Spigolature 41. Il teorema di Böckenförde e la crisi dello Stato liberale

Sergio Conti • 22 maggio 2026

«Lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che esso stesso non è in grado di garantire» (la citazione è dal saggio La nascita dello Stato come processo di secolarizzazione del 1964)

 

In questo numero segnaliamo un interessante articolo del costituzionalista Prof. Daniele Trabucco: “L’antigiusnaturalismo nel pensiero filosofico-giuridico di Ernst-Wolfgang Böckenförde”, che è stato pubblicato sulla rivista Archivio giuridico Serafini vol. IV, n. 2 2025, pp. 1190-1206 (la rivista è dotata anche di un supplemento online e il saggio è rinvenibile all'indirizzo : https://www.archiviogiuridiconline.it/wp-content/uploads/2026/01/Agonline2_2025.pdf )


Il prof. Trabucco, che è uno studioso di ferma posizione giusnaturalista, analizza criticamente – come evidenzia l'abstract - il celebre teorema di Ernst-Wolfgang Böckenförde, secondo cui lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che esso stesso non è in grado di garantire. La riflessione mette in luce l’aporia di uno Stato che, proclamandosi neutrale, dipende da risorse etiche e culturali esterne, senza poterle normativamente produrre né riconoscere. In particolare, il contributo approfondisce le contraddizioni interne della neutralità etico-politica, con un confronto con il dibattito costituzionalistico italiano sulla teoria dei ‘principi supremi’ e dei controlimiti. In conclusione, si evidenzia l’incompatibilità strutturale della prospettiva böckenfördiana con l’ordine naturale, sottolineando la necessità di un recupero del giusnaturalismo classico come fondamento stabile della convivenza politica .

Rinviando alla completa lettura dell'articolo, come di consueto, si riporta uno stralcio che ricostruisce il fondamento del pensiero di Böckenförde, in contrapposizione sia al giurisdizionalismo sia alla modernità illuministica, come rappresentata conclusivamente da Habermas nella sua concezione di “democrazia procedurale” per la quale la razionalità procedurale è capace di sostituire integralmente la trascendenza del diritto naturale.


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egli si muove nell’alveo di una tradizione giuridica segnata dalla crisi di fondamento seguita al crollo del nazionalsocialismo e alla ricostruzione della Repubblica Federale. La sua opera si nutre di un dialogo costante con due poli teorici decisivi: da un lato la lezione di Carl Schmitt [3], che gli trasmette la consapevolezza del nesso intrinseco tra decisione politica e ordinamento giuridico, dall’altro l’orizzonte costituzionale della Grundgesetz del 1949 [4], che egli assume come punto di riferimento vincolante. Ne nasce una riflessione che si colloca in una dimensione filosofico-politica più che meramente giuridica: il diritto costituzionale diventa, in Böckenförde, luogo teoretico in cui si esprime la condizione stessa della modernità, ovvero la secolarizzazione come cifra del politico, inteso come ambito e processo di riconoscimento consapevole di un soggetto collettivo, ed in questo è forte l’influsso di Mortati sulla ricerca delle forze unificatrici [5], capace di dare forma giuridica liberal democratica ai propri contenuti dinamici aggregativi [6]. Il celebre enunciato del 1964 – «Lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che esso stesso non è in grado di garantire» [7] – non è, in tale prospettiva, una formula contingente, bensì la sintesi di un’intera filosofia politica del moderno. Lo Stato costituzionale, inteso come ordinamento giuridico neutrale e pluralistico, non produce da sé le energie normative che ne rendono possibile l’esistenza. Esso necessita di un ethos pre-politico, di virtù civiche, di motivazioni etiche e culturali che non sono il risultato delle sue procedure, ma che provengono dalla società, dalla religione, dalla tradizione, dall’ethos collettivo sedimentato nella storia. Il cuore del teorema consiste dunque nel riconoscimento di una dipendenza originaria: lo Stato moderno vive di ciò che lo precede e lo tra scende, e che nondimeno è indispensabile al suo funzionamento. La secolarizzazione, lungi dall’essere un processo marginale, costituisce per Böckenförde la forma storica irreversibile del politico: il diritto pubblico moderno non può più assumere fondamenti religiosi o metafisici come principio costitutivo, limitandosi a garantire la libertà entro un quadro pluralistico, pur sapendo di non poter generare i presupposti normativi che la rendono stabile 8. limitandosi a garantire la libertà entro un quadro pluralistico, pur sapendo di non poter generare i presupposti normativi che la rendono stabile [8].

In questo punto nevralgico, il pensiero di Böckenförde si differenzia da altre grandi elaborazioni coeve, e in particola re da quella di Jürgen Habermas. Quest’ultimo, soprattutto a partire da Faktizität und Geltung del 1992, sviluppa una concezione procedurale della legittimità, in cui il diritto trae la propria forza vincolante non da presupposti etici sostantivi, ma dalla capacità inclusiva di un discorso razionale che coinvolge tutti i cittadini come soggetti deliberanti [9]. Per Habermas, la democrazia procedurale può produrre essa stessa, attraverso il processo comunicativo [10], il fondamento della propria validità: il consenso raggiunto discorsivamente diventa criterio sufficiente di legittimità. Böckenförde, al contrario, non confida in questa autosufficienza del processo democratico [11]. Il suo teorema, infatti, afferma che lo Stato liberale non può vivere esclusivamente delle proprie procedure, perché esse non sono in grado di generare l’ethos di cui la comunità po litica ha bisogno. Mentre, però, Habermas radicalizza l’istanza immanentistica, facendo del discorso il luogo di autolegittimazione del diritto, Böckenförde introduce una dimensione di dipendenza eteronoma: la convivenza politica ha bisogno di risorse normative che non provengono dal processo democratico, ma che lo precedono e lo rendono possibile. Il confronto tra le due prospettive rivela due modi opposti di intendere la relazione tra diritto e fondamento. Habermas rappresenta la linea di continuità della modernità illuministica, per la quale la razionalità procedurale è capace di sostituire integralmente la trascendenza del diritto naturale [12]; Böckenförde, pur muovendosi anch’egli entro la cornice secolarizzata [13], conserva la coscienza di una insufficienza strutturale. Egli non riduce il diritto al solo processo, ma riconosce che la validità dell’ordinamento rimane sospesa su presupposti che non possono essere generati istituzionalmente. Se Habermas incarna il tentativo di fondare la normatività nel discorso immanente, Böckenförde si limita a constatare che lo Stato secolare [14] non può che vivere di risorse pre-politiche che non gli appartengono, senza che vi sia possibilità di ricomporre tale frattura [15]. Ne risulta un pensiero che, lungi dal proporre un recupero dell’ordine giusnaturalistico classico, si configura come filosofia politica della secolarizzazione. Il teorema böckenfördiano, infatti, non mira a reintegrare nello Stato fondamenti trascendenti, ma a riconoscere la condizione di ‘debolezza costitutiva’ dell’ordinamento liberale: esso dipende da presupposti che non produce e deve, tuttavia, vivere di essi.

Questa condizione viene assunta come tratto universale della modernità politica, in cui lo Stato non può più legittimarsi mediante un riferimento a verità sostantive, ma deve affidarsi al fragile equilibrio tra procedure giuridiche e risorse etiche provenienti dalla società. Nella consapevolezza di questa fragilità si condensa la cifra più profonda del pensiero di Böckenförde: un pensiero che illumina la tensione tra libertà e fondamento, tra neutralità ed ethos, tra secolarizzazione e necessità di valori, inscrivendo nella forma stessa dello Stato costituzionale il segno indelebile della sua incompiutezza.

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NOTE


3 Cfr. C. Schmitt, La condizione storico-spirituale dell’odierno parlamentarismo, Torino, 2004, pp. 31-116.

4 Per un inquadramento del clima politico e della riflessione giuridica sottesa alla Costituzione tedesca del 1949, con particolare riferimento alla dimensione personalistica ed ai diritti, si rinvia a E. Caterina, Alle origini del personalismo della Legge fondamentale: un viaggio nei dibattiti costituenti te deschi del dopoguerra (1946-1949), in Dir. pubbl., 2021, 2, pp. 485-527.

5 Cfr. P. Ridola, Costantino Mortati, la «Costituzione in senso materiale», la Costituzione repubblicana. Spunti di riflessione, in Nomos. Le attualità del diritto, 2023, 3, pp. 1-10.

6 Cfr. G. Preterossi, Prefazione, in E.W. Böckenförde, Diritto e secolarizzazione. Dallo Stato moderno all’Europa unita, a cura di G. Preterossi, Bari, 2007, p. XII.

7 Il saggio del 1964 dal titolo La nascita dello Stato come processo di seco larizzazione è poi confluito in E.W. Böckenförde, Staat, Gesellschaft, Freiheit. Studien zur Staatstheorie und zum Verfassungsrecht, Frankfurt am Main, 1976.

8 Si rinvia al corposo saggio di A. Cavaliere, Le ragioni della secolarizza zione. Böckenförde tra diritto e teologia politica, Torino, 2016.

9 In merito è interessante il contributo di A. Floridia, Le basi della demo crazia: procedurali, non morali. Alcune note di lettura su Habermas, in www. centroeinaudi.it, 2017, 220, pp. 1-24.

10 Cfr. J. Ratzinger, J. Habermas, Etica, religione e Stato liberale, Brescia, 2004, pp. 21-40.

11 Sul punto M. Borghesi, I presupposti non politici della democrazia. Böckenförde e Habermas, in La sostenibilità della democrazia nel XXI secolo, a cura di A. Simoncini, M. Cartabia, Bologna, 2010.

12 Cfr. V. Baldini, Fondamenti prepolitici dello stato costituzionale di di ritto nell’esperienza della società multiculturale e multireligiosa? Rileggendo a oltre un decennio di distanza il dibattito tra Jürgen Habermas e Joseph Ratzinger, in Dirittifondamentali.it, 2018, 2, pp. 1-18.

13 Cfr. E.W. Böckenförde, L’importanza della separazione fra Stato e società nello Stato sociale democratico di oggi, in E.W. Böckenförde, op. cit., pp. 82-114.

14 Per una analisi della traduzione del concetto di secolarizzazione negli ordinamenti statali e con riferimento a quello italiano P.G. Grasso, Costituzione e secolarizzazione, Padova, 2002, pp. 19-53.

15 Cfr. A. Lattarulo, Stato e religione. Gli approdi della secolarizzazione in Böckenförde e Habermas, Bari, 2009.