Spigolature 43. Una pausa tutta filosofica: l'uomo antiquato di Gunther Anders

Sergio Conti • 15 settembre 2026

“Abbiamo rinunciato a considerare noi stessi come i soggetti della storia, e al nostro posto abbiamo collocato altri soggetti della storia, anzi un altro soggetto: la tecnica.[…]. Dal suo corso, infatti, e dal suo impiego, dipende l’essere o non essere dell’umanità".


In questo numero di Spigolature vorrei soffermarmi sul pensiero di un filosofo, che mi pare - nonostante si collochi tutto all'interno del XX secolo - ha dimostrato una chiaroveggenza eccezionale nell'individuare assai precocemente alcuni fenomeni – e soprattutto le cause degli stessi – che hanno dominato l'ultimo cinquantennio e soprattutto pongono le basi per capire le problematiche della più recente rivoluzione tecnica e culturale che stiamo vivendo: l'avvento dell'Intelligenza artificiale.

Parlo di Gunther Anders e, in ispecie, del suo testo “L'uomo è antiquato”.

Composto di due distinti volumi: il primo, uscito nel 1956, recante il sottotitolo, “Considerazioni sull'anima nell'epoca della seconda rivoluzione industriale”; il secondo, edito nel 1982, recante il sottotitolo Sulla distruzione della vita nell'epoca della terza rivoluzione industriale”.

Il contenuto dei due tesi è così riassunto in quarta di copertina:


Vol. 1) “In questo libro del 1956, Günther Anders muove dalla diagnosi della "vergogna prometeica", cioè dalla diagnosi della subalternità dell'uomo, novello Prometeo, al mondo delle macchine da lui stesso create, per affrontare il tremendo paradosso cui la bomba atomica ha posto di fronte l'umanità, costringendola fra angoscia e soggezione. La vergogna prometeica è legata anche a un senso di "dislivello", di non sincronicità, tra l'uomo e i suoi prodotti meccanici che, sempre più nuovi ed efficienti, lo oltrepassano, facendo sì che egli si senta "antiquato". Oltre che perfetta la macchina è ripetibile, standardizzata, riproducibile in esemplari sempre identici; quindi possiede una specie di eternità che all'individuo umano è negata. Di qui, una rivalità, una impari gara dell'uomo, una inversione dei mezzi con i fini, di cui Anders analizza con grande anticipazione tutta la portata. In particolare, là dove tratta delle tecniche di persuasione, soprattutto televisive e radiofoniche, che ci assediano con immagini-fantasma, irreali, di fronte alle quali l'individuo diventa passivo, maniaco, incapace di pensare e comportarsi liberamente”.


Vol. 2) Se la prima rivoluzione industriale è consistita nell'introduzione del macchinismo, se la seconda si riferisce alla produzione dei bisogni, la terza rivoluzione industriale è per Anders quella che produce l'alterazione irreversibile dell'ambiente e compromette la sopravvivenza stessa dell'umanità. In un mondo in cui la macchina è diventata soggetto della storia, l'uomo risulta superato, "antiquato", appunto. In venticinque saggi su temi che vanno da L'apparenza a Il male, passando per La massa, Il lavoro, Le macchine, L'individuo, Le ideologie, Il conformismo, Il privato, La morte, La realtà, La libertà, La storia, La fantasia, Lo spazio e il tempo, Anders pratica un filosofare senza sistema precostituito. Eppure la sua "filosofia di occasione" o, come pure egli dice, en plein air, ha saputo cogliere per tempo i prodromi della trasformazione che sarà detta impropriamente postmoderna e che per Anders altro non è che il frutto della riduzione di tutto, del mondo e dell'uomo, a "materia prima" indefinitamente manipolata da una tecnica sfuggita a ogni controllo.


Sulla vita e le opere dell'autore si vede la relativa voce su Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Günther_Anders).

Sono famose, inoltre, le sue prese di posizione sulla bomba atomica (Essere o non essere e La coscienza al bando entrambi Einaudi, 1961 e 1962), sulla guerra del Vietnam (fece parte del tribunale Russell contro i crimini di guerra) e su Černobyl. Disponibili in traduzione italiana anche: Opinioni di un eretico (Teoria, 1991); Patologia della libertà (Palomar, 1994); Noi, figli di Eichmann (La Giuntina, 1995), Stato di necessità e legittima difesa (Cultura della pace, 1997), Saggi sull’esilio americano (Palomar, 2003) e Amare.Ieri. Annotazioni sulla storia della sensibilità (Bollati Boringhieri, 2004).


Norberto Bobbio nel presentare Essere o non essere: diario di Hiroshima e Nagasaki ha scritto:

"Lo scopo dell'autore è più quello di scuotere gli indifferenti, di incitare i dubbiosi, di rendere perpetuamente inquieti gli ottimisti di professione e vigilanti i già convinti, che non quello di suggerire soluzioni immediate e indiscutibili. Da una pagina autobiografica del libro si apprende che, quando l'autore ebbe acquistato coscienza che è in gioco, oggi, 'la conservazione del tutto', il suo pensiero dominante diventò quello di suscitare questa coscienza anche negli altri, a costo di apparire agli occhi di qualche vecchio amico un 'fissato'. A chi gli rimprovera di aver abbandonato la versatilità di un tempo, di voler viaggiare ormai su di un binario unico, risponde: 'Ma a che serve questa versatilità, quando siete tutti sul treno che corre difilato sul suo binario unico verso la catastrofe?'" (Dal sito filosofico.net )


Sulla filosofia di Anders si vedano, reperibili sul Web:


A) Micaela Latini “L’ANTROPOLOGIA ERETICA DI GÜNTHER ANDERS

Contingenza dell’umano ed eclissi del senso”, rinvenibile online all'indirizzo:

https://romatrepress.uniroma3.it/wp-content/uploads/2020/01/L%E2%80%99antropologia-eretica-di-G%C3%BCnther-Anders.-Contingenza-dell%E2%80%99umano-ed-eclissi-del-senso.pdf ).

B) Pietro Regazzoni “Gunther Anders e il mondo senza uomo” in Frammentirivista, reperibile all'indirizzo: https://www.frammentirivista.it/gunther-anders-mondo-senza-uomo/ ;

C) Carpergna “La profezia del filosofo Günther Anders” (indirizzo: https://www.quotidianpost.it/la-profezia-del-filosofo-gunther-anders/ );

D) la voce Anders a cura di cura di Simone Tunesi sul sito Filosofico.net (rinvenibile all'indirizzo

 https://www.filosofico.net/andersstern.htm ).