore a quella prescritta dal regolamento comunale. Dopo quasi quarant’anni di contenzioso, la Corte d’appello riconosce a una comproprietaria l’usucapione della servitù di mantenere la costruzione alla distanza esistente: il fabbricato era stato ultimato al rustico nel 1980 e nei suoi confronti il termine ventennale era decorso senza una valida interruzione. Ne consegue che l’azione esercitata nel 1983 non aveva prodotto effetto interruttivo verso le litisconsorti pretermesse, e il termine ventennale è stato interrotto solo con la notifica della domanda di arretramento del 19 febbraio 2002, quando l’usucapione si era già consolidata]. in tema di spese giudiziali (compensazione): - Cass. 2^, 21.8.26 n. 24734 (Guida al diritto 34/2026, 65): La valutazione delle proporzioni della soccombenza reciproca e la determinazione delle quote in cui le spese processuali debbono ripartirsi o compensarsi tra le parti, ai sensi dell’art. 92, comma 2, c.p.c., rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito, che resta sottratto al sindacato di legittimità, non essendo egli tenuto a rispettare un’esatta proporzionalità fra la domanda accolta e la misura delle spese poste a carico del soccombente. [Sul tema le sezioni Unite già avevano affermato (n. 32061/22) che il principio di soccombenza va inteso nel senso che “soltanto la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno in minima parte, al pagamento delle stesse; ne consegue che il sindacato di legittimità è limitato all’accertamento della mancata violazione di tale principio, mentre restano riservate al potere discrezionale del giudice di merito sia la valutazione dell’opportunità di compensare, in tutto o in parte, le spese di lite, tanto nell’ipotesi di soccombenza reciproca quanto in quella di concorso di altri giusti motivi, sia la relativa quantificazione, ove contenuta entro i limiti tabellari”. La SC, dunque, non ha un «potere di rivalutazione della proporzione della compensazione», né può «sostituire al giudizio del giudice di merito una diversa ponderazione quantitativa dell’esito della lite». La pronuncia delle SU individua, dunque, il limite esterno del potere discrezionale, «costituito dal divieto di porre le spese, anche solo in parte, a carico della parte integralmente vittoriosa, e conferma che, quando vi siano esiti plurimi e reciprocamente sfavorevoli, la compensazione parziale è astrattamente consentita»]. c.s. Un tempo sedevamo guardando gli dèi che cercavano di distruggerci, mentre ora stiamo seduti a guardare noi stessi che ci autodistruggiamo (Karl Kraus)

in tema di misure restrittive europee : - Corte giust. Ue 5^, 18.3.26 causa n. T-405/24 (Giurispr. it. 6/2026, 1266-9, annotata da Antonio Attolico): In tema di misure restrittive individuali (nella specie, listing o designazione), quando al criterio del leading businessperson è associata una presunzione semplice di collegamento con un regime [nella specie, il regime di Assad, ma analogo impianto sanzionatorio è contemplato nei confronti della Federazione russa, a tutela dell’integrità territoriale dell’Ucraina], ciò giustifica, fino a prova contraria, il mantenimento della designazione in vigore. Al riguardo, le misure individuali possono essere rinnovate sulla base delle stesse prove che ne hanno giustificato l’adozione, purché il contesto non sia mutato a punto da renderle obsolete. Spetta al solo Consiglio, invece, valutare se il mantenimento del regime sanzionatorio tout court possa essere strumentale al perseguimento del fine di politica estera per cui è stato istituito e, di conseguenza, decidere se rinnovarlo o meno. in tema di accesso (trasparenza nei procedimenti digitalizzati): - Cons. Stato VI, 6.6.25 n. 4929, pres. De Felice, est. Ponte (Giurispr. it. 6/2026, 1422 s.m.): L’esercizio di funzioni pubbliche mediante sistemi informatici e algoritmi affidati, in tutto o in parte, a soggetti privati non comporta alcuna attenuazione degli obblighi di trasparenza e di accesso. L’amministrazione titolare della funzione resta integralmente responsabile della conoscibilità dei dati e dei processi decisionali e non può opporre, a fronte dell’istanza di accesso, la gestione esternalizzata o automatizzata dell’attività amministrativa. - (commento di) Carla Cozzi, Funzioni pubbliche, automazione ed esternalizzazione: il limite della trasparenza (Giurispr. it. 6/2026, 1422-1427) in tema di accesso (agli atti di gara): - Cons. Stato III 3.12.25 n. 9515, pres. Greco, est. Marra (Giurispr. it. 6/2026, 1418 s.m.): L’automatica prevalenza del diritto di accesso difensivo agli atti di gara dell’operatore economico sulla riservatezza del segreto tecnico o commerciale deve essere respinta a favore del criterio del bilanciamento caso per caso, che si traduce in una istruttoria minuziosa nel contraddittorio delle parti e nella necessità di una motivazione rafforzata. Inoltre, il semplice richiamo al know how non integra automaticamente un segreto tecnico o commerciale, non ricadendo nella definizione qualsiasi elemento di originalità dello schema tecnico. - (nota di) Andrea Ferrante, Accesso agli atti di gara difensivo: alla ricerca del bilanciamento (Giurispr. it. 6/2026, 1418-1422) in tema di accesso : - Cons. Stato V 16.3.26 n. 2122 (ordinanza), pres. Caringella, est. Urso (Giurispr. it. 6/2026, 1261-1263): L’art. 34, 3° comma, c.p.a. (il quale consente di proseguire un giudizio di impugnativa avverso un atto – nonostante sia venuto nel frattempo meno l’interesse al suo annullamento – laddove residui un interesse alla declaratoria della sua illegittimità ai fini risarcitori) non può trovare applicazione nel caso del rito dell’accesso, laddove si faccia questione della legittimità o meno dell’originario diniego di accesso. in tema di silenzio (diritto a una risposta dell’A.): - Cons. Stato IV 13.3.26, n. 2084, pres. Neri, est. Martino (Giurispr. it. 6/2026, 1263-4): In base al generale principio del clare loqui il cittadino che abbia formulato un’istanza alla PA ha il diritto ad ottenere una risposta anche laddove la domanda non risulti formulata in modo esatto e richiami una normativa non pertinente: in tal caso graverà sull’Amministrazione l’onere di riqualificare la domanda nei suoi esatti termini giuridici. Il generale orientamento giurisprudenziale secondo cui il singolo non può pretendere l’attivazione di un procedimento finalizzato all’adozione di atti di contenuto normativo o generale subisce una deroga nelle ipotesi in cui l’istanza risulti chiaramente finalizzata a soddisfare un interesse di carattere individuale. in tema di appalti (subappalto necessario e soccorso istruttorio): - Cons. Stato V 7.1.2026, n. 99, pres. Caringella, est. Fasano (Giurispr. it. 6/2026, 1414 solo massime): 1. Nel subappalto ordinario l’affidamento a terzi di una parte delle prestazioni oggetto dell’appalto è frutto di una libera scelta imprenditoriale essendo il concorrente già in possesso di tutti i requisiti di partecipazione, mentre il subappalto necessario si caratterizza in quanto il concorrente non possiede tutte le qualificazioni relative alle lavorazioni previste dal bando, sicché il subappalto è imposto dal difetto di qualifica. 2. Alla luce della funzione propria del subappalto necessario, l’operatore economico deve dichiarare, sin dalla domanda di partecipazione, la volotà di ricorrere al subappalto per supplire al requisito di qualificazione mancante. 3. L’omissione della dichiarazione di fare ricorso al subappalto necessario non può essere oggetto di soccorso istruttorio. - (nota di) Stefano Colombari, Subappalto necessario (o qualificante) e soccorso istruttorio (Giurispr. it. 6/2026, 1414-1418) in tema di appalti (organismo di diritto pubblico): - Cons. Stato IV 9.3.26 n. 1876, pres. Carbone, est. Furno (Giurispr. it. 6/2026, 1264-6): Un’impresa pubblica, anche se operante nell’ambito dei cc.dd. settori speciali [nella specie, ATM], ben può presentare al contempo i caratteri tipici di un organismo di diritto pubblico (ODP). Al fine di stabilire se un determinato organismo presenti o meno i caratteri tipici di un ODP, il c.d. ‘terzo requisito Mannesmann’ (requisito teleologico) deve essere applicato soffermandosi sul carattere industriale o commerciale delle modalità e condizioni in cui esso opera (e non sulle caratteristiche dell’interesse perseguito). in tema di famiglia (rapporti patrimoniali tra coniugi): - Cass. 2^, 8.4.26 n. 8793 (Giurispr. it. 6/2026, 1250-2): In tema di rapporti patrimoniali tra coniugi, le attribuzioni eseguite durante la convivenza matrimoniale per concorrere a realizzare un progetto di vita comune si presumono effettuate in adempimento del dovere di contribuzione ai bisogni della famiglia, ai sensi dell’art. 143 c.c., e sono, pertanto, irripetibili in quanto sorrette da una giusta causa; ne consegue che il coniuge, il quale agisca con l’azione sussidiaria di arricchimento senza causa, ex art. 2041 c.c., per ottenere la restituzione di somme versate su un conto corrente cointestato, ha l’onere di allegare e provare una causa diversa (quale, ad esempio, un mutuo) o che l’apporto complessivo risulti, per entità e destinazione, sproporzionato ed inadeguato rispetto alle proprie sostanze e capacità reddituali, senza che rilevi, a tal fine, la mera dimostrazione di una superiorità quantitativa degli esborsi rispetto a quelli dell’altro coniuge. in tema di successioni (testamento e amministrazione di sostegno): - Cass. 2^, 6.2.26 n. 2648 (Giurispr. it. 6/2026, 1275 T): È nullo il testamento pubblico dell’amministrato ricevuto dal notaio alla presenza dell’amministratore di sostegno. Il testamento pubblico è un atto personalissimo che non ammette rappresentanza o assistenza, e presuppone che sia il testatore a manifestare liberamente ed autonomamente la propria volontà alla sola presenza del notaio e di due testimoni, affinché poi il notaio riduca in iscritto la volontà manifestatagli, dando atto delle compiute formalità, e ne dia lettura ai presenti prima della loro sottoscrizione, senza la presenza di soggetti estranei. - (commento di) Marianna Rinaldo, La capacità di testare del beneficiario di amministrazione di sostegno (Giurispr. it. 6/2026, 1278-1283) sulla tutela della proprietà (a fronte di esigenze di pianificazione territoriale e tutela ambientale): - Cedu 1^, 9.4.26 ric. 47565/22, V. e altri c/ Italia (Giurispr. it. 6/2026, 1273-4, annotata da Giulio Belgiovine): Chiamata a stabilire se, e a quali condizioni, le restrizioni all’uso di terreni dominicali derivanti dall’istituzione di un’area naturale protetta integrino una violazione dell’art. 1, Prot. 1 Cedu (Convenzione) e a chiarire, in particolare, se le stesse debbano qualificarsi come privazione della proprietà ovvero come misure di disciplina dell’uso dei beni, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo che le restrizioni integrino una privazione della proprietà ai sensi dell’art. 1, Prot. 1, Cedu: ciò in quanto i ricorrenti conservano, nonostante le limitazioni, la titolarità formale del diritto dominicale, la possibilità di alienare il bene, l’accesso fisico al fondo e la facoltà di svolgervi attività compatibili con il regime di protezione. L’interferenza viene dunque ricondotta alla disciplina dell’uso dei beni ai sensi del secondo comma dell’art. 1, Prot. 1, con la conseguenza che la valutazione della proporzionalità della misura imposta non implica necessariamente la corresponsione di un indennizzo, ma richiede unicamente che sia stato raggiunto un giusto equilibrio tra protezione del diritto di proprietà ed esigenze di interesse generale della comunità. in tema di compravendita immobiliare (responsabilità del notaio): - Cass. 2^,25.4.25 n. 10914 (Giurispr. it. 6/2026, 1284 T): In caso di compravendita di edificio realizzato anteriormente al 1° settembre 1967, ai fini della validità del negozio traslativo è richiesta la sussistenza della dichiarazione dell’alienante della costruzione dell’immobile anteriormente alla suddetta data. Il notaio rogante deve verificare la validità dell’atto, non anche l’esistenza del vincolo paesistico sul cespite alienato, salvo che non sia stato conferito sul punto uno specifico incarico di assistenza e consulenza, e ciò anche in considerazione della natura non apparente del vincolo gravante sul cespite. Le incombenze notarili non possono estendersi sino al punto di imporre la segnalazione alle parti, non dotate di specifica competenza tecnico-giuridica, del vizio di legittimità della licenza edilizia per mancanza di autorizzazione ambientale. - (commento di) Samuele Tomasi, Dichiarazioni urbanistiche, vincoli paesistici e responsabilità notarile (Giurispr. it. 6/2026, 1287-1292) in tema di lavoro (lealtà “confessionale” e discriminazione per motivi religiosi): - Corte giust. Ue, Grande Sezione, 17.3.26, causa C-258/24, Katholische Schwangerschaft-sberatung (Giurispr. it. 6/2026, 1209-1271, annotata da Thomas Bessega): L’art. 4, par. 2, Dir. 2000/78/CE, letto alla luce degli artt. 10 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, osta a una normativa nazionale che consente a un’organizzazione religiosa di subordinare il mantenimento del rapporto di lavoro alla permanenza del lavoratore nella chiesa a cui afferisce detta organizzazione qualora, tenuto conto della natura delle attività di cui trattasi o del contesto in cui esse vengono esercitate, tale requisito non costituisca un requisito essenziale, legittimo e giustificato, in particolare quando le medesime funzioni siano svolte anche da lavoratori non appartenenti alla confessione e l’abbandono della chiesa non sia accompagnato da comportamenti idonei a incidere sull’attività lavorativa o sull’identità dell’organizzazione. (La vertenza era insorta in seguito al licenziamento di una lavoratrice impiegata presso un’associazione appartenente alla Chiesa cattolica tedesca, attiva nel settore della consulenza alle donne in gravidanza, dopo che detta lavoratrice, tenuta per contratto all’obbligo di lealtà ai principi della dottrina cattolica, aveva deciso di abbandonare la Chiesa medesima). in tema di whistleblowing (militari): - Cons. Stato II 14.426 n. 1307, pres. Poli, est. Menichellii, (Giurispr. it. 6/2026, 1260-1): La normativa unionale e nazionale in materia di c.d. whistleblowing (in particolare: DLg 24/ 2023), la quale tutela il dipendente che abbia riservatamente segnalato illeciti o irregolarità suo luogo di lavoro da misure quali il trasferimento per incompatibilità ambientale (laddove le stesse presentino un carattere ritorsivo), non trova applicazione nei confronti del personale del comparto della Difesa. in tema di trasferimenti immobiliari : - Vito Amendolagine (a cura di), La responsabilità nel trasferimento di immobili (Giurispr. it. 6/2026, 1465-1474). Le varie forme e tipologie di responsabilità in cui possono incorrere i professionisti a vario titolo coinvolti nel compimento di singoli atti ed attività aventi autonoma rilevanza sul piano giuridico - anche prodromiche e preparatorie - per il successivo trasferimento della proprietà immobiliare (notai, avvocati, agenti immobiliari, tecnici incaricati, visuristi immobiliari, delegati alle vendite giudiziarie, progettisti e direttori dei lavori, ecc. in procedura civile (domanda di accertamento incidentale e “complanare”): - Cass. SSUU 30 aprile 2025, n. 11455 (Giurispr. it. 6/2026, 1341 T): In caso di esercizio dell’azione negatoria della servitù, di cui all’art. 949 c.c., in un processo soggetto alle regole previgenti rispetto alle modifiche di cui all’art. 3, 12° comma, lett. i), e 13° comma, lett. b), DLg 149/ 2022, l’attore, anche a fronte della contestazione del diritto di proprietà operata dal convenuto con la comparsa di risposta, può proporre domanda di accertamento del suddetto diritto con efficacia di giudicato, ai sensi dell’art. 34 c.p.c., non solo nell’udienza di cui all’art. 183 c.p.c. ma anche con la prima memoria ex art. 183, 6o comma, c.p.c. - (commento di) Monica Piloni, La domanda di accertamento incidentale e la sua intrinseca funzione “complanare” (Giurispr. it. 6/2026, 1343-9) sul rapporto tra giudicato penale e processo tributario : - Corte cost. 13.4.26 n. 50, pres. Amoroso, rel. Antonini (Giurispr. it. 6/2026, 1325 solo massima): La questione di legittimità costituzionale dell’art. 21-bis, DLg 74/2000, introdotto dall’art. 1, 1° comma, lett. m), DLg 87/2024, è inammissibile, in riferimento all’art. 97 Cost., ed è infondata in riferimento agli artt. 3, 24, 53, 102, 1° comma, e 111, 1° e 2° comma, Cost.; tuttavia l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 21-bis citato impone di ritenere che la sentenza penale di assoluzione cui si riferisce tale disposizione abbia sempre efficacia di giudicato nel processo tributario, salve le ipotesi in cui: a) vengano in considerazione fattispecie riconducibili a presunzioni legali tipiche, essendo necessario, in questi casi, che la suddetta sentenza consegua a un accertamento positivo della non esistenza del fatto; b) l’assoluzione sia stata pronunciata esclusivamente in conseguenza dell’inutilizzabilità delle prove nel giudizio penale, le quali siano suscettibili però di esserlo, in quanto formate nel rispetto delle regole fiscali, in quello tributario. - (commento di) Giovanni Giacalone, Giudicato penale e processo tributario: assoluzione e medesimezza del fatto valgono, ma ….. fino a un certo punto! (Giurispr. it. 6/2026, 1325-1341) c.s. La semplicità è la suprema forma di sofisticazione (Leonardo da Vinci)

Tribunale Nola sez. I, 22 aprile 2026, n. 1654, est. L. Paura IL CASO E LA DECISIONE Con ricorso per decreto ingiuntivo i coniugi Am.Am. e De.Lu. chiedevano ed ottenevano dal Tribunale di Nola il decreto ingiuntivo n. 1468/2021, provvisoriamente esecutivo, con cui veniva ingiunto a De.An. e Tr.Ma. di pagare, in solido, in loro favore la somma di Euro 42.000,00, oltre interessi e spese della procedura monitoria a titolo di restituzione della somma concessa a mutuo . Alla base del ricorso monitorio i ricorrenti deducevano che nelle date del 17.09.2010, 1.12.2010 e 21.01.2011 De.An. e Tr.Ma., in società di fatto tra di loro, stipulavano dei contratti di mutuo in virtù dei quali veniva loro corrisposta la somma complessiva di Euro 42.000,00 a mezzo assegni circolari (meglio specificati nel ricorso), tratti sulla Banca Popolare Vesuviana, filiale di San Giuseppe Vesuviano, all'ordine di Tr.Ma. e dalla stessa incassati. Proponeva opposizione Tr.Ma. la quale, preliminarmente, disconosceva la propria firma apposta sulla girata degli assegni; negava, inoltre, la sua qualità di socia di fatto di De.An., affermando la sua estraneità alla vicenda poiché non aveva mai intrattenuto rapporti economici con gli odierni opposti; esponeva, infine, di non aver mai ricevuto gli assegni circolari per cui è causa e di non essere a conoscenza delle operazioni bancarie effettuate dal marito De.An. sul proprio conto corrente. Si costituivano in giudizio Am.Am. e De.Lu. i quali contestavano la difesa avversa deducendo, in particolare, che le somme concesse a mutuo erano state versate sul conto corrente dell'opponente in quanto il marito, De.An., possedeva la delega a compiere qualsiasi operazione bancaria sul conto della moglie, compreso l'incasso di somme di denaro; pertanto, sostenevano che il disconoscimento delle firme apposte dalla Tr. sulla girata degli assegni fosse privo di rilievo giuridico. Il Tribunale ha ritenuto fondata l’opposizione revocando il decreto ingiuntivo n. 1468/2021. LA SOLUZIONE IN DIRITTO In via preliminare, l'opposizione a decreto ingiuntivo introduce un ordinario giudizio di cognizione che impone alla parte opposta, nella sua qualità di attore sostanziale, di provare i fatti posti a fondamento della domanda di pagamento, mentre alla parte opponente, nella sua qualità di convenuta sostanziale, di fornire la prova di fatti impeditivi, modificativi o estintivi della pretesa creditoria: spetta dunque agli opposti dimostrare la sussistenza dei fatti costitutivi della pretesa creditoria, mentre sull'opponente incombe l'onere di provare l'esistenza di circostanze impeditive, modificative o estintive della avversa pretesa. Nella fattispecie, secondo il Tribunale: - il credito azionato in sede monitoria deriva dai contratti di mutuo che Am.Am. e De.Lu. stipulavano con i coniugi De.An., amministratore unico del Consorzio Euro Mutual Company, e Tr.Ma., asseritamente socia di fatto del detto Consorzio; - gli opposti, a sostegno della propria pretesa creditoria, hanno prodotto i contratti di mutuo stipulati con il Consorzio Euro Mutual Company in data 17.09.2010 (in virtù del quale veniva versata a mezzo assegni la somma complessiva di Euro 20.000,00), in data 1.12.2010 (veniva versata a mezzo assegni la somma complessiva di Euro 13.000,00) e in data 21.01.2011 (veniva versata a mezzo assegni la somma complessiva di Euro 9.000,00) e i relativi assegni circolari, tutti tratti sulla Banca Popolare Vesuviana, filiale di San Giuseppe Vesuviano, emessi all'ordine di Tr.Ma. (cfr. allegati alla comparsa di costituzione e risposta); - a fronte di tali allegazioni Tr.Ma. ha innanzitutto disconosciuto le firme apposte nello spazio riservato alla girata degli assegni per cui è causa sostenendo la propria estraneità a tutte le operazioni bancarie relative a tali titoli; - ha poi contestato di essere socia di fatto del Consorzio Euro Mutual Company, negando di aver mai intrattenuto rapporti economici con le odierne parti opposte. Ebbene, rilevato che i contratti di mutuo prodotti dagli opposti vedono come controparte il Consorzio Euro Mutual Company, del quale è pacifico e documentalmente provato (cfr. visura in atti) che amministratore unico è De.An., e considerato che tali documenti non sono, per tale ragione, sufficienti a dimostrare il credito azionato né il conseguente obbligo restitutorio in capo all'opponente, occorre esaminare specificamente i motivi di opposizione sollevati da Tr.Ma.. Il Tribunale ha ritenuto che il disconoscimento delle sottoscrizioni apposte sugli assegni che hanno legittimato l'emissione del decreto ingiuntivo opposto, fosse valido e tempestivo avendo l'opponente, a supporto della credibilità del disconoscimento medesimo, depositato in atti la denuncia-querela sporta in data 17.09.2021 dinanzi alle Autorità competenti con la quale questa ha disconosciuto " l'autenticità delle firme a suo nome apposte nella parte riservata alla girata sugli assegni specificamente indicati nell'atto di querela (cfr. allegato alla citazione) e nell'atto di citazione, introduttivo del presente giudizio ". A fronte di tale tempestivo e circostanziato disconoscimento, dunque, sarebbe stato onere di parte opposta presentare istanza di verificazione ex art. 216 c.p.c. che, nel caso di specie, non è stata proposta; da tale comportamento processuale deriva che detti titoli non possono assumere valore probatorio contro l'opponente. Sul punto la giurisprudenza di legittimità è granitica nell'affermare il principio di diritto secondo cui " la mancata proposizione dell'istanza di verificazione di una scrittura privata disconosciuta equivale, secondo la presunzione legale, ad una dichiarazione di non volersi avvalere della scrittura stessa come mezzo di prova, con la conseguenza che il giudice non deve tenerne conto e che la parte che ha disconosciuto la scrittura non può trarre dalla mancata proposizione dell 'istanza di verificazione elementi di prova a sé favorevoli (Cass. Sez. U, Sentenza n. 3086 del 01/02/2022; Sez. 1, Sentenza n. 27506 del 20/11/2017; Sez. 3, Sentenza n. 2220 del 16/02/2012)" (di recente Cass. n. 3602/2024)" . Pertanto, la mancata presentazione dell'istanza di verificazione conseguente al disconoscimento rende il documento irrilevante, e non utilizzabile, precludendo al giudice qualunque giudizio in ordine alla sua autenticità. Parte opponente ha poi negato di essere socia di fatto del Consorzio Euro Mutual Company ed ha dichiarato di non aver mai partecipato alla stipula dei contratti di mutuo né di aver mai ricevuto gli assegni per cui è causa. Ha, altresì, sostenuto che il proprio conto corrente, acceso presso la Banca Popolare di Novara, filiale di Nola, sarebbe stato utilizzato impropriamente e a sua insaputa dal marito, De.An., il quale era munito della delega ad effettuare tutte le operazioni bancarie sul conto. Tale circostanza, secondo la prospettazione degli opposti, costituirebbe un implicito riconoscimento del fatto che gli assegni intestati a Tr.Ma. siano stati effettivamente versati sul suo conto corrente e che, dunque, lei stessa ne avrebbe beneficiato. Secondo il Tribunale, d’altronde, gli opposti, i quali invocano l'esistenza di una società di fatto, avevano l'onere di dimostrare, secondo la regola generale dettata dall' art. 2697 c.c. , l'esistenza di un fondo comune finalizzato all'esercizio congiunto di un'attività economica, l'alea comune, intesa come ripartizione degli utili e delle perdite, e l'affectio societatis, ossia la volontà dei soci di collaborare per il raggiungimento degli obiettivi comuni . Tale prova, d’altronde, non può desumersi dal mero versamento di somme di denaro effettuate dal delegato, poiché tali movimenti bancari devono essere corroborati da ulteriori elementi idonei a dimostrare un progetto comune. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33230/2019 ha affermato in materia: " Come è noto, la mancanza della prova scritta del contratto di costituzione di una società di fatto o irregolare - che non è richiesta dalla legge ai fini della sua validità - non impedisce al giudice del merito l'accertamento aliunde, mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni semplici, dell'esistenza di una struttura societaria, all'esito di una rigorosa valutazione (quanto ai rapporti tra soci) del complesso delle circostanze idonee a rivelare l'esercizio in comune di una attività imprenditoriale (Cass. 5 maggio 2016, n. 8981; Cass. 11 marzo 2010, n. 5961). In tema di società di fatto tra consanguinei la prova della esteriorizzazione del vincolo societario deve essere però rigorosa, occorrendo che essa si basi su elementi e circostanze concludenti, tali da escludere che l'intervento del familiare possa essere motivato dalla affectio familiaris e deporre, invece, nel senso di una sua compartecipazione all'attività commerciale ". Ebbene, alla luce di tale affermazione giurisprudenziale, secondo il Tribunale gli opposti non hanno fornito alcun elemento probatorio idoneo a dimostrare, neppure in via presuntiva, l'effettiva sussistenza di un rapporto di fatto che lega l'opponente al Consorzio (atteso che i contratti di mutuo sono stati stipulati con quest'ultimo); inoltre, la circostanza che il marito dell'opponente ed amministratore unico del suddetto Consorzio, avesse la delega per compiere operazioni sul conto corrente della moglie non dimostra la posizione debitoria dell'opponente in quanto tale circostanza ben potrebbe trovare giustificazione nei doveri di solidarietà familiare piuttosto che nell' affectio societatis . Pertanto, rilevata l'inutilizzabilità degli assegni per difetto di verificazione e l'assenza di prova circa l'esistenza di una società di fatto tra il Consorzio e l'opponente, il giudice ha concluso che gli opposti, asseriti creditori, non hanno fornito adeguata prova della pretesa creditoria.

“Abbiamo rinunciato a considerare noi stessi come i soggetti della storia, e al nostro posto abbiamo collocato altri soggetti della storia, anzi un altro soggetto: la tecnica.[…]. Dal suo corso, infatti, e dal suo impiego, dipende l’essere o non essere dell’umanità" . In questo numero di Spigolature vorrei soffermarmi sul pensiero di un filosofo, che mi pare - nonostante si collochi tutto all'interno del XX secolo - ha dimostrato una chiaroveggenza eccezionale nell'individuare assai precocemente alcuni fenomeni – e soprattutto le cause degli stessi – che hanno dominato l'ultimo cinquantennio e soprattutto pongono le basi per capire le problematiche della più recente rivoluzione tecnica e culturale che stiamo vivendo: l'avvento dell'Intelligenza artificiale. Parlo di Gunther Anders e, in ispecie, del suo testo “L'uomo è antiquato”. Composto di due distinti volumi: il primo, uscito nel 1956, recante il sottotitolo, “Considerazioni sull'anima nell'epoca della seconda rivoluzione industriale”; il secondo, edito nel 1982, recante il sottotitolo Sulla distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione industriale”. Il contenuto dei due tesi è così riassunto in quarta di copertina: Vol. 1) “In questo libro del 1956, Günther Anders muove dalla diagnosi della "vergogna prometeica", cioè dalla diagnosi della subalternità dell'uomo, novello Prometeo, al mondo delle macchine da lui stesso create, per affrontare il tremendo paradosso cui la bomba atomica ha posto di fronte l'umanità, costringendola fra angoscia e soggezione. La vergogna prometeica è legata anche a un senso di "dislivello", di non sincronicità, tra l'uomo e i suoi prodotti meccanici che, sempre più nuovi ed efficienti, lo oltrepassano, facendo sì che egli si senta "antiquato". Oltre che perfetta la macchina è ripetibile, standardizzata, riproducibile in esemplari sempre identici; quindi possiede una specie di eternità che all'individuo umano è negata. Di qui, una rivalità, una impari gara dell'uomo, una inversione dei mezzi con i fini, di cui Anders analizza con grande anticipazione tutta la portata. In particolare, là dove tratta delle tecniche di persuasione, soprattutto televisive e radiofoniche, che ci assediano con immagini-fantasma, irreali, di fronte alle quali l'individuo diventa passivo, maniaco, incapace di pensare e comportarsi liberamente”. Vol. 2) Se la prima rivoluzione industriale è consistita nell'introduzione del macchinismo, se la seconda si riferisce alla produzione dei bisogni, la terza rivoluzione industriale è per Anders quella che produce l'alterazione irreversibile dell'ambiente e compromette la sopravvivenza stessa dell'umanità. In un mondo in cui la macchina è diventata soggetto della storia, l'uomo risulta superato, "antiquato", appunto. In venticinque saggi su temi che vanno da L'apparenza a Il male, passando per La massa, Il lavoro, Le macchine, L'individuo, Le ideologie, Il conformismo, Il privato, La morte, La realtà, La libertà, La storia, La fantasia, Lo spazio e il tempo, Anders pratica un filosofare senza sistema precostituito. Eppure la sua "filosofia di occasione" o, come pure egli dice, en plein air, ha saputo cogliere per tempo i prodromi della trasformazione che sarà detta impropriamente postmoderna e che per Anders altro non è che il frutto della riduzione di tutto, del mondo e dell'uomo, a "materia prima" indefinitamente manipolata da una tecnica sfuggita a ogni controllo. Sulla vita e le opere dell'autore si vede la relativa voce su Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Günther_Anders). Sono famose, inoltre, le sue prese di posizione sulla bomba atomica (Essere o non essere e La coscienza al bando entrambi Einaudi, 1961 e 1962), sulla guerra del Vietnam (fece parte del tribunale Russell contro i crimini di guerra) e su Černobyl. Disponibili in traduzione italiana anche: Opinioni di un eretico (Teoria, 1991); Patologia della libertà (Palomar, 1994); Noi, figli di Eichmann (La Giuntina, 1995), Stato di necessità e legittima difesa (Cultura della pace, 1997), Saggi sull’esilio americano (Palomar, 2003) e Amare.Ieri. Annotazioni sulla storia della sensibilità (Bollati Boringhieri, 2004). Norberto Bobbio nel presentare Essere o non essere: diario di Hiroshima e Nagasaki ha scritto: "Lo scopo dell'autore è più quello di scuotere gli indifferenti, di incitare i dubbiosi, di rendere perpetuamente inquieti gli ottimisti di professione e vigilanti i già convinti, che non quello di suggerire soluzioni immediate e indiscutibili. Da una pagina autobiografica del libro si apprende che, quando l'autore ebbe acquistato coscienza che è in gioco, oggi, 'la conservazione del tutto', il suo pensiero dominante diventò quello di suscitare questa coscienza anche negli altri, a costo di apparire agli occhi di qualche vecchio amico un 'fissato'. A chi gli rimprovera di aver abbandonato la versatilità di un tempo, di voler viaggiare ormai su di un binario unico, risponde: 'Ma a che serve questa versatilità, quando siete tutti sul treno che corre difilato sul suo binario unico verso la catastrofe?'" (Dal sito filosofico.net ) Sulla filosofia di Anders si vedano, reperibili sul Web: A) Micaela Latini “L’ANTROPOLOGIA ERETICA DI GÜNTHER ANDERS Contingenza dell’umano ed eclissi del senso”, rinvenibile online all'indirizzo: https://romatrepress.uniroma3.it/wp-content/uploads/2020/01/L%E2%80%99antropologia-eretica-di-G%C3%BCnther-Anders.-Contingenza-dell%E2%80%99umano-ed-eclissi-del-senso.pdf ). B) Pietro Regazzoni “Gunther Anders e il mondo senza uomo” in Frammentirivista, reperibile all'indirizzo: https://www.frammentirivista.it/gunther-anders-mondo-senza-uomo/ ; C) Carpergna “La profezia del filosofo Günther Anders” (indirizzo: https://www.quotidianpost.it/la-profezia-del-filosofo-gunther-anders/ ); D) la voce Anders a cura di cura di Simone Tunesi sul sito Filosofico.net (rinvenibile all'indirizzo https://www.filosofico.net/andersstern.htm ).

ulla riforma forense [parte prima]: L 28.7.2026 n. 137 [GU 1.8.26 n. 177, in vigore dal 16agosto 2026], Delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense. - testo della legge (Guida al diritto 32-36/2026, 13-26) - guida alla lettura e mappa delle principali novità, a cura di Laura Biarella (Guida al diritto 32-36/2026, 27-34) commenti: - Alberto Del Noce*, Riforma forense: la delega è scritta, il modello di giustizia ancora no (Guida al diritto 32-36/2026, 10-12, editoriale) [*presidente dell’Unione nazionale delle camere civili] - Eugenio Sacchettini, Sul terreno dei decreti legislativi si gioca la “sorte” della novella (Guida al diritto 32-36/2026, 35) [le novità] - Eugenio Sacchettini, Tempi strettissimi per l’attuazione: entro il 16 febbraio 2027 si chiude (Guida al diritto 32-36/2026, 36-37) [la delega] - Eugenio Sacchettini, Rafforzare l’assetto della difesa per assicurare lo stato di diritto (Guida al diritto 32-36/2026, 38-41) [la figura dell’avvocato] sulla dirigenza : L 2.7.2026 n. 119 [GU 4.7.26 n. 153, in vigore dal 19 luglio 2026], Disposizioni in materia di sviluppo della carriera dirigenziale e della valutazione della performance del personale dirigenziale e non dirigenziale delle pubbliche amministrazioni. - testo della legge (Guida al diritto 32-36/2026, 42-51) - appendice con le modifiche [in grassetto] al c.d. decreto Brunetta (DLg 27.10.2009 n. 150, Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni) (Guida al diritto 32-36/2026, 52- 56) - appendice con le modifiche [in grassetto] al TU del pubblico impiego (DLg 30.3.2001 n. 165, Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) (Guida al diritto 32-36/2026, 57-62) - guida alla lettura e mappa delle principali novità, a cura di Laura Biarella (Guida al diritto 32-36/2026, 63-66) - commenti: - Laura Biarella, Necessaria la ricerca di efficienza legata ai valori meritocratici (Guida al diritto 32-36/2026, 67-71) [le novità] - Alessandro E. Basilico, Valutazione performance: si punta su un nuovo modello partecipato (Guida al diritto 32-36/2026, 72-77) [la verifica dei risultati] - Oberdan Forlenza, Lo sviluppo di carriera in due fasi con l’“ombra” del condizionamento (Guida al diritto 32-36/2026, 78-83) [le regole per l’accesso] in tema di stalking (ammonimento) - Cons. Stato III 20.7.26 n. 5883, pres. Greco, est. Cerroni (Guida al diritto 32-36/2026, 88): 1. La misura [dell’ammonimento] non ha una funzione punitiva bensì preventiva: serve a fermare in anticipo comportamenti che, per frequenza, modalità e capacità intimidatoria, possono trasformarsi in una più grave aggressione alla libertà personale della vittima. [Principio innovativo perché separa con neòttezza il piano della prevenzione da quello della repressione penale]. 2. Per applicare l’ammonimento non occorre dimostrare che il reato di stalking sia stato definitivamente commesso, ma è sufficiente che gli elementi raccolti rendano ragionevolmente probabile l’esistenza di una condotta persecutoria e di un concreto rischio di prosecuzione. 3. L’assenza di un confronto preventivo col destinatario della misura può essere ammessa soltanto quando vi siano reali esigenze di urgenza, legate alle caratteristiche specifiche della situazione. in tema di posta elettronica (sequestro): - Corte giust. Ue, Grande sezione, 16.7.26, cause riunite da C-258/23 a C-260/23 (Guida al diritto 32-36/2026, 104): 1.L’art. 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea va interpretato nel senso che rientrano nella nozione di «comunicazioni», ai sensi di tale articolo, messaggi di posta elettronica di carattere professionale, scambiati tra i dipendenti e gli amministratori di un’impresa mediante la posta elettronica di quest’ultima. 2. Gli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali non ostano al sequestro, senza autorizzazione preventiva rilasciata da un giudice, di messaggi di posta elettronica scambiati tra i dipendenti e gli amministratori di un’impresa, in occasione di un accertamento effettuato da un’autorità nazionale garante della concorrenza nei locali professionali o commerciali di imprese sospettate di aver commesso infrazioni dell’art. 101 o dell’art. 102 TFUE, a condizione che siano previste una disciplina normativa rigorosa dei poteri di tale autorità nonché garanzie adeguate e sufficienti contro gli abusi e l’arbitrio, quali un controllo giurisdizionale ex post effettivo delle misure di cui trattasi. - Marina Castellaneta, Sequestro email aziendali, è legittimo anche senza preventiva autorizzazione giurisdizionale (Guida al diritto 32-36/2026, 104-106) in tema di handicap (handicap e indennità di accompagnamento) - Cass. lav. 4.8.26 n. 24424 (Guida al diritto 32-36/2026, 86): 1. Il riconoscimento dell’handicap grave e quello dell’indennità di accompagnamento rispondono a presupposti autonomi e non sono automaticamente collegati. 2. In sede di legittimità non è ammesso ottenere una nuova valutazione del merito o delle conclusioni della consulenza tecnica quando il giudice le abbia motivatamente condivise. [La Corte chiarisce un orientamento consolidato, distinguendo i presupposti dell’handicap grave ai sensi della legge 104 e quelli dell’indennità di accompagnamento] in tema di filiazione (DNA): - Cass. 1^, 5.8.26 n. 24450 (Guida al diritto 32-36/2026, 86): Il consulente tecnico non può svolgere ricerche su possibilità soltanto teoriche che nessuna delle parti ha mai indicato nel processo: l’indagine deve rimanere collegata alle domande e alle prove portate in giudizio. La sola esistenza di altri familiari non è sufficiente a mettere in discussione l’accertamento genetico: per cambiarne il risultato sarebbe necessaria una vera e propria ipotesi alternativa di paternità, cioè l’indicazione concreta di un’altra persona che potrebbe essere il padre. [La SC conferma la decisione della Corte d’appello: senza un’alternativa concreta, la presenza di altri consanguinei non può prevalere sulla prova genetica della paternità]. in tema di successioni (decadenza dal beneficio d’inventario): - Cass. 2^, 5.8.26 n. 24491 (Guida al diritto 32-36/2026, 86): In tema di eredità accettata con il beneficio dell’inventario, il termine previsto dall’art. 500 c.c. si applica esclusivamente alla procedura di liquidazione concorsuale. Pertanto, quando l’erede abbia scelto la liquidazione individuale e contro tale scelta non siano state presentate opposizioni, l’assegnazione di un termine per la liquidazione delle attività ereditarie deve considerarsi priva di effetti e il suo mancato rispetto non può comportare la decadenza dal beneficio d’inventario. In altre parole: chi accetta un’eredità con beneficio d’inventario e procede con la liquidazione individuale dei creditori non perde questa protezione solo perché non rispetta un termine fissato dal giudice, se quel termine non era previsto dalla legge per quel tipo di procedura. c.s. L'unico vero viaggio non consiste nell'andare verso nuovi paesaggi, ma nell'avere altri occhi [Marcel Proust, “La prigioniera”]

sul project financing (prelazione del promotore): - Corte giust. UE 2^, 5.2.26, causa C-810/24, Urban Vision S.p.a. c. Comune di Milano e altri (Urban. e appalti 3/2026, 306 T): Il diritto di prelazione riconosciuto al promotore nell’ambito di una procedura di finanza di progetto, consentendo, dopo la valutazione delle offerte, di far adeguare la proposta di quest’ultimo a quella dell’aggiudicatario inizialmente prescelto e permettendo così l’affidamento al promotore medesimo, viola i principi di parità di trattamento e di concorrenza effettiva di cui alla Direttiva 2014/23/UE e costituisce altresì una restrizione alla libertà di stabilimento ex art. 49 TFUE. - (commento di) Pasquale La Selva, Ripensare il diritto di prelazione nella finanza di progetto a partire da una recente sentenza della Corte di Giustizia UE (Urban. e appalti 3/2026, 308-322) - (commento di) Marco Tranquilli, Prelazione, parità di trattamento e concorrenza nella finanza di progetto (Urban. e appalti 3/2026, 323-331) - Luca R. Perfetti, Come riformare la finanza di progetto (Urban. e appalti 3/2026, 277-280). La decisione della Corte di Giustizia (sent. 5.2.26, causa C-810/24, Urban Vision spa. c/ Comune di Milano e Digital Vox srl) era largamente prevedibile se non altro dopo la severa procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea. Per progettare una riforma della finanza di progetto basta riferirsi alle regole internazionali e a quanto previsto dalle altre legislazioni europee. La normativa italiana dichiarata incompatibile con i Trattati era unica al mondo (con la sola eccezione delle Filippine). L’importazione saggia di altri sistemi (come quello spagnolo) consentirebbe di rilanciare gli investimenti in settori strategici che spesso corrispondono a servizi essenziali per le persone e le comunità. - Francesco Follieri, Oltre il diritto di prelazione: il project financing dopo la sentenza Urban Vision (Urban. e appalti 3/2026, 281-287). Lo scritto mette in luce come l’iniziativa privata esia essa stessa un vantaggio per il promotore e tale vantaggio esia però compatibile con il diritto dell’Unione Europea. Sicché la linea di intervento proposta consiste nell’eliminazione dell’obbligo di partecipare alla gara affinché il promotore possa ottenere il pagamento delle spese di progettazione e impostazione da parte dell’aggiudicatario (eventualmente aumentate da un premio per l’ideazione dell’operazione), così da incentivare la creazione di un “mercato delle proposte”, indipendente da quello per le concessioni. - Ruggiero Dipace, Problemi e prospettive della finanza di progetto senza prelazione alla luce del diritto eurounitario (Urban. e appalti 3/2026, 288-296). Il contributo esamina possibili soluzioni fondate su meccanismi compensativi, procedure flessibili e criteri premiali, al fine di preservare l’attrattività della finanza di progetto senza compromettere la concorrenza effettiva. - Fabio Ferraro, La Corte di Giustizia boccia la finanza di progetto: quali conseguenze? (Urban. e appalti 3/2026, 297-305). Lo scritto analizza le modifiche normative che non incidono sul nucleo essenziale delle censure, gli effetti della pronuncia sulle procedure pendenti, i limiti della sua efficacia retroattiva rispetto ai rapporti esauriti e i presupposti della responsabilità risarcitoria dello Stato. Si sofferma, inoltre, sulle prospettive future della finanza di progetto, interrogandosi sul rischio di una sua marginalizzazione, e prospetta possibili percorsi di riallineamento dell’incentivo alla funzione promotrice, dalla sostituzione della prelazione con meccanismi premiali ex ante alla disciplina transitoria, sino alla proposta di un’armonizzazione a livello dell’Unione della procedura di unsolicited proposal. in tema di avvalimento : - Dario Buzzelli, Avvalimento plurimo e a cascata: verso un modello unitario tra dimensione orizzontale e verticale (Urban. e appalti 3/2026, 332-337). in tema di infrastrutture digitali (data center): - Giuseppe Marino e Osvaldo Capitelli, Infrastrutture digitali e governo del territorio: criticità e prospettive della normativa sui data center (Urban. e appalti 3/2026, 338-). Il contributo esamina il quadro giuridico-regolatorio dei centri di elaborazione dati (data center), infrastrutture assurte, nel contesto dell’economia digitale contemporanea, al rango di asset strategici nazionali e beni di rilevanza pubblicistica. L’analisi prende le mosse dalla qualificazione giuridica dei data center nell’ordinamento eurounitario e nell’ordinamento interno, nonché delle definizioni desumibili in via sistematica dalla normativa vigente. Sul versante urbanistico-edilizio, si evidenziano le principali criticità applicative generate dall’assenza di una disciplina statale organica: l’incerta collocazione dei data center nelle categorie funzionali del TUE (Testo Unico Edilizia), la mancanza di una specifica categoria catastale, le problematiche connesse al calcolo della superficie lorda e dei volumi tecnici, la determinazione degli oneri di urbanizzazione in relazione al carico urbanistico effettivo. Sul piano dei profili autorizzativi, lo scritto si sofferma sul procedimento unico introdotto dall’art. 8 DL 20.2.26 n. 21 - L 10.4.26 n. 49 (c.d. decreto Bollette), esaminandone la portata innovativa rispetto alla previgente frammentazione procedurale, nonché le criticità interpretative residue concernenti l’individuazione dell’autorità competente, l’ambito oggettivo dei provvedimenti sostituiti, il coordinamento con il titolo edilizio e la sostenibilità del dimezzamento dei termini per la valutazione di impatto ambientale in assenza di risorse aggiuntive. in tema di servizio idrico integrato (tariffe): - Cons. Stato II 23.2.26 n. 1440, pres. Tarantino, est. Menichelli, ARERA c. ASA (Urban. e appalti 3/2026, 356 T stralcio): Nelle controversie relative alla regolazione tariffaria del servizio idrico integrato, gli utenti finali devono essere qualificati come controinteressati necessari, poiché titolari di un interesse diretto, personale e attuale alla conservazione della deliberazione tariffaria che determina un vantaggio economico immediato. Ne consegue che l’omessa notifica del ricorso ad almeno uno di essi comporta l’inammissibilità dell’impugnazione ex art. 41, comma 2, c.p.a., non potendosi qualificare la deliberazione tariffaria come atto generale rivolto a una platea indeterminata. Gli utenti, infatti, sono soggetti pienamente individuabili in quanto parti di un rapporto negoziale con il gestore. - (commento di) Thomas Matà, La posizione del controinteressato nelle decisioni di ARERA (Urban. e appalti 3/2026, 357-360) in tema di appalti (cause di esclusione): - Cons. Stato V, 22.1.26 n. 523, pres. Caringella, est. Picardi (Urban. e appalti 3/2026, 361 T): La tassatività delle cause di esclusione di cui all’art. 10 DLg 36/2023 non esclude la legittimità di clausole del bando di gara che impongono, a pena di esclusione, il divieto di commistione tra documentazione amministrativa e offerta economica, anche se il criterio di aggiudicazione è quello del prezzo più basso. Tali clausole, che disciplinano le modalità di presentazione dell’offerta, non introducono un inammissibile requisito generale di partecipazione alla gara, in quanto non sono né irragionevoli né eccessivamente gravose e sono strumentali ad evitare condizionamenti nello svolgimento delle operazioni preliminari di verifica demandate alla Commissione giudicatrice. - (commento di) Claudio Contessa, Clausole della lex specialis idonee a determinare l’esclusione e principio di tassatività (Urban. e appalti 3/2026, 363-368). La decisione offre lo spunto per svolgere riflessioni sulle linee di demarcazione, non sempre facili da individuare, fra clausole escludenti, requisiti speciali e adempimenti speciali (ma la cui violazione può comunque determinare l’esclusione dalla procedura). in tema di RTI (raggruppamento temporaneo di imprese): - Cons. Stato V, 5.12.25 n. 9599, pres. Caringella, est. Picardi (Urban. e appalti 3/2026, 369 T): 1. L’art. 68, comma 11, DLg 36/2023 non ha introdotto, con riferimento agli appalti di servizi e forniture, il principio della necessaria corrispondenza tra i requisiti di qualificazione e le quote di partecipazione/esecuzione degli operatori economici facenti parte del raggruppamento, neppure quale regola generale suppletiva, che resta quella del possesso del requisito di capacità tecnica in capo al soggetto collettivo nel suo insieme (esattamente come nel passato), salva specifica previsione della legge di gara che, alla luce della peculiarità della prestazione, imponga il possesso pro quota o pro parte da parte dei singoli raggruppati esecutori. 2. L’art. 68, comma 11, DLg 36/2023 ha natura derogabile. Difatti, ai sensi dell’art. 68, comma 4, lett. b), le stazioni appaltanti possono specificare nei documenti di gara le modalità con cui i raggruppamenti di operatori economici ottemperano ai requisiti in materia di capacità economica e finanziaria o di capacità tecniche e professionali, purché ciò sia proporzionato e giustificato da motivazioni obiettive, per cui la lex specialis (se proporzionata e giustificata da motivazioni obiettive) prevale sulla norma generale. Pertanto, rientra nella discrezionalità della stazione appaltante sia stabilire il fatturato necessario per la qualificazione delle imprese, sia fissare le quote di qualificazione che devono essere possedute dalle imprese partecipanti ai raggruppamenti. - (commento di) Roberto Musone, Appalti di servizi e forniture e cumulabilità tra requisiti di qualificazione e quote di esecuzione nei raggruppamenti temporanei di imprese (Urban. e appalti 3/2026, 374-401). in tema di accesso (accesso e segreto d’ufficio): - Cass. pen. 3^, 20.2.26 n. 6873 (Urban. e appalti 3/2026, 407-9): In tema di rivelazione di segreti d’ufficio, il divieto di divulgazione ricomprende non solo le informazioni sottratte in assoluto alla conoscibilità, ma anche quelle per cui la diffusione è vietata verso soggetti non titolari del diritto di accesso; viceversa, quando la comunicazione avvenga verso soggetto titolare del diritto ad essere informato, la mera violazione delle modalità di accesso agli atti (art. 25, L 241/1990) resta confinata al piano amministrativo e non integra il reato di cui all’art. 326 c.p. in materia paesaggistica (autorizzazione - esonero): - Cass. pen. 3^, 2.4.26 n. 12376 (Urban. e appalti 3/2026, 406-7): L’esonero dall’autorizzazione paesaggistica ex art. 149 DLg 42/2004 (codice dei beni culturali) opera solo per le ipotesi tassative di manutenzione ordinaria e non si estende agli interventi di ristrutturazione che incidano sull’assetto del territorio o sull’aspetto esteriore dei luoghi vincolati; le opere vanno considerate unitariamente, senza parcellizzazioni, sicché la riconducibilità anche solo parziale alla ristrutturazione trascina l’intero intervento nel regime autorizzatorio. in materia paesaggistica (parco - rapporto tra piano paesaggistico e piano regolatore): - Cass. pen. 3^, 27.3.26 n. 11691 (Urban. e appalti 3/2026, 404-6): In materia edilizia, il permesso di costruire (anche per mutamenti di destinazione d’uso) deve essere rilasciato in conformità alla pianificazione urbanistica e alla disciplina urbanistico-edilizia vigente (art. 12 DPR 380/2001; art. 23-ter DPR 380/2001). In tale contesto, quando il Piano del Parco ammette determinate attività solo “come previste dagli strumenti urbanistici dei Comuni”, esso non legittima trasformazioni edilizie in contrasto col PRG. Ai sensi dell’art. 145, comma 3, DLg 42/2004, la prevalenza del piano paesaggistico sulle disposizioni urbanistiche difformi non impedisce al PRG di introdurre prescrizioni più restrittive di tutela. L’accesso alla disciplina derogatoria ex art. 5 DL 70/2011 - L 106/2011) richiede il rispetto della procedura ex art. 14 DPR 380/2001 (ossia la preventiva delibera consiliare) e dei presupposti sostanziali, inclusa la compatibilità/complementarità delle destinazioni, nonché il rispetto della normativa regionale attuativa (nel caso, L R Campania 16/2014). in materia edilizia (mutamento di destinazione - centri storici): - Cass. pen. 3^, 26.3.26 n. 11303 (Urban. e appalti 3/2026, 403-4): In materia edilizia, il mutamento di destinazione d’uso realizzato mediante opere richiede il permesso di costruire quando comporta il passaggio di categoria urbanistica dell’immobile e, se effettuato nei centri storici, anche quando avvenga all’interno della medesima categoria omogenea, in ragione della peculiare sensibilità urbanistico-territoriale di tali ambiti. Inoltre, in tema di opere edilizie abusive, l’appaltatore risponde anche se si è avvalso di un subappaltatore, poiché l’assunzione dell’incarico esecutivo radica profili di responsabilità colposa salvo dimostrazione di una completa autonomia del subappalto tale da escludere ingerenze. c.s. L'autorità è servizio (Leone XIV, citato da Salvatore Sfrecola in "L'autorità è servizio. Una formula antica, un bisogno attuale")

Tar Basilicata, sentenza n. 254 del 2 luglio 2026 IL CASO E LA DECISIONE In linea generale, nell’ambito dei procedimenti edilizi , esiste un substrato di situazioni conflittuali che spesso porta alla contrapposizione di interessi egoistici e spinge i privati a presentare segnalazioni all’Amministrazione pubblica per spingerla a esercitare il proprio potere sanzionatorio e di controllo come previsto dal Testo Unico sull’edilizia. Alcune di queste segnalazioni sono pretestuose o strumentali, mentre altre sono attendibili e fondate. Nella prassi accade che l’attività conseguente alle segnalazioni crea effetti sulla sfera giuridica di altri privati e fa nascere un interesse a difendersi e, di derivazione, a conoscere il contenuto della segnalazione e l’identità del soggetto che l’ha avanzata. Ebbene, in queste situazioni le pubbliche amministrazioni non sempre hanno chiaro come devono agire, strette tra l’ interesse alla riservatezza del segnalante e l’interesse difensivo del richiedente. Nel caso concreto, oggetto del presente commento, la vicenda conflittuale ha preso avvio dal diniego all’istanza di accesso agli atti relativi alla segnalazione di un presunto abuso edilizio nell’ambito di alcune opere strutturali realizzate presso un'azienda agricola. In particolare, un certo soggetto aveva segnalato delle possibili difformità tra la normativa di settore e quanto era stato realizzato da altro soggetto. A questo riguardo, uno dei temi centrali della questione da dirimere è consistito nello stabilire se gli atti relativi alla segnalazione dell’abuso possano essere ritenuti passibili di essere trasmessi in sede di accesso agli atti. La sentenza del TAR ha rilevato che la ricorrente, nella sua qualità di destinataria di una comunicazione di avvio di procedimento di verifica della conformità edilizia di opere edilizie (oltreché di un connesso accertamento di natura penale), avrebbe vantato una posizione differenziata e qualificata, rispetto alla generalità dei consociati, tale da legittimarla all'acquisizione degli atti oggetto della richiesta ostensiva, poiché afferenti a detto procedimento amministrativo. Dall’altro lato, secondo il Tar, sussisterebbe comunque un interesse diretto, concreto ed attuale (corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti dei quali è stato chiesto l'accesso) all'acquisizione degli atti oggetto di richiesta, stante l'obiettiva esigenza della ricorrente di esercitare pienamente le proprie prerogative difensive nelle sedi di controllo attivate. In conclusione, il TAR ha ritenuto illegittimo il diniego all’ostensione, data la prevalenza degli interessi di colui che avrebbe dovuto difendersi nel relativo procedimento. Proprio la necessità di esercitare il diritto difensivo viene ritenuto rilevante ai fini di far pendere la bilancia a favore dell’interesse a ottenere l’accesso alla segnalazione. SEGNALAZIONI E ACCESSO DIFENSIVO La decisione in commento è solo un esempio di ipotesi dell’esito di un accesso agli atti in materia di segnalazioni di presunti abusi o illegittimità. Tuttavia, il principio stabilito dal TAR Basilicata non deve essere considerato come assoluto, stante il fatto che, spesso e volentieri, l’accesso agli atti rivolto alle segnalazioni è meramente strumentale a conoscere l’identità del segnalante, e non certo ad esercitare un diritto difensivo. Non a caso, la giurisprudenza nel corso del tempo ha consolidato un orientamento che è così riassumibile: “ l'esposto del privato ha il solo effetto di sollecitare il promovimento d'ufficio del procedimento, senza acquisire efficacia probatoria, con la conseguenza che in tali evenienze, di regola, per il destinatario del provvedimento finale non sussiste la necessità di conoscere gli esposti al fine di difendere i propri interessi giuridici, a meno che non siano rappresentate particolari esigenze; ciò, del resto, corrisponde al fatto che, di fronte al diritto alla riservatezza del terzo, la pretesa di conoscenza dell'esposto da parte del richiedente, se svincolata dalla preordinazione all'esercizio del diritto di difesa, acquista un obiettivo connotato ritorsivo che l'ordinamento non può tutelare ” (così, Cons. St., III, 1° marzo 2021, n. 1717 ). Il Consiglio di Stato, nella stessa pronuncia, ha ancor meglio precisato che: “ Nel caso di specie, come ha condivisibilmente rilevato l’appellante dopo aver richiamato alcune pronunce di primo e secondo grado (cfr. Tar Veneto Venezia, n. 321/2015 e Cons. St. n. 5779/14), l’esposto presentato alla pubblica amministrazione, da cui trae origine una verifica, un’ispezione o un procedimento di accertamento di illecito, non può essere oggetto di «accesso agli atti», poiché non è dalla conoscenza del nome del denunciante che dipende la difesa del denunciato: la conoscenza dei fatti e delle allegazioni contestati risulta, infatti, già assicurata dal verbale di accertamento e, dunque, non è necessario risalire al precedente esposto. ” (in termini, anche Cons. Stato, Sez. III, 13.09.2024, n. 7549). In altre parole, l’interesse all’accesso agli atti non è da considerare come prevalente in assoluto rispetto all’ esigenza di segretezza delle segnalazioni , bensì deve essere relativizzato alle singole situazioni e, soprattutto, agli interessi concreti del richiedente. In particolare, il giudice amministrativo – così come prima la pubblica amministrazione – deve verificare se effettivamente la richiesta di accesso non sia strumentale o se il diritto di difesa possa essere comunque esercitato, indipendentemente dall’accesso alla segnalazione, o se non sia già stato esercitato. Infatti, nella prassi è usuale che la comunicazione di avvio del procedimento derivante dalla segnalazione contenga già gli elementi essenziali che consentirebbero l’esercizio del diritto difensivo, senza alcun bisogno dell’accesso agli atti; oppure, capita che il diritto difensivo venga esercitato prima ancora della scadenza del periodo per concedere l’accesso agli atti (30 giorni più 10 per l’opposizione del controinteressato), con l’interessato che ha già proposto delle controdeduzioni o memorie difensive nel procedimento de quo , prima ancora che l’amministrazione abbia deciso sull’accesso agli atti. Questa situazione svuota di interesse l’accesso sic et simpliciter alla segnalazione e dovrebbe comportare una improcedibilità dell’istanza di accesso agli atti , al pari di quanto accade nel processo per i ricorsi, stante il fatto che l’interesse difensivo che dovrebbe giustificare l’accesso è venuto meno con la presentazione degli atti difensivi o con la conoscenza degli argomenti su cui difendersi. In queste ipotesi, si ritiene che non vi sia ragione per consentire comunque l’accessibilità delle segnalazioni, poiché l'ostensione, a quel punto, diverebbe meramente strumentale. Vale in materia edilizia, ma anche in ogni altro settore del diritto amministrativo. In conclusione, l’interesse all’accesso agli atti in caso di segnalazioni è strettamente correlato all’ interesse difensivo : senza il secondo, potrebbe non ritenersi garantito il primo.

sui giudici di pace : - Elisa Demma* e Stefano Santini**, Giudici di pace: si può uscire dalla crisi per dare fiato alla giustizia di prossimità (Guida al diritto 31/2026, editoriale) [ *presidente Movimento Forense; **responsabile Osservatorio sul Giudice di Pace del Movimento Forense] sul c.d. DL piano casa : DL 7.5.2026 n. 66 - L 2.7.2026 n. 116 [testo coordinato in GU 3.7.26 n. 152], Disposizioni urgenti per il Piano Casa. - testo del decreto convertito in legge (Guida al diritto 31/2026, 15-26) - guida alla lettura e mappa delle principali novità a cura di Laura Biarella (Guida al diritto 31/2026, 27-33). Il Piano casa è un programma straordinario nazionale di recupero e di manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) e sociale (ERS) volto a realizzare e valorizzare immobili di edilizia residenziale per incrementare l’offerta sostenibile di alloggi a prezzi accessibili, allo scopo di fornire una risposta ai fabbisogni abitativi dei giovani, dei lavoratori fuori sede, delle giovani coppie e dei genitori separati e di realizzare modelli di coabitazione. Il testo è costruito come un sistema di deleghe a cascata: Dpcm, decreti interministeriali, provvedimento delle Entrate, linee guida Anci, schemi-tipo. Sul piano civilistico e della pubblicità immobiliare, l’art. 8 introduce un vincolo di destinazione d’uso della durata di 30 anni, da trascrivere nei registri 30 giorni dal completamento dell’intervento N - commento di Oberdan Forlenza, Semplificazioni per ristrutturazioni, destinazioni d’uso e pubblica utilità (Guida al diritto 31/2026, 34-39) N.B. – Testo del decreto-legge e commenti in Guida al diritto 23/2026. in tema di cittadinanza : - Cass. SSUU 26.7.26 n. 24045 (Guida al diritto 31/2026, 41): Chi nasce bipolide (cioè con doppia cittadinanza), iure sanguinis (essendo nato da madre italiana) e iure soli (per essere nato in Stato estero che gli ha riconosciuto la cittadinanza di quello Stato), mantiene la cittadinanza italiana anche se la madre. dopo la nascita del figlio, vi rinuncia. [Nella specie, una donna trasferitasi in Venezuela aveva rinunciato alla cittadinanza italiana che il figlio ormai adulto e nato “bipolide” nello Stato estero voleva al contrario farsi riconoscere iure proprio. La vicenda coinvolge le regole in vigore al tempo della filiazione di cui è causa con la conseguente inapplicabilità delle nuove regole varate nel 1992 e riformate nel 2025 per la presentazione delle domande e i presupposti del diritto in questione]. in tema di concorso (sindacato giurisdizionale): - Cons. Stato VII 24.6.26 n. 5061, pres. Chieppa, rel. Franconiero (Guida al diritto 31/2026, 86 T): Le valutazioni compiute dalle commissioni di concorso o universitarie non rappresentano valutazioni di opportunità da parte dell'Amministrazione ma l'esercizio della discrezionalità tecnica Nel dettaglio, la funzione tipica dei criteri di valutazione in procedure di carattere selettivo consiste proprio nel delimitare per quanto possibile la discrezionalità dell'organo preposto alla relativa attività, attraverso la sua riconduzione a precisi ambiti preventivamente definiti e di renderne percepibile l'operato ab externo, in funzione della relativa tutela giurisdizionale. Da ciò consegue che è possibile un sindacato giurisdizionale basato sulla verifica diretta dell'attendibilità delle operazioni tecniche e del procedimento applicativo dei criteri sufficientemente definiti. A garanzia del principio di effettività della tutela giurisdizionale, ai sensi dell'art. 34, comma1, lett. c), c.p.a. il giudice amministrativo può condannare l'Amministrazione al rilascio del provvedimento richiesto quando contestualmente all'azione di annullamento del provvedimento di diniego sia stata formulata la relativa domanda laddove ricorrono presupposti indicati sia all'art. 31, comma 3, c.p.a., e cioè quando si tratta di attività vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'Amministrazione, sia all'art. 34, comma 2, c.p.a., cioè quando non vi siano poteri amministrativi non ancora esercitati. - (commento di) Giulia Pernice, Possibile il sindacato giurisdizionale sulla verifica delle operazioni tecniche (Guida al diritto 31/2026, 91-94) in tema di disabilità (provvidenze): - Cons. Stato III 5.6.26 n. 4571, pres. Corradino, est. Pescatore (Guida al diritto 31/2026, 44): In caso di disabilità grave, la capacità contributiva si misura esclusivamente sull’ISEE sociosanitario ristretto previsto dall’art. 6 DPCM 159/2013: solo su tale base va quindi determinata la compartecipazione economica alle prestazioni sociosanitarie comprese nel progetto individuale di cui all’art. 14 L 328/2000. L’Amministrazione non può introdurre criteri ulteriori, quali l’ISEE familiare ordinario, la capacità economica dei soggetti obbligati agli alimenti o le provvidenze assistenziali percepite dalla persona con disabilità. In presenza di un ISEE sociosanitario pari a zero, è esclusa, infatti, qualsiasi forma di compartecipazione economica. in tema di danno non patrimoniale (figlio postumo: danno da perdita del rapporto parentale): - Cass. 3^, 27.6.26 n. 22064 (Guida al diritto 31/2026, 46 T): È risarcibile il danno da perdita del rapporto genitoriale subito dal figlio già concepito al momento dell'illecito mortale che colpisce il padre, poiché la futura instaurazione della relazione genitoriale costituisce conseguenza normale del concepimento e si traduce in un fascio di diritti fondamentali tutelati dall'ordinamento. La morte del genitore durante la gestazione integra una lesione diretta del diritto del minore a crescere con i propri genitori, diritto che si puntualizza nella sua sfera giuridica al momento della nascita, rendendo irrilevante ogni questione sulla capacità giuridica del concepito. L'evento lesivo incide immediatamente sulla posizione del figlio, sicché non si configura un danno riflesso, ma una compromissione diretta di diritti assoluti della personalità. Non rileva che le ripercussioni si manifestino dopo la nascita, essendo compatibile la verificazione in tempi diversi degli elementi dell'illecito. Ne deriva la spettanza del risarcimento al figlio postumo. - (commento di) Alberto Cisterna e Filippo Martini, Morte genitore durante la gestazione è lesione diretta del diritto del minore (Guida al diritto 31/2026, 51-57). La Corte prende posizione a favore dell’orientamento che riconosce la titolarità attiva di un diritto personalissimo come quello alla integrità familiare. sulla responsabilità degli enti : - Cass. pen. 2^, 14.7.26 n. 26378 (Guida al diritto 31/2026, 70 T): In tema di responsabilità amministrativa degli enti, la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell'ente, in quanto atto di contestazione dell'illecito, interrompe, per il solo fatto della sua emissione, la prescrizione e ne sospende il decorso dei termini fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio. - (commento di) Giuseppe Amato, Un vademecum della Cassazione che chiarisce norme complesse (Guida al diritto 31/2026, 74-77). La disciplina della prescrizione dell’illecito amministrativo a carico dell’ente ex DLg 2312001 presenta elementi di diversità rispetto alla parallela normativa sulla prescrizione del reato “presupposto”: il che conferma l’autonomia che caratterizza l’illecito amministrativo, pur dipendente da reato, rispetto a quest’ultimo. Il DLg 231/2001 rifiuta consapevolmente l’adozione di un criterio di imputazione dell’illecito dell’ente fondato sulla mera commissione del reato presupposto. - Cass. pen. 3^, 2.7.26 n. 24402 (Guida al diritto 31/2026, 78-79 s.m., annotata): In tema di responsabilità degli enti da reato, il DLg 231/2001 ha consapevolmente rifiutato l'adozione di un criterio di imputazione dell'illecito dell'ente fondato sulla mera commissione del reato presupposto e, dunque, sulla responsabilità "di rimbalzo" dell'ente rispetto a quella della persona fisica, introducendo, invece, una forma di responsabilità dell'ente del tutto autonoma, seppur connessa a quella della persona fisica, fondata sulla previsione di un illecito amministrativo che dipende dalla realizzazione di un reato, ma che non si identifica con lo stesso. L'illecito dell'ente è, infatti, strutturato su una fattispecie complessa costituita sul piano oggettivo da tre elementi essenziali: la realizzazione di un reato, integrato nei suoi estremi oggettivi e soggettivi, da parte di una persona che abbia un rapporto qualificato con l'ente e la commissione del reato nell'interesse o a vantaggio dell'ente stesso (art. 5 DLg 231/2001), escludendo che possa essere attribuito a quest'ultimo un reato commesso sì da soggetto incardinato nell'organizzazione, ma per fini estranei agli scopi di questa. A questi elementi si aggiunge l'elemento "soggettivo" della colpa di organizzazione, vale a dire la mancata predisposizione di accorgimenti preventivi idonei a evitare la commissione di reati del tipo di quello realizzato; elemento che, per un verso, è diversamente connotato a seconda che il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto in posizione apicale o sottoposto all'altrui vigilanza e direzione (artt. 6 e 7 DLg 231/2001) e che, per altro verso, caratterizza la tipicità dell'illecito amministrativo ed è distinto dalla colpa degli autori del reato. in tema di prove (filiazione): - Corte giust. Ue, Grande sezione, 16.7.26, causa C-196/24, su rinvio pregiudiziale del Tribunale di Chambery (Guida al diritto 31/2026, 96 solo massima): L’art, 12, par. 2, del regolamento (UE) 2020/1783 relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale, letto alla luce degli artt. 1 e 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, va interpretato nel senso che non consente all’autorità giudiziaria richiesta di rifiutare di eseguire la richiesta di una misura diretta all’assunzione di una prova, consistente in un prelievo genetico effettuato dopo l’esumazione del corpo del presunto genitore, trasmessa in applicazione di tale regolamento dall’autorità giudiziaria richiedente, investita di una controversia in materia di filiazione, per il motivo che una norma di diritto sostanziale dello Stato membro cui appartiene l’autorità giudiziaria richiesta vieta l’assunzione di tale prova. - (commento di) Marina Castellaneta, Circolazione prove, il diritto italiano prevede esame genetico sul corpo esumato del presunto genitore (Guida al diritto 31/2026, 96-98) in tema di sequestro (dispositivo informatico - privacy): - Cass. pen. 4^, 10.7.26 n. 26069 (Guida al diritto 31/2026, 78 s.m., annotata): In tema di sequestro di un dispositivo informatico, tenendo conto dell'elaborazione della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [cfr. Grande Camera, 4.10.24, causa C-548/21, intervenuta sull'interpretazione della Direttiva (UE) 27.4.2016 n. 680 (2016/680) del Parlamento europeo e del Consiglio,, relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali], deve ritenersi che, nella nozione di "autorità giudiziaria", legittimata ad adottare il provvedimento cautelare, è incluso anche il pubblico ministero, perché [purché] le garanzie apprestate dall'ordinamento interno in riferimento alla figura del PM (in relazione all'art. 107, comma 4, Cost.) siano tali da soddisfare i requisiti di indipendenza richiesti dalla giurisprudenza eurounitaria; e, in ogni caso, anche a voler ipotizzare una nullità dell'atto (laddove si volesse escludere la legittimazione del PM), questa dovrebbe ritenersi sanata per effetto della devoluzione della questione riguardante la legittimità del sequestro al tribunale del riesame il quale, sulla base delle normativa nazionale, è vincolato a termini contenuti e perentori per l'adozione della decisione. [La pronuncia si discosta dal precedente di cui a Cass. pen. 6^1.4.25, Campanile, che escludeva la legittimazione del PM]. c.s. - Liberalismo non è altro che il rispetto dell'individualità degli altri. (Fernando Pessoa) - Mussolini e Lenin mirano entrambi a minimizzare l'individuo; all'opposto, bisogna insegnare a ogni uomo a pensare con la propria testa e a vivere attraverso la sua esistenza. (Fernando Pessoa)