Giurisprudenza italiana (4/2026)
sul danno da affidamento incolpevole (giurisdizione)
- Cass. SSUU 25.9.25 n. 26080 (Giurispr. it. 4/2026, 894 solo massima): Spetta al giudice ordinario la giurisdizione sulla domanda risarcitoria proposta dal privato che lamenti la lesione dell’incolpevole affidamento circa la legittimità di un provvedimento amministrativo ampliativo successivamente annullato, o la correttezza del comportamento della PA, sul presupposto che la suddetta lesione non postula la lesione di un interesse legittimo, bensì del “diritto soggettivo alla autodeterminazione del singolo nelle scelte che comportano impegno di risorse, al riparo da ingerenze illecite o da comportamenti scorretti altrui”. È devoluta, invece, al giudice amministrativo la giurisdizione sulla medesima domanda, nelle materie riservate alla giurisdizione esclusiva dello stesso, di cui all’art. 133 c.p.a. (come quella dell’edilizia e dell’urbanistica, ricorrente nel caso di specie).
- (commento di) Guido Greco, Affidamento incolpevole: parziale overruling della Cassazione (Giurispr. it. 4/2026, 894-901)
sulla dicatio ad patriam:
- Cass. 2^, 9.1.26 n. 492 (Giurispr. it. 4/2026, 770-2): In tema di acquisto delle servitù di uso pubblico, la dicatio ad patriam, quale atto di messa a disposizione stabile e continua di una cosa propria in favore di una collettività indeterminata, può realizzarsi con un’inequivoca manifestazione iniziale di volontà del proprietario (c.d. dicatio propria) o con la mera assenza di una sua reazione all’esercizio dell’uso pubblico (c.d. dicatioimpropria), cosicché solo nella dicatio impropria è necessario il protrarsi ultraventennale del pacifico possesso da parte della collettività perché sia costituita la servitù.
in materia di scuola (carta del docente):
- Corte giust. Ue 5^, 29.1.26, causa C-654/24, M.M. contro Ministero dell’Istruzione e del Merito (Giurispr. it. 4/2026, 782-784, annotata da Alessandra Salvatore): La clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (Dir. 1999/70/Ce), letta alla luce dell’art. 47 della Carta, non osta a una giurisprudenza nazionale che, in caso di docenti assunti a termine indebitamente privati del beneficio della carta elettronica a causa dell’applicazione di una normativa nazionale contraria al diritto UE, subordina la concessione di tale beneficio alla permanenza del docente nel sistema scolastico e, in caso di cessazione dal servizio, prevede solo un rimedio di natura risarcitoria, sottoposto a oneri probatori specifici, purché l’insieme di tali condizioni si applichi anche ai docenti assunti a tempo indeterminato che chiedono la concessione a posteriori della medesima carta e inoltre le modalità procedurali che disciplinano l’esercizio di detto diritto al risarcimento rispettino i principi di equivalenza e di effettività (par. 69). [Secondo l’A. della nota ricorrono, nel caso di specie, le condizioni affinché il Tribunale adito si discosti dall’orientamento della Cassazione, nella parte in cui esso limita i rimedi esperibili dai soli docenti a termine, ponendosi così in contrasto con quanto affermato dalla Corte di giustizia].
in materia antitrust (durata del procedimento):
- Corte giut. Ue 10^, 15.1.26, causa C-588/24, Imballaggi Piemontesi Srl c/ AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato) (Giurispr. it. 4/2026, 784-786, annotata da Alessandra Salvatore): L’art. 101 TFUE, letto alla luce del principio generale del diritto ad un buon andamento dell’amministrazione, dell’art. 47 della Carta e del principio di effettività, non osta ad una normativa nazionale che, nell’ambito di un procedimento diretto all’accertamento di una pratica anticoncorrenziale, non qualifichi espressamente come perentorio il termine di conclusione della fase istruttoria di suddetto procedimento, fissato dall’autorità nazionale garante della concorrenza nella comunicazione degli addebiti. Di conseguenza, l’autorità procedente può differire unilateralmente tale termine, con atti motivati sottoposti a controllo giurisdizionale, al sopravvenire di circostanze che determinino un ampliamento dell’oggetto di detto procedimento o del numero delle imprese in esso coinvolte, a condizione che un siffatto differimento non abbia come conseguenza un superamento del termine ragionevole entro il quale tale fase istruttoria deve essere conclusa (par. 80).
in materia di Authority (contributo di finanziamento):
- Cons. Stato VI 28.1.26 n. 714 (ord.za), pres. De Felice, est. Ponte, Netflx International BV /Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Giurispr. it. 4/2026, 777-8): Va rimessa alla Corte di giustizia UE la questione se sia compatibile col diritto dell’Unione (e, in particolare, con la direttiva copyright del 2019) una normativa nazionale di recepimento la quale, pur nel silenzio sul punto da parte della fonte unionale di riferimento, introduca a carico dei prestatori di servizi nella società dell’informazione uno specifico contributo finalizzato al finanziamento dell’Autorità amministrativa deputata alla vigilanza del settore.
in tema di appalti (avvalimento):
- Antonino Ripepi (a cura di), L’avvalimento nella più recente giurisprudenza (Giurispr. it. 4/2026, 943-948). Rassegna di giurisprudenza
in tema di appalti (requisiti di qualificazione):
- Cons. Stato V 5.1.26 n. 57, pres. Caringella, est. Perotti (Giurispr. it. 4/2026, 781-2): La previsione di cui all’art. 68, 11° comma del Codice dei contratti pubblici (DLg 36/2023), il quale stabilisce l’obbligo della necessaria coincidenza fra i requisiti di qualificazione posseduti dal singolo partecipante e la quota di esecuzione allo stesso assegnata per il caso di partecipazione in forma di RTI a gare di appalto di lavori, non si estende anche all’ipotesi di partecipazione a gare di appalto per l’acquisizione di servizi o forniture.
in tema di appalti (rito super accelerato e oscuramento):
- Cons. Stato V 1.12.25 n. 9454, pres. est. Caringellla (Giurispr. it. 4/2026, 901 s.m.): Il termine breve di dieci giorni di cui all’art. 36, 4° comma, DLg 36/2023 non decorre immediatamente dalla comunicazione dell’aggiudicazione se quest’ultima avviene senza la contestuale e chiara pubblicazione della documentazione di gara e delle decisioni di oscuramento. In tal caso, il termine per impugnare le decisioni di oscuramento decorre dalla successiva comunicazione delle limitazioni di accesso.
- (nota di) Matteo Valente, Il rito “super-accelerato”: Cons. di Stato, Sez. V, 1o dicembre 2025, n. 9454 (Giurispr. it. 4/2026, 901-3)
in tema di appalti (global service e appalto integrato):
- Cons. Stato V, 30.9.25 n. 7613, pres. Caringella, est. Rovelli (Giurispr. it. 4/2026, 904 s.m.): Il contratto di global service, che consiste in prestazioni eterogenee di servizi, lavori e forniture, integrate funzionalmente per conseguire un determinato risultato amministrativo, è del tutto diverso dall’appalto integrato che ha per oggetto la sola progettazione esecutiva di un intervento e l’esecuzione dei lavori corrispondenti. Di conseguenza, in caso di global service non è possibile soddisfare i requisiti richiesti per la progettazione ricorrendo alla figura del progettista indicato, come invece previsto per l’appalto integrato.
- (commento di) Stefano Colombari, Il global service e l’appalto integrato: contratti diversi e discipline incompatibili (Giurispr. it. 4/2026, 904-9)
in tema di concorso (limite di età):
- Cons. Stato IV 19.1.26, n. 397, pres. Carbone, est. Gambato Spisani (Giurispr. it. 4/2026, 779-780): E' illegittimo per violazione delle pertinenti disposizioni del diritto UE il DM 103/2018 del Ministero dell’interno che fissa il limite massimo di 30 anni per la partecipazione al concorso per l’accesso ai ruoli di Commissario di P.S. In particolare, tale limite di età risulta discriminatorio ai sensi della Dir. 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro in quanto non proporzionato (e quindi, non ragionevole) in considerazione delle caratteristiche oggettive delle mansioni da svolgere e delle caratteristiche soggettive a tal fine necessarie.
in materia edilizia (termini di acquisizione manufatto abusivo):
- Cons. Stato II 26.1.26 n. 656 (ord.za), pres. Taormina, est. Basilico (Centro Culturale Islamico Daris Salaam / Comune di Monfalcone) (Giurispr. it. 4/2026, 778-9): Va rimessa all’Adunanza Plenaria la questione relativa all’individuazione del termine a quo per il decorso del termine di 90 giorni (decorso il quale, a fronte di abusi edilizi oggetto di ordine di ripristino che non sia stato nel frattempo eseguito, il manufatto viene acquisito di diritto al patrimonio comunale), laddove l’ordine comunale di ripristino sia stato nel frattempo sospeso, per un qualche tempo, dal giudice amministrativo.
sulla tutela dei consumatori (clausole abusive e giudicato):
- CG Ue 4^, 18.12.25, C-320/24 (Giurispr. it. 4/2026, 823 s.m.): L’art. 6, par. 1, e l’art. 7, par. 1, Dir. 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letti alla luce del principio di effettività e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ostano a una normativa nazionale in virtù della quale l’applicazione del principio dell’autorità di cosa giudicata non consente al giudice nazionale, adito in un giudizio di rinvio a seguito di cassazione, di esaminare d’ufficio la nullità di una clausola contrattuale asseritamente abusiva qualora, da un lato, il motivo vertente sul carattere abusivo di tale clausola non sia stato invocato dal consumatore nel corso delle fasi precedenti del procedimento giurisdizionale e, dall’altro, la nullità di una siffatta clausola non sia stata rilevata d’ufficio dagli organi giurisdizionali nazionali nell’ambito del procedimento che ha dato luogo alla sentenza di cassazione.
- Cass. 2^, 26.4.24 n. 11174 (Giurispr. it. 4/2026, 824 T): Va rimessa alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi dell’art. 267 Tfue, la questione se l’art. 6, par. 1, e l’art. 7, par. 1, Dir. 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, e l’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea debbano essere interpretati: (a) nel senso che ostino all’applicazione dei principi del procedimento giurisdizionale nazionale, in forza dei quali le questioni pregiudiziali, anche in ordine alla nullità del contratto, che non siano state dedotte o rilevate in sede di legittimità, e che siano logicamente incompatibili con la natura del dispositivo cassatorio, non possono essere esaminate nel procedimento di rinvio, né nel corso del controllo di legittimità a cui le parti sottopongono la sentenza del giudice di rinvio; (b) anche alla luce della considerazione circa la completa passività imputabile ai consumatori, qualora non abbiano mai contestato la nullità/inefficacia delle clausole abusive, se non con il ricorso per cassazione all’esito del giudizio di rinvio; (c) e ciò con particolare riferimento alla rilevazione della natura abusiva di una clausola penale manifestamente eccessiva, di cui sia stata disposta, in sede di legittimità, la rimodulazione della riduzione secondo criteri adeguati (quantum), anche in ragione del mancato rilievo della natura abusiva della clausola a cura dei consumatori (an), se non all’esito della pronuncia adottata in sede di rinvio.
- (commento di) Maria Teresa Latella, Recenti interventi della Corte giust. UE (anche) a tutela del consumatore e adattamento nell’interpretazione giudiziale (Giurispr. it. 4/2026, 824 T). La Corte di Giustizia “rivede” il giudicato implicito sul principio di diritto enunciato dalla Cassazione. Categorie del processo civile versus diritto sovranazionale.
in tema di ne bis in idem:
- Cedu 1^, 5.2.26, ric. 34324/15 e 65192/16, F. e B. c/ Italia (Giurispr. it. 4/2026, 787-789, annotata da Michele Savio): Sebbene la Convenzione non vieti, in linea di principio, la combinazione di una misura riparatoria e di una misura punitiva (v. decisione 13.5.2014, ric. 20148/09 R. c/ Italia, par. 36 e 46) la mancata valutazione dell’effetto combinato tra confisca e condanna risarcitoria comporta un’ingerenza sproporzionata nel diritto al rispetto dei beni dei ricorrenti, in violazione dell’art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione. [La Corte era chiamata a stabilire se il cumulo tra confisca dei proventi di reato disposta in sede penale e condanna al risarcimento del danno erariale pronunciata dalla Corte dei conti per i medesimi fatti integri un’ingerenza sproporzionata nel diritto al rispetto dei beni, qualora l’effetto combinato delle due misure comporti per il condannato un sacrificio patrimoniale eccedente rispetto al danno effettivamente arrecato all’Amministrazione].
sulla responsabilità da reato degli enti collettivi:
DLg 8.6.2001 n. 231 (GU 19.6.01 n. 140, in vigore dal 4 luglio 2001, Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300.
- Francesco Palazzo, Lucia Risicato e Vincenzo Mongillo (a cura di), Bilancio e prospettive di riforma del D.Lgs. 231/2001 a venticinque anni dalla sua introduzione (profili sostanziali) (949-1006)
- Il cantiere aperto della riforma del D.Lgs. n. 231/2001: un’introduzione, di Vincenzo Mongillo (949)
- Le ragioni della proposta di riforma del D.Lgs. n. 231 e la valorizzazione del modello post factum “proattivo”, Giorgio Fidelbo (951)
- La colpa di organizzazione quale perno della responsabilità dell’ente, Carlo Piergallini (954)
- La responsabilità dell’ente da reato colposo: problemi e prospettive, Salvatore Dovere (961)
- Le sanzioni all’ente collettivo tra prevenzione e riparazione: prospettive di riforma, Vincenzo Mongillo (967)
- I reati-presupposto della responsabilità dell’ente: stato dell’arte ed esigenze di razionalizzazione, Antonio Gullo e Rossella Sabia (976)
- Il piccolo ente come soggetto punibile: ne bis in idem e proporzionalità, Andrea Francesco Tripodi (987)
- La punibilità dell’ente e i suoi dilemmi, Emanuele La Rosa (995)
c.s.
- Quando lo Stato può tutto, nessuno è davvero libero (Milton Friedman)
- Peggio della società iper-consumistica c'è solo lo Stato etico (Luigi Mascheroni, sul divieto di pubblicità di carne e auto a benzina negli spazi pubblici ad Amsterdam)