Superbonus e deficit, a metà strada tra agevolazioni generose e truffa allo Stato
(Il presente articolo rielabora parzialmente un altro contributo già apparso su questo sito, in data 2 marzo 2023, dal titolo: "La grande "allucinazione". Incentivi edilizi, frodi e moneta parallela")
Con il deficit/Pil confermato al 3,1% per il 2025, appena sopra la soglia europea del 3%, l'Italia resta nella procedura per deficit eccessivo, anche se il Governo ritiene possibile chiudere tale procedura già sulla base dei risultati di bilancio del 2026.
D'altra parte, nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), trasmesso alle Camere insieme alla relazione sullo scostamento di bilancio, emerge un aumento del debito pubblico fino al 138,4% del PIL nel 2026, legato in gran parte all'impatto di cassa dei crediti d'imposta connessi ai bonus edilizi (tra cui il Superbonus).
In altri termini, gli effetti negativi derivanti (anche) da alcune agevolazioni edilizie disinvolte continuano ad aleggiare come uno spettro sul debito pubblico.
Già nel 2024, d'altra parte, l'Istat aveva avvisato tutti sul fatto che il peso sui conti pubblici dei crediti connessi al c.d. superbonus fosse di gran lunga superiore a quanto preventivato.
La NaDef prevedeva per la fine dell’anno 2023 un indebitamento netto al 5,3 per cento del Pil, ma già prima di Natale si era fatta strada l’ipotesi di un altro punto di Pil abbondante (fra i 20 e i 23 miliardi) di disavanzo prodotto dalla corsa dei crediti d’imposta per l’edilizia.
Poi, l'ulteriore allarme dato dall’Istat, secondo cui il disavanzo sarebbe cresciuto di circa 40 miliardi rispetto a quello prospettato dalla NaDef alla luce del mini-scostamento (sul 2023) approvato insieme al programma dei conti.
In quello scenario, lo "scontrino 2023" del Superbonus era di circa 76 miliardi, contro i 54 dell’anno prima, che si aggiungevano ai 13 maturati a fine 2021, per un conto totale, all'epoca, di circa 143 miliardi.
Ma di cosa si tratta? Facciamo un passo indietro.
Tutto è cominciato con il cosiddetto superbonus edilizio.
Il superbonus è l’agevolazione fiscale disciplinata dall’articolo 119 del decreto legge n. 34/2020, che consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute a partire dal 1 luglio 2020 per la realizzazione, tra l'altri, di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. La legge di bilancio 2022 ha prorogato l’agevolazione, prevedendo scadenze diverse in funzione dei soggetti che sostengono le spese ammesse.
In particolare, il superbonus spetta nella misura del 110% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023, in quella del 70% per le spese sostenute nel 2024 e in quella del 65% per le spese sostenute nel 2025 per i condomini e le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte e professione, per gli interventi su edifici composti da due a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche.
Sono compresi gli interventi effettuati dalle persone fisiche sulle singole unità immobiliari all’interno dello stesso condominio o dello stesso edificio, nonché quelli effettuati su edifici oggetto di demolizione e ricostruzione.
La particolarità dell’incentivo sta in due aspetti.
Innanzitutto, la detrazione stabilita in partenza è del 110%: lo Stato, cioè, restituisce più di quanto è stato effettivamente speso.
In secondo luogo, in alternativa alla detrazione, è stato per lungo tempo possibile beneficiare del superbonus optando o per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.
E' stato probabilmente sulla base di un malinteso presupposto post-pandemico di buona fede, o comunque nella speranza della costruzione di un nuovo patto di lealtà tra cittadino e Stato, che il Governo Conte II, nel suo cosiddetto decreto rilancio (il d.l. n. 34 del 2020) aveva deciso di immettere un fiume di denaro pubblico nel settore edilizio, senza preoccuparsi di proteggerlo da chi avesse prima e meglio capito come “mungere” illecitamente lo Stato durante l’emergenza, e senza calcolare correttamente l'impatto a regime sui conti pubblici.
Come visto, infatti, l’art. 121 del citato decreto-legge aveva disposto che, per tutta una serie di interventi (spese per l’efficienza energetica, recupero o restauro della facciata di edifici esistenti, ecc.), le più che favorevoli detrazioni concesse dallo Stato avrebbero potuto essere fruite dai beneficiari anche tramite un credito d’imposta da cedere ad altri soggetti, senza però stabilire presidi di garanzia (ad es.: visti di conformità) né limitazioni sul numero di cessioni e sulla natura soggettiva dei cessionari.
A sua volta, l’art. 122 dello stesso decreto aveva disposto che i beneficiari dei crediti d’imposta introdotti per fronteggiare l’emergenza economica seguita alle misure restrittive dettate dall’emergenza epidemiologica potevano optare per la cessione, anche parziale, di tale credito ad altri soggetti, anche qui senza alcuna regola.
Si è innescato così un meccanismo fraudolento su larga scala.
Secondo un’indagine della Guardia di Finanza, la truffa era iniziata sfruttando il “bonus locazione” e individuando aziende in crisi o sull’orlo del fallimento che avessero in corso contratti di locazione.
I truffatori entravano in queste società per assumerne la guida, ottenevano dall’Agenzia delle Entrate, come previsto dal bonus, l’erogazione del 60% dell’ammontare dell’affitto sotto forma di credito d’imposta e cedevano tale credito a una società compiacente che a sua volta lo rivendeva, ad un valore nominale inferiore, a un’ulteriore società, non necessariamente consapevole del primo illecito. Il credito, una volta “ripulito”, poteva essere utilizzato dall’azienda acquirente come detrazione sulle tasse da pagare.
Allargando le maglie della truffa, e sfruttando la complicità di professionisti del settore, i truffatori sparsi per la penisola avevano cominciato a dichiarare lavori di ristrutturazione, a volte anche all’insaputa dei proprietari degli immobili coinvolti, che non erano mai stati eseguiti. Stesso sistema. Acquisizione di credito di imposta sui lavori e cessione, indiscriminata e a catena, di tale credito.
Nonostante gli sforzi dei Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, gli effetti perversi del superbonus edlizio non sono stati ancora adeguatamente disinnescati.
Il costo sui conti pubblici di tale effetti, per l'anno in corso, è stato quattro volte superiore alle stime del governo. Senza contare il danno derivante dalle frodi scoperte, danno che solo nel primo trimestre del 2026 risulterebbe ammontare a 4,1 miliardi.
Ferruccio de Bortoli, in un recente editoriale [1], ha parlato di "vergogna nazionale", di "un negozio in frode" allo Stato, "con un effetto sicuro e perverso sull’inflazione". Il suo grido di dolore, nel cui ambito si evidenzia anche l'approfittamento di molti, spinge a fare una amara riflessione finale che purtroppo coinvolge l'intero sistema dei controlli intorno a cui è costruito questo Paese.
Uno Stato come il nostro non può permettersi errori di gestione quando elargisce benefici - che siano redditi garantiti minimi o agevolazioni fiscali - perchè il tasso di moralità collettiva resta molto basso.
Tanti cittadini (e non) continuano a dimenticare che i beni comuni non sono qualcosa di diverso dai beni privati, perchè in ogni pubblica utilità si riflette anche un pezzettino di benessere individuale.
Non serve un economista di fama per capire che se non pago le tasse o truffo il mio Stato alla fine tutto ciò si ritorcerà prima o poi anche contro di me incidendo su una minore qualità dei servizi collettivi (strade, scuole, ospedali).
E bisogna essere davvero privi di empatia e visione del futuro nel guardare soltanto al proprio misero orticello personale
Siccome però gli stolti e i parassiti abbondano a tutte le latitudini, sempre più urgente e ineluttabile è la necessità di uno Stato democratico ma forte, che non solo disegni sulla carta i controlli da fare, ma che abbia anche voglia di farli, in concreto, questi controlli.
[1] https://www.corriere.it/frammenti-ferruccio-de-bortoli/26_settembre_22/la-coda-velenosa-e-la-coscienza-sporca-del-superbonus-7adf9128-dd43-43e0-b6ed-1327d67c3xlk.shtml